DOPO FERRAGOSTO, LA REALTÀ -

MARCELLO VENEZIANI

DOPO FERRAGOSTO, LA REALTÀ


Cos'hanno in comune l'Italia, la Politica, la Destra (o la Sinistra), la Fede, la Famiglia, il Sud, la Cultura, la Filosofia, i Libri, i Giornali? Dieci cose diverse, alcune magari contigue, ma diverse.


Una cosa in comune ce l'hanno: sono tutte declinanti, in crisi profonda, in calo, se non in disfacimento. C'è un fuggi fuggi in ciascuno di questi campi; a volte per farle sopravvivere si tentano pietose forma di travestimento o di adeguamento al presente. È come se fosse sparito il loro ambito vitale, la loro piazza, il centro di raccolta in cui esprimersi, farsi vita, passione, comunità e racconto. Non c'è un luogo di ritrovo, anche virtuale.


C'è qualcosa di essenziale ma d'ineffabile che è venuto meno, e non sappiamo dire cosa sia, una specie di essenza, di anima, di fiato, di cuore caldo che teneva in vita questi ambiti. Ed è curioso pensare che si tratta di mondi lontani, se non agli antipodi, comunque distanti; eppure dovevano essere percorsi da uno stesso humus, uno stesso slancio, forse un quid, che è venuto meno, se tutti vivono allo stesso tempo e in modo analogo, questa decadenza o degrado.


C'è chi ha fondato tutta la sua vita su quei punti fermi e ora vive la sua morte civile perché li vede finire o scemare.


Cos'è venuto meno?


L'energia vitale di una civiltà, per usare un'espressione onnicomprensiva. Quell'energia che sorreggeva i legami, il senso di appartenenza, l'assiduità di un pensiero, di letture, di una fede, di una pratica di vita, di un comune orizzonte, una storia condivisa e un'aspettativa di futuro. Si è perduta ogni apertura agli universali, c'è una dominazione del privato e dell'individuale.


Qualcosa si è spento e non è possibile risalire ai singoli ambiti per risolvere la carenza; bisogna risalire a quella perdita originaria, nel luogo centrale della vita, laddove poi si dipartono quelle ramificazioni sociali, affettive, culturali. Ma cosa ha provocato quella perdita di energia, quale mancanza origina quel deficit?


Potremmo dire che manca lo sguardo mitico, che ci faceva vedere le cose sotto altra luce, abbiamo perduto quell'altra vista e il suo racconto. (Al mito e alla sua mancanza ho dedicato un saggio che vedrà la luce quest'inverno).


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