Se le Riforme Sono Queste, Io Voto NO!

Di Marco Tizzi , il 30 ottobre 2016

Se le Riforme Sono Queste, Io Voto NO!


nni ho deciso di rimettermi in coda alle urne per utilizzare l’immenso potere che lo Stato mi concede grazie al mio costosissimo status di cittadino italiano: il 4 dicembre andrò a votare per il referendum costituzionale. Devo informarmi bene come si fa perché in tutta sincerità non ne ho idea, ma ho deciso di andare a votare e voterò NO.


Però, prima di spiegare le umilissime ragioni che portano un anarchico come il sottoscritto ad utilizzare il proprio preziosissimo tempo per partecipare a questo rituale “democratico”, è doverosa una corposa e sostanziale


PREMESSA

Voglio innanzitutto premettere di essermi dovuto tappare il naso e comunque di resistere a fatica ai conati di vomito al solo pensiero di trovarmi dallo stesso lato della barricata di soggetti orripilanti quali D’Alema Massimo, Zagrebelsky Gustavo, Grillo Beppe e il Movimento 5 StAlle tutto, Salvini Matteo, Brunetta Renato, Berlusconi Silvio e compagnia cantante (almeno cantassero…) per i quali nutro un profondo, persistente e costante disprezzo. Ma che volete, se anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno, quando la scelta è una su tre può capitare anche di trovarsi dalla stessa parte di gente che ti fa schifo.


Premetto anche che non me ne frega assolutamente nulla di “far cadere” il governo dell’altrettanto disprezzato Renzi Matteo. Innanzitutto perché non vedo un motivo razionale per cui in caso di sconfitta del sì tale governo debba dimettersi e poi perché se anche ciò accadesse non vedo all’orizzonte nessun Messia che possa salvare l’espressione geografica denominata Italia, militarmente occupata dall’organizzazione (criminale) che porta il nome di Repubblica Italiana. Ritengo infatti che per salvarsi occorrerebbero:


–    meno tasse (possibilmente zero);
–    meno spesa dello Stato (possibilmente zero);
–    meno leggi (poche decine, chiare e sintetiche);
–    meno dipendenti statali (possibilmente zero);
–    meno partecipazioni dello Stato nelle aziende (possibilmente zero)


insomma, per sintetizzare in due parole: MENO STATO.


Ma nessuna formazione politica porta avanti queste istanze, in Italia e devo dire praticamente in tutto il resto del mondo (le eccezioni sono sempre interessanti, ma irrilevanti per il risultato), banalmente perché chi si mette a far politica lo fa per aumentare il proprio potere sugli altri, non certo per diminuirlo.


Quindi qui si tratta al massimo di galleggiare o affondare.


Penso che Renzi rappresenti il galleggiamento, o meglio l’affondamento lento, non certo per quello che fa, ma per le forze esterne che sostengono lui e con lui tutto lo Stato Italiano, ridotto ad un immenso elefante in un negozio di cristalli, già morto, ma mummificato e tenuto in piedi dall’esterno per paura delle conseguenze della sua caduta.


Probabilmente un governo dei Marxisti inconsapevoli (almeno D’Alema lo sbattimento di leggersi Marx l’ha fatto) del Movimento 5 StAlle significherebbe l’affondamento rapido per mancanza di sostegno esterno ed eccesso di dabbenaggine interna.


In entrambi i casi la salvezza è e resta individuale, quindi ‘sti grandissimi cazzi delle conseguenza politiche del voto referendario.


L’ultima e doverosa premessa riguarda la Costituzione Italiana: di certo non voterò NO per salvaguardare la Costituzione Italiana. La Costituzione Italiana è una merda. Uno schifo. Un guazzabuglio partorito da Comunisti e Democristiani autoproclamatisi vincitori di una guerra persa che non risponde ai tre principi cardine che una carta costituzionale dovrebbe seguire: sintesi, chiarezza e coerenza.


Per fortuna Antonino Trunfio su queste pagine compie regolarmente un certosino lavoro di critica di questa merda indegna: leggetevi i suoi post, non posso che dichiararmi d’accordo su tutti.


