L'INTELLETTUALE IDIOTA

MARCELLO VENEZIANI

L'INTELLETTUALE IDIOTA


Leggevo su la Repubblica un articolo bello e discutibile di Roberto Esposito sul malessere delle democrazie.


Ci sarebbe stato molto da replicare, da obiettare, ma nessuno lo fa, nello stesso giornale o altrove. Così accade anche in altri sporadici articoli che meriterebbero qualche riflessione. Tutto quel che (raramente) suscita un pensiero rimane sepolto nel deserto, consegnato alla solitudine labile di una pagina estiva. Intendiamoci, vale anche d'inverno.


Ma che Paese siamo diventati, che cosa resta della cultura in ogni latitudine e profondità - dal pensiero critico giù fino alle ideologie - se non c'è verso di intrecciare un dialogo tra chi la pensa diversamente?


Da nessuna parte né a distanza. Ci lamentiamo, e giustamente, dell'imbecillità virale di internet,di ignoranti tuttologi che in virtù di un'opportunità tecnica si sentono in diritto di trinciare giudizi universali su tutto e tutti, insulti inclusi; ma abbiamo mai fatto i conti con la conversione degli intellettuali al ruolo di idioti, neanche utili?


Idiota è secondo l'etimo colui che si chiude nel suo recinto, che ha un pensiero “privato”, cioè non si cimenta più in mare aperto con i diversi pensieri. Società uniforme con pensiero puntiforme. Il filosofo, l'intellettuale o l'editorialista non dialoga, non si confronta; al più cita autori morti o sodali, ossia chi non gli obbietterà nulla, perché defunto o affiliato alla stessa consorteria o comitiva.


Il presupposto implicito è che la cultura, la civiltà sia tutta tra le nostre pareti, dalle nostre parti; al di là della siepe non c'è un'altra cultura, un altro tipo di civiltà, c'è solo la barbarie. Altro che la retorica sui muri da abbattere... Vivete barricati nei muri della vostra superbia, non volete ascoltare diversi pareri.


Restano le divisioni sul si e il no al referendum costituzionale, ma è roba da stadio, che oltretutto mette a disagio chi vorrebbe dire alcuni si e alcuni no, senza riassumerli in un si o un no assoluto e finale, e magari su alcuni punti preferire il dubbio, l'incertezza. Ma non si argomenta, ci si schiera, ciascuno biascicando il proprio mini-rosario pro o contro. Non c'è dialogo su nulla. Il bipolarismo sta crollando miseramente, non ci sono due mondi antagonisti che si fronteggiano ma almeno tre, e poi a ben vedere molti di più.


Eppure siamo fermi a quella fase, pur senza avere soggetti, situazioni e contenuti in chiave bipolare. O sei dentro o sei fuori, non si discute.


L'informazione degrada, per emorragia di lettori e disabitudine al confronto, oltre che per il proverbiale asservimento ai poteri; oscilla tra la vacuità e la denigrazione, ma nessuno coglie il nesso tra la qualità della democrazia e la mancata competizione, alla luce del sole, di idee, progetti e opinioni differenti.


Tutto va secondo programma, la tecnica non prevede alternative, non ha senso discuterne. Possibile che nessuno voglia salire di un piano rispetto agli altri e avere una visione più ampia, oltre che plurale? Ogni pensiero muore dove è nato.Per quello dico: siamo in presenza dell'Idiota di ritorno, un tempo noto come intellettuale.


I-pad, i-phone, Idiota.


Non possiamo proprio far nulla, oltre a biascicare qualche litania su facebook? M.V


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