Il Modernismo é intrinsecamente perverso e non é lecita nessuna cooperazione con esso (I)

d. Curzio Nitoglia http://www.maurizioblondet.it/

PARTE I
Il Modernismo é intrinsecamente perverso e non é lecita nessuna cooperazione con esso



“Non si deve attaccare frontalmente il nemico, ma bisogna invischiarlo nei compromessi” ~ (Lenin)


Analogia tra comunismo e modernismo


Pio XI, nell’Enciclica Divini Redemptoris Missio del 19 marzo 1937, ha condannato il comunismo come “intrinsecamente perverso” in quanto teoreticamente materialista e ateo; conseguentemente ha proibito ogni collaborazione anche soltanto pratica con esso.


Il comunismo è innanzitutto una prassi, ma non è privo di teoria. Quindi agire assieme ai comunisti significa accettare implicitamente la loro teoresi (“cogitare sequitur esse”) cadendo, così, nella trappola tesa dal marxismo per accalappiare i cristiani ingenui, che stringono la mano tesa loro dal comunismo.


Si può applicare al comunismo l’assioma “lex orandi, lex credendi”, ossia si crede come si prega (e viceversa). In tal modo, se si agisce assieme ai comunisti si inizia a pensare come i comunisti, come chi prega assieme ai cattolici secondo la liturgia cattolica inizia a credere secondo la dottrina cattolica. È per questo motivo che la Chiesa proibisce la communicatio in sacris con gli acattolici e analogamente l’azione comune con i comunisti (cfr. CIC, 1917, can. 1325, § 3; can. 1258, § 1 e 2; S. Uffizio, 8 luglio 1927, 5 giugno 1948 e 20 dicembre 1949).


Sino agli anni Sessanta/Settanta la “mano tesa” al cattolicesimo era quella del comunismo dal “volto umano” (Gramsci, Bloch, Rodano) e molti cattolici son divenuti apostati passando al comunismo materialista e ateo asserendo: “come si fa a rifiutare una mano tesa unilateralmente da un’entità che sembrava tanto temibile, ma che si è mostrata così caritatevole?”.


Oggi, con Benedetto XVI e specialmente con Francesco I, è quella del neo-modernismo, che sembra aver abbandonato l’odio verso la Tradizione (palpabile ai tempi di Paolo VI) ed esser disposto a concederle dei diritti o almeno una tolleranza pratica. Purtroppo lo stesso ritornello che stava in bocca ai cattolici progressisti di ieri lo si ritrova in bocca ai tradizionalisti di oggi: “finalmente un modernista dal volto umano: Francesco I. Come si fa a rifiutare la sua mano tesa alla Tradizione?”.


Francesco I applica “a-teologicamente” a tutti gli indirizzi e a tutte le sensibilità cattoliche, compresi i tradizionalisti, quel che Giovanni XXIII (Enciclica Pacem in terris, 1963) e Paolo VI (Enciclica Ecclesiam suam, 1964) applicarono alla nuova prassi del marxismo “dal volto umano” nei confronti del cristianesimo: la possibilità di agire assieme per la pace nel mondo e la giustizia sociale, lasciando da parte le divergenze dottrinali, facendo caso a ciò che unisce e dimenticando ciò che divide.


La tattica del comunismo


La strategia neo-comunista della “mano tesa” – con Gramsci, Togliatti e Berlinguer – ha agguantato i cristiani ingenui, che son stati il cavallo di Troia introdotto nel Santuario ed hanno dato inizio al fenomeno dei “cristiani per il socialismo”. I cristiani ingenui hanno abboccato all’amo, basandosi sulla presunzione falsa, secondo cui ogni dottrina anche se originariamente erronea può evolvere verso il “bene”, ma non necessariamente verso il vero, il quale non ha più alcun interesse per i pragmatisti cristiani o neo-modernisti come per i marxisti.