Andrò a votare e voterò NO al referendum costituzionale del 4 dicembre perché mi sono fatto l’immenso sbattimento di leggere la riforma e la ritengo peggiorativa rispetto al sistema attuale. MOLTO peggiorativa. Vediamo, quindi,


LE RAGIONI DEL MIO NO

Analizzare punto per punto la riforma costituzionale sarebbe un lavoro lunghissimo, noiosissimo e in fondo completamente inutile. Come già fatto notare dal nostro Ospite  il solo fatto che la riforma sia così lunga e complicata è un motivo sufficiente per un secco e deciso NO. Se però volete leggervela potete trovarla qui.


Occupiamoci invece dei due pilastri della riforma, che bastano e avanzano: l’abolizione del bicameralismo perfetto e la riforma del Senato.


Il bicameralismo perfetto è quel processo per il quale le due Camere del Parlamento devono entrambe approvare lo stesso identico testo di legge prima che questa diventi effettiva. Ogni modifica apportata al testo di una legge da una Camera deve essere approvata dall’altra. Questo processo si concretizza in un andirivieni del testo tra le due camere fino all’approvazione finale.


Tutto ciò causa rallentamenti nel processo legislativo.


La riforma si propone di modificare questo processo facendo sì che il Senato voti solo alcune leggi, mentre per altre basta il voto della sola Camera dei Deputati. In questo modo il processo legislativo sarebbe molto più veloce. Si potrebbero quindi fare molte più leggi.


Ora.


Avete per caso voi avuto anche solo per un istante nella vostra vita non dico la certezza, ma anche solo la vaga sensazione che in Italia ci siano troppe poche leggi?


Vi risulta? Vi pare sia così?


Così credete, signorina Boschi, signor Renzi?


Ma l’anima de li peggio morti vostri, in questo cazzo di paesuccio esistono decine di migliaia di leggi e regolamenti, scritte con parti del corpo destinate alla defecazione da burocrati strapagati, in ovvia, persistente e totale contraddizione l’una con l’altra, talmente tante e incasinate che lo stesso governo non riesce nemmeno non dico a farle applicare, ma addirittura a spiegarle, porca puttana, al cosiddetto “cittadino” – che è ora di chiamare col suo nome e cioè SUDDITO – e il vostro fottutissimo problema vitale e prioritario è cambiare la Costituzione perché se ne possano approvare ancora di più?


NO. Io dico NO. E ci aggiungo, moderatamente, VAFFANCULO.


Dopo questa pacata critica al primo pilastro della riforma, passiamo al secondo, spassosissimo, pilastro: la riforma del Senato. Per un po’ ve l’hanno spacciata come “abolizione” del Senato, poi si sono resi conto che la presa per il culo era davvero esagerata anche per le menti offuscate dalla tivvù, quindi sono passati al termine “riforma”.


Come si è detto in caso di vittoria del sì il Senato non voterà più alcune leggi. Ma non sparirà, giammai, bensì semplicemente non verrà più eletto, ma formato da consiglieri regionali scelti dai consigli regionali e un pochino ancora anche dal Presidente della Repubblica, forse perché altrimenti i sudditi potevano cominciare a sospettare che non servisse a un cazzo nemmeno lui. Il Nuovo Senato voterà solo alcune leggi, in particolare quelle che riguardano l’applicazione di normative Europee (che quindi, dato che notoriamente gli euroburocrati sono parchi nel partorire ulteriori leggi, saranno pochissime, vero?) e quelle di interesse locale, ma anche altre, la cui confusissima e assurda lista trovate all’articolo 10 della riforma.


In pratica si cerca di scopiazzare il disfunzionante sistema parlamentare tedesco, che però è almeno coerente perché la Germania è uno Stato FEDERALE. Invece la Repubblica Italiana non solo non è federale, ma in questa stessa riforma costituzionale si va a limitare l’autonomia delle regioni, rimodificando il titolo V, quindi da un lato si fa un parlamento più federale, dall’altro si limita il federalismo. Che senso ha? Sarcazzo.
Tutto questo macello viene giustificato con il mitologico “taglio dei costi della politica”, che quando sento la frase metto la mano alla pistola perché so già che l’inculata è in arrivo: i nuovi senatori, infatti, saranno già consiglieri regionali e percepiranno già lo stipendio per quel ruolo, quindi non percepiranno lo stipendio da senatori (ma diarie e rimborsi spese varie, statene certi, sì).


Ora.


