IL DEGNO CAPO PER UN CONTINENTE ALLO SBANDO

Francesco Billi per la VeritÓ DAGOSPIA.COM

VITA, OPERE E BEN POCHI MIRACOLI DI JUNCKER, IL BARBONCINO EBBRO DELLA MERKEL



«Molte volte quelli che ci osservano non capiscono quello che facciamo. Ci sono diverse ragioni per questo, ma c' è un fraintendimento di fondo: dobbiamo smetterla di parlare di Stati Uniti d' Europa. Non li avremo mai, perché i cittadini europei non li vogliono».


Parlando recentemente all' istituto Jacques Delors di Parigi, Jean-Claude Juncker ha lasciato a sua volta molte persone basite. «E l' Europa», ha continuato Juncker, «non si può costruire contro la volontà delle nazioni».


Altro che Manifesto di Ventotene, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli: per 70 anni abbiamo scherzato. Ci sarebbe quasi da ridere se non ci fosse seriamente da preoccuparsi, visto che a sostenere la tesi non è un passante qualsiasi, ma un politico di lunghissimo corso che negli ultimi decenni è sempre stato al centro dei progetti che aumentavano i poteri di Bruxelles e riducevano la sovranità dei singoli stati, e che oggi è il numero uno della Commissione ovvero dell' esecutivo dell' Europa.


INCIDENTE

Jean-Claude Juncker nasce nel 1954, a Rédange-sur-Attert, un paese lussemburghese vicino al confine col Belgio. Il padre lavorava in un' acciaieria, lui si laurea in legge a Strasburgo e sposa la francese Christiane Frising conosciuta in gioventù. Nel 1989 rischia seriamente la vita quando un incidente stradale lo manda in coma per tre settimane e lo costringe a una lunga riabilitazione che termina con un problema alla gamba sinistra che gli causa ancora perdite di equilibrio.


Poliglotta, fumatore incallito, grande intenditore di vini, la sua lista di onorificenze è una mappa dell' Europa che include anche l' Italia: Cavaliere di gran croce dell' Ordine al merito della Repubblica.


ALCOL

 Da diverso tempo si parla di presunti problemi di Juncker con l' alcol. Nel 2014 il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem lo aveva definito «un grande fumatore e bevitore», ma un episodio in particolare aveva attirato molta attenzione sulla cosa. Nel maggio 2015, durante un incontro in Lettonia, Juncker aveva accolto il primo ministro ungherese Viktor Orbán chiamandolo «dittatore», causando un po' di imbarazzo e dando l' impressione di non essere proprio lucidissimo.


In una recente intervista con il quotidiano francese Libération lui stesso ha parlato della diffusa voce secondo cui avrebbe problemi di alcolismo, smentendola categoricamente, ma lasciando qualche dubbio all' intervistatore: pranzò con un' insalata e quattro bicchieri di champagne.


QUALCOSA


Entrato in politica nel 1974 iscrivendosi alla locale filiale del partito Popolare Cristiano Sociale (Csv), il maggior partito di centrodestra del Lussemburgo, nel 1980 diventa assistente parlamentare, a 28 anni è viceministro del Lavoro, a 35 ministro delle Finanze. Da allora, eccetto i primi dieci mesi del 2014, è sempre stato qualcosa: dal 1989 al 1995 rappresenta il Lussemburgo al Fondo monetario internazionale e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.


Nel 1995 diventa primo ministro in patria e nel 2004 prende il timone l' Eurogruppo, il consiglio informale dei ministri economici Ue. Nel gennaio 2013 viene dimissionato dal l' Eurogruppo dalla Germania e nel luglio dello stesso anno è costretto, dopo quasi vent' anni, a dimettersi pure da premier del Lussemburgo per una storiaccia di spie e dossieraggio.


A fine 2014, nonostante lo scandalo LuxLeaks (centinaia di documenti che parlavano di come il suo governo avrebbe permesso a molte grandi aziende di eludere il fisco dei rispettivi paesi attraverso fittizie residenze fiscali in Lussemburgo), risorge come l' araba fenice: il 1° novembre viene nominato presidente della Commissione europea.


Juncker era il candidato del Partito Popolare, il più importante partito europeo di centrodestra, che - semplificando molto - si può definire il vincitore delle ultime elezioni (ha eletto più parlamentari di tutti, 221 su 751). Per la prima volta il presidente della Commissione viene scelto a maggioranza qualificata e non all' unanimità a causa del voto contrario del britannico David Cameron e dell' ungherese Viktor Orbán.


DETTAGLIO

A posteriori, il voto contrario della Gran Bretagna alla sua elezione diventa più di un dettaglio. Secondo quanto dichiarato da Cameron, la scelta di Juncker alla guida della Commissione europea - giudicato dall' opinione pubblica inglese troppo in continuità con il passato - ha destabilizzato così tanto il suo governo che si è trovato costretto ad accelerare sul referendum per uscire dalla Ue rispetto alla data prevista (fine 2017). Il risultato di quell' accelerazione oggi è noto sotto il nome di Brexit.


E Juncker, recepito il risultato del referendum inglese, ha alzato le barricate: «Non faremo sconti sulle regole del mercato unico e non saranno tollerati tentativi di negoziati bilaterali prima che arrivi la lettera di addio del governo britannico alla Ue». Massima intransigenza anche sul Ttip (l' accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l' Unione europea e gli Usa): «Non ci inginocchieremo davanti agli Stati Uniti».


ITALIA

«Il patto di stabilità non è stupido, come diceva un mio predecessore perché le cifre lo dimostrano: nel 2009 il deficit medio era del 6,3%, ora la media è dell' 1,9%. Ma per farlo funzionare abbiamo inserito elementi di flessibilità combattendo contro la volontà di diversi paesi e senza i quali l' Italia nel 2016 avrebbe dovuto spendere 19 miliardi di meno».


MENTIRE

Di lui l' Economist ha detto che può essere «franco in una maniera disarmante».

Il magazine online EUobserver riporta che nel corso di un dibattito nel 2011 si definì scherzosamente «a favore di dibattiti segreti e oscuri», aggiungendo però che una volta mentì ad alcuni giornalisti riguardo la sua presenza a un incontro a Parigi la settimana successiva: «Dissi che non ci sarei stato, dovevo mentire.


Sono un cristiano democratico, un cattolico, quindi quando il gioco si fa duro mi tocca mentire. La stessa cosa si applica alla politica economica e monetaria dell' Unione, al cui riguardo sono molto serio. Se in qualche modo anticipi decisioni comuni, aumenti le speculazioni sui mercati finanziari».


TAVOLO

Nel 1999, intervistato da Der Spiegel spiegò: «Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno».


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