Trump sulla guerra: 'No first strike'. La Botteri non se n'è accorta.

Di Maurizio Blondet , il 2 ottobre 2016

Trump sulla guerra: “No first strike”. La Botteri non se n’è accorta.


“First Strike”, letteralmente “Primo Colpo”, è la dottrina secondo cui la superpotenza americana   è  in grado (o deve mettersi in  grado) di sferrare un bombardamento  atomico   per prima, con tale sovrabbondanza distruttiva da distruggere le capacità  del nemico    di ritorsione  nucleare”, e dunque “sferrare e vincere una guerra atomica”.


Donald Trump ha detto che, se viene eletto presidente, s’impegnerà a non usare per primo l’atomica nei conflitti. “Certamente non farò il First Strike”,  ha detto: “Una volta che l’ alternativa nucleare entra in gioco, è finita”.


https://theintercept.com/liveblogs/firstdebate/trump-to-the-left-of-obama-pledges-not-to-use-nuclear-weapons-first/


Lo ha detto nel dibattito con Hillary Clinton. E perché l’ha detto? Perché è  la dottrina caldeggiata da Ashton Carter, ministro della Difesa, il preoccupante personaggio che ha mandato a monte la tregua in Siria firmata da Kerry e Lavrov, in un atto di disobbedienza all’amministrazione Obama, ordinando il bombardamento dei soldati siriani e poi (secondo molti osservatori) la distruzione del convoglio di aiuti umanitari verso Aleppo.


L’uomo a capo del Pentagono ha fatto capire le sue intenzioni  durante una  visita che  ha fatto  due settimane fa  alla base di Minot, South Dakota, sede del Global Strike Command, dove  vivono operano i lanciatori dei Minuteman i missili balistici intercontinentali a testata atomica multipla della guerra finale.


Se questi missili dell’Apocalisse sono ancora lì nei loro silos, è perché dal  ‘45  vige  la dottrina nucleare a cui dobbiamo i 60 anni di pace, la “Mutua Distruzione Assicurata” (MAD), ossia la certezza che se una potenza nucleare  lancia il primo colpo, dal deserto incenerito dell’altra partono comunque missili di ritorsione, i suoi sommergibili e i bombardieri strategici sempre in volo ricevono l’ordine di lancio e inceneriscono il paese nemico. Ciò comporta una relativa e sufficiente parità, garantita da trattati.


E’ questa parità che Ashton Carter vuole abolire. Lo ha sppiegato  parlando ai ‘missileers’, agli specialisti di lanci atomici di Minot: “Nel contesto di sicurezza  attuale, che è radicalmente diverso da quello della generazione precedente, noi abbiamo di fronte un paesaggio nucleare che continua a porre delle sfide […] che continua ad evolvere per certi versi in modo meno prevedibile che durante la guerra fredda, anche se molti nel mondo e anche negli Stati Uniti restano  congelati nelle concezioni ereditate dalla guerra fredda…Se   nei sette decenni seguiti al 1945 le armi atomiche non sono state ancora utilizzate in guerra, non è cosa che possiamo prendere per definitivamente acquisita”.


http://www.wsws.org/fr/articles/2016/sep2016/pent-s29.shtml


In breve, Ashton Carter ha annunciato agli ufficiali e militari di Minot, che tengono in efficienza e si preparano eternamente al lancio dei Minuteman III, ciascuno con una potenza atomica 60 volte quella di Hiroshima, una massiccia modernizzazione dell’arsenale atomico americano,  per dare più efficienza, rapidità  e potenza  alla un po’ invecchiata  “triade” nucleare   (missili, bombardieri strategici e sottomarini atomici); un piano che ha già  pronto e costerà 385 miliardi di dollari, il tutto condito da minacce bellicose verso Mosca,   che  non lasciano dubbi sulle sue intenzioni:  conseguire la capacità di “primo colpo”. Naturalmente, l’ha fatto accusando Mosca di avere quella intenzione: “Le vanterie e  la costruzione di nuovi sistemi d’arma nucleari di Mosca sollevano serie questioni quanto all’impegno dei dirigenti verso la stabilità strategica […] e il loro rispetto della profonda prudenza che i dirigenti dei tempi della guerra fredda avevano mostrato in rapporto all’esibizione minacciosa di armi nucleari”.


Il Dottor Stranamore
Data  la personalità di Ashton Carter (un  entusiasta della distruzione spesso paragonato al  folle Dottor Stranamore  del film di Kubrick), il fatto che sia stato messo al Pentagono dove ha i mezzi per attuare il programma di First Strike, caldeggiato dal sistema militare  industriale e dai neocon , e la sua tendenza a fare come se alla Casa Bianca non ci fosse più un presidente, si   coglie meglio il valore dell’affermazione di Donald Trump: “Se divento presidente, No First Strike”.   