Già parlare di riduzione dei costi del parlamento quando il parlamento stesso non solo ha dei barbieri come dipendenti, ma li paga anche quanto un dirigente di una multinazionale, è una presa per il culo, ma se vogliamo tagliare ‘sti cazzo di costi – e li vogliamo tagliare, oh se li vogliamo tagliare – non è più facile iniziare a ridurre drasticamente il numero dei parlamentari? Mettiamone, per dire, venti: dieci senatori e dieci deputati. Che così magari li conosciamo bene e sappiamo con chi prendercela per le porcate che fanno. Vogliamo tagliare ancora? Diciamo che questi 20 non prendono nessun stipendio e vivono solo di donazioni e finito il cinema. Sono i “rappresentanti del popolo”? Il “popolo” sarà ben contento di donare qualche centesimo ai propri rappresentanti, no? NO? E se NO, porca puttana, è giusto che muoiano di fame!


Però una volta che abbiamo con questa abile mossa ridotto a zero i “costi della politica” smettiamo per favore di parlarne e andiamo a vedere le altre centinaia di miliardi che vengono buttati nel cesso, perché in questo paesuccio lo Stato spende ottocento e dico OTTOCENTO miliardi l’anno di spesa pubblica, che è un numero che si scrive così 800 000 000 000,00 € e ho come qualche sospetto che sia un tantinino esagerato. Forse possiamo fare di meglio. Una limaturina. Che dite, eh? Un’accorciatina, una spuntatina. Chiediamo ai barbieri della Camera come fare, con tutti i soldi che prendono saranno sicuramente i migliori del mondo in materia.


Quindi anche a questa, diciamocelo, cagata pazzesca di riforma del Senato io dico, moderatamente come sempre, NO.

E tanto basta.


Il resto della riforma è secondario. Ha anche qualcosa di positivo, ma sono dettagli irrilevanti rispetto ai pilastri. Avrebbero potuto farci votare articolo per articolo, ma sono voluti andare all-in e adesso, per quanto mi riguarda, il loro sette rosso con due nero possono infilarselo dritto nel culo.


Vorrei tanto chiudere qui questo post già troppo lungo, ma sento nelle orecchie il ronzio del piddino medio, che dice la ricorrente frase da radical chic in champagnino e hogan “eh, ma se ragionassero tutti così non si farebbe più niente”. Frase che mi fa infuriare come un diavolo della Tasmania in overdose di speed.


Facendo notare al piddino medio che meno lo Stato fa e meglio si sta, dato che proprio volete fare, vi farò


ALCUNE PROPOSTE DI RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

Innanzitutto una buona, sana ed efficace riforma della costituzione dovrebbe iniziare con la totale abrogazione della Costituzione attuale: la prendiamo, la stampiamo in un rotolo di carta igienica (probabilmente ne servirà uno maxi) e la usiamo per pulirci il culo.


Poi iniziamo a mettere un po’ di limiti: mettiamo un limite alle dimensioni della costituzione stessa (per esempio una cartella editoriale), un limite alle dimensioni del codice civile, un limite alle dimensioni del codice penale, un limite alla tassazione e un limite alla spesa.


Ci aggiungiamo quindi magari che le leggi di iniziativa popolare dal parlamento – posto che debba esistere -nemmeno ci passino e comunque che le nuove leggi, così come i trattati internazionali, debbano essere approvate tutte e solo da un referendum, con un quorum molto alto (75%) e un consenso molto alto (75%). Magari diciamo anche che invece i referendum abrogativi il quorum non ce l’hanno e basta una maggioranza semplice. E potremmo anche dire che se per caso i parlamentari – posto che debbano esistere – si azzardano a proporre una legge che è già stata abrogata da un referendum, questi vengono impiccati oppure impalati di fronte al parlamento e i loro cadaveri lasciati lì per qualche mese come incentivo per i colleghi a fare di meglio. Tipo: hai proposto una legge elettorale proporzionale dopo che ci siamo sbattuti per anni per abrogarla e alla fine ci siamo riusciti? ZAC! Impalato e resti lì con la faccia da pirla a salutare i tuoi ex colleghi la mattina.


Condiamo infine il tutto con la possibilità di ogni comunità di rendersi libera e indipendente e abbiamo pronta la nostra nuova costituzione fresca fresca da servire ai cittadini.


Succederà? No, non succederà. Ma non dite che non abbiamo proposte. Non vi piacciono, lo so, ma le abbiamo.


Intanto la vostra proposta mi fa davvero cagare e quindi questa volta andrò a votare e voterò NO!



“Chiedere al potere di riformare il potere, che ingenuità.” (Giordano Bruno)


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