In breve, dal campo dei princìpi dell’immanentismo kantianamente modernistico (Benedetto XVI, 2005-2013) siam passati a quello marxiano della teologia della liberazione e del primato assoluto della prassi, dell’incontro personale (Francesco I, 2013-2016). Per cui, dal 2013, non si parla più tanto di continuità con la Tradizione del Vaticano II, di piena ortodossia della Messa di Paolo VI, ma ci si incontra, si parla, si fraternizza e si finisce per pensare come si agisce poiché non si agisce più come si pensa (“agere sequitur esse”).


Purtroppo i più fragili e vulnerabili sono i cattolici fedeli poiché a differenza dei modernisti sono onesti, retti e forse anche un po’ ingenui, mentre il modernismo come il marxismo non si preoccupa del bene e del vero, della metafisica e della morale, ma solo del risultato pratico.


Non bisogna, dunque, meravigliarsi se capita ai fedeli ingenui quel che si legge nella favola di Cappuccetto rosso, il quale risponde ingenuamente al lupo (come Eva rispose ingenuamente al Serpente), che lo invita ad entrare nella sua tana: “che begli occhi che hai, – è per vederti meglio… che bella bocca che hai, – è per mangiarti meglio…”. È nella natura delle cose che il pesce grande mangi quello piccolo, che il lupo sbrani la pecora, che il cane odi il gatto, che il modernismo edulcori e trasformi pian piano, insensibilmente, il cristianesimo dal di dentro, lasciandone solo le apparenze (la bella Liturgia) senza più la sostanza (la filosofia, la teologia, l’ascetica e la mistica).


Eppure al tempo di Ario i cattolici per un solo iota (homousios / homoiusios) si son fatti scomunicare e persino martirizzare, ma oggi non si vede un Sant’Atanasio nella Gerarchia.


Nel 1945 Palmiro Togliatti (Discorso al Comitato Centrale del PCI, 12 aprile) rilanciò in grande stile l’idea leninista/gramsciana dell’incontro, nei Paesi a maggioranza cristiana, delle masse comuniste e cattoliche al di sopra dei dissidi teoretici e nelle azioni sindacali, sociali, pacifiste. Sapendo bene che il marxismo o la pura prassi non aveva nulla da perdervi, mentre il cristianesimo, in cui il primato spetta alla teoria, avrebbe perso il sale e sarebbe diventato insipido e “quando il sale diventa insipido è buono solo ad essere gettato a terra e calpestato” (Mt., V, 13).


Togliatti prospettava l’incontro tra comunisti e cattolici (come Francesco I lo prospetta tra modernisti e tradizionalisti) unicamente sul piano dell’azione, senza nessun riferimento all’ideologia (come Francesco I non fa alcun riferimento alla teologia). Togliatti disse chiaramente “se si apre un dibattito filosofico, io non ci voglio entrare”.


Lo stesso fa Francesco I. Togliatti non ha ceduto nulla della dottrina comunista come Francesco I non cede nulla della teologia ultra-modernista. L’importante è agire inizialmente assieme per giungere finalmente alla leadership del movimento marxista su quello cristiano e del modernismo pratico sul cattolicesimo romano. Per fare un esempio, quando il fiume Po si getta nel Mar Adriatico, per i primi metri si distinguono ancora le acque del Po anche se “annacquate”, ma dopo è il Mare ad annettere il fiume. Così se i tradizionalisti entrano o si gettano nella braccia del Mondialismo modernista all’inizio potranno mantenere la loro identità anche se un poco annacquata, ma poi saranno immancabilmente fagocitati dalla Globalizzazione del modernismo mondialista.


L’imprudenza, la fiducia, l’ottimismo esagerato, la presunzione di sé, l’utopismo insano hanno portato i cristiani nelle fauci del marxismo, come successe a Cappuccetto rosso, che finì in quelle del lupo. Speriamo che ciò valga da esempio per i tradizionalisti.


Antonio Gramsci nel 1920 scriveva: “In Italia, a Roma, c’è il Vaticano, c’è il Papa; lo Stato liberale ha dovuto trovare un sistema di equilibrio con la Chiesa, così lo Stato operaio dovrà trovare anch’esso un sistema di equilibrio col Vaticano”. Bergoglio dice: oggi nel Nuovo Ordine Mondiale è rimasta ancora una bella fetta di cattolici non modernisti e non globalizzati, ebbene bisogna trovare un sistema di equilibrio per fagocitarla. Per costui, come per Hegel, “l’astuzia della ragione è l’unico principio che giustifica o meno l’azione” e Bergoglio è astutissimo e molto autoritario. Attenzione a sottovalutarlo!