E  se ne colga il coraggio. Come ha commentato la rivista The Intercepts,   per esempio, Nessun Primo Colpo “può sembrare semplice buon senso, a di fatto è un impegno che il presidente Obama è stato riluttante a prendere”, di fronte “al Pentagono  che sostiene che se gli Usa non sono preparati a minacciare un primo colpo nucleare, diventa meno possibile dissuadere  l’aggressione russa e cinese”.


Ora, Donald Trump ha fatto questa fondamentale dichiarazione durante il dibattito con Hillary Clinton: risulta a qualcuno che i nostri media   abbiano riferito col giusto rilievo questa posizione. Se n’èè accorta la Botteri, notoriamente ‘de sinistra’? Macché  giornalisti e tv, più progressisti sono, più stanno per Hillary, e più ridicolizzano e demonizzzano Trump: machista, razzista anti-femminista, deplorevole, poco serio.


Tutte le cose che dice, per i nostri ‘democratici’,  sono ridicole o vergognose; mai hanno rilevato che il personaggio ha promesso “di salvaguardare le protezioni sociali di base, opponendosi a qualsiasi taglio al Social Security”,  ha promesso di “riportare  in America  delocalizzati in Cina o Messico  piuttosto che fare favori all’élite che gestisce i grandi capitali”, e addirittura “sorprendente, e anti-repubblicana, è la posizione espressa da Trump ai primi di maggio sulle tasse per i ricchi: «Io sono disposto a pagare di più, e sapete una cosa, i ricchi sono disposti a pagare di più».  Insomma, come ha rilevato l’amico politologo Andrew Spannaus, Trump mostra aperture e preoccupazioni sociali che sono anatema per i repubblicani duri e puri, la “destra” di Wall Street e della globalizzazione, il capitalismo terminale senza umanità.


La Boschi è andata a ossequiare
“Trump non piace all’establishment per un motivo molto profondo: non rispecchia le loro idee, si colloca al di fuori del perimetro delle forze politiche che hanno gestito il Paese negli ultimi decenni. Dunque per i dirigenti repubblicani – e anche per i democratici più centristi e legati al sistema di potere attuale –   Trump   (è)  una minaccia mortale al modus operandi della politica contemporanea”.


Perché la Botteri tanto “de sinistra” tace questo aspetto, dopotutto rivoluzionario nel panoramma politico Usa,dominato dai guerrafondai?  Solo perché  la Clinton corre per un partito che si dice “democratico”, tanto basta a suscitare gli scodinzola menti pavloviani  dei nostri piddini? Elena Boschi è stata mandata dal governo Renzi  dare solidarietà a Kilìlary; anzi,  il governo italiano,  attraverso il ministero dell’Ambiente, ha contribuito  alla campagna elettorale della Clinton con una donazione fra i 100 mila e i250 mila dollari (soldi nostri), come si vede qui:

https://off-guardian.org/2016/09/26/clinton-foundation-deal-opens-italys-anti-trump-front/


La donazione del governo ai Clinton

Perché?


Adam Walinsky, che è stato collaboratore del presidente democratico Kennedy e ha scritto  i discorsi per il fratello e ministro della Giustizia Robert Kennedy (entrambi assassinati da “solitary assassins”), ha scritto per Politico: “Sono stato democratico per tutta la vita  – oggi voterò Donald Trump. John e Robert Kennedy hanno dedicato il massimo impegno ed energia nella preservazione della pace; per essi non era una formula astratta ma la necessaria fondazione della vita una. 


I democratici di oggi sono diventati il Partito della Guerra:  la casa dei mercanti d’armi, mercenari, pianificatori bellici, lobbisti di ogni intervento estero, promotori di rivoluzioni colorate, generali falliti (…) Hillary Clinton ha spinto l’America in   una invasione dopo l’altra, in un ‘regime change’ dopo l’altro; ha dichiarato il presidente Putin  “un altro Hitler”, si proclama pronta  ad invadere la Siria immediatamente dopo il giuramento presidenziale. Il suo Gabinetto di Guerra pullula degli architetti della guerra e dei disastri dei passati decenni, i neocon che hanno che hanno portato alla nostra posizione attuale in Irak, Afghanistan, Siria, Libia, Yemen, Ucraina,  mai pentiti dei loro errori, sempre pronti a ripeterli tutti con altri trilioni di dollari e altro sangue”.


I fratelli Kennedy, democratici, trattavano col nemico sovietico. Puntarono alla riduzione bilanciata delle   testate nucleari. Insomma, i due Kennedy mai avrebbero approvato quello che è diventato il partito democratico: the War Party, il partito della guerra.


http://www.politico.com/magazine/story/2016/09/rfk-trump-2016-democratic-party-speechwriter-214270#ixzz4Ljp7QUg7


Esattamente questo è il centro della competizione in Usa:  il “No First Strike” contro il “War Party”. Per i nostri progressisti, No First Strike è di destra, il War Party invece è di sinistra.  Misteri d’Italia.


L’articolo Trump sulla guerra: “No first strike”. La Botteri non se n’è accorta. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.


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