Nel libro intervista scritto da Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, titolato Jorge Bergoglio. Papa Francesco. Il nuovo Papa si racconta (Firenze/Milano, Editrice Salani, 2013) si legge: “L’ossessione di Bergoglio può essere riassunta in due parole: incontro e unità” (p. 7). Infatti Bergoglio si autodefinisce come il teorico “della cultura dell’incontro” (p. 107). Secondo lui occorre dare “la priorità all’incontro tra le persone, al camminare assieme. Così facendo, dopo sarà più facile abbandonare le differenze” (p. 76). Inoltre secondo Bergoglio è bene “non perdersi in vuote riflessioni teologiche” (p. 39).


Il programma proposto da Francesco I è di de-ideologizzare inizialmente, incontrarsi, costruire ponti, abbattere steccati, evitare sterili diatribe dottrinali, portando avanti il “dialogo, dialogo, dialogo…”, agire assieme per poi pensarla inavvertitamente alla stessa maniera (“cogitare sequitur esse”). Così il modernismo, che oramai ha occupato l’apice dell’ambiente cattolico ed ecclesiale, chiede ai cattolici fedeli alla Tradizione di agire uniti per vincere il materialismo, l’ateismo ed entrare a far parte della globalizzazione, del mondialismo e del Nuovo Ordine Mondiale. Alcuni cattolici fedeli in buona fede si lasciano convincere e, mediante un trasbordo ideologico inavvertito, agendo assieme ai modernisti finiscono per essere mangiati da loro, come “il pesce più piccolo è divorato da quello più grande”.


Ancora Togliatti nel discorso al Convegno di Bergamo (20 marzo 1963) disse: “Oramai anche la Chiesa [dopo Giovanni XXIII e con Paolo VI, ndr] è d’accordo che è finita l’era costantiniana, degli anatemi, delle discriminazioni religiose”.


Nelle proposta comunista e modernista del “compromesso storico” si fanno pubbliche e concrete garanzie per l’esercizio della fede dei cattolici, ma non si pensa volutamente a una domanda che sorge spontanea: “e dopo?”. Fu proprio questa la domanda che San Filippo Neri rivolse al giovane Vincenzo Zazzera, il quale gli aveva detto che voleva diventare prete per poi diventare vescovo, cardinale ed anche Papa. Allora San Filippo gli chiese: “e poi?”.


Il povero sventurato non lo ascoltò, non disse come San Filippo Neri: “Preferisco il Paradiso!”, non pensò all’eternità, ma alla carriera, divenne vescovo, ma non trovò la pace col Signore. Si scorge, quindi, la disonestà della promessa marxista/modernista e, come minimo, l’ingenuità dell’accettazione cattolica nel non pensare all’ “e poi?” terreno e ultra-terreno.


La crisi interna all’ambiente cattolico post-conciliare degli anni Sessanta/Settanta, che era favorevole alla collaborazione pratica col marxismo, è simile alla crisi che sta mostrando oggi in maniera palese il mondo cattolico anti-modernista, quando si presenta incline alla compattazione col super-modernismo.


In breve come nel Sessanta si diceva che Cristo e Marx non possono andar d’accordo, ma i cristiani e i marxisti possono trovarsi insieme a collaborare sulla conduzione della cosa pubblica; così oggi si dice modernismo e cattolicesimo sono inconciliabili, però i cattolici e i modernisti possono marciare assieme e collaborare nella conduzione della Chiesa, aiutandola a sormontare questo lungo periodo di crisi e a gettare le fondamenta del Nuovo Ordine Mondiale, in cui vi saranno un solo Tempio universale in una sola Repubblica universale.


L’importante è, come diceva Lenin, “non attaccare frontalmente il nemico, ma invischiarlo nei compromessi”.


d. Curzio Nitoglia


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