Quei 'muri appesi ai crocifissi'. Siena e l'anima dell'europa. cio' che resta saldo nei secoli e i fallimenti delle caste di potere

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Quei “muri appesi ai crocifissi”. Siena e l’anima dell’europa. cio’ che resta saldo nei secoli e i fallimenti delle caste di potere

«Tenet», due volte la parola latina «Tenet» a forma di croce palindromica, con la N al centro e il Tau ai quattro vertici. Così è scritto nel cosiddetto “quadrato magico” che sconosciuto a tutti - sta da secoli inciso su un lato del Duomo di Siena. «Tiene». È la Cattedrale che «tiene», perché è fondata sulla «pietra angolare» che è Cristo. Ricorda il motto dei certosini: Stat crux dum volvitur orbis, cioè fissa resta la croce, come asse dell’universo, mentre il mondo ruota e il tempo divora la vanità e la gloria mondana. Dunque tenet la fede millenaria degli avi e dei santi di Siena, a cui si appoggia la povera fede dei senesi di oggi, ma anche il loro accanito amore alla tradizione.


Ed è stato emozionante, lunedì scorso - per la solenne Messa della Madonna Assunta in cielo, a cui sono dedicati il Duomo e il Palio di agosto (e perfino il campanone sulla Torre del Mangia) - dopo la consacrazione, al momento in cui il vescovo ha elevato l’Ostia e il Calice, assistere all’irrompere del suono alto e limpidissimo delle chiarine (simbolo dell’antica repubblica di Siena) con tutte le bandiere delle contrade innalzate che si sono inchinate all’eucaristico Re dell’universo.

In questa misteriosa città, di cui la Madonna è Regina, tutto grida la passione per la bellezza, cioè per la fede cattolica. Tenet questa fede millenaria. Sia pure come piccola luce, oggi, nei cuori.


Altro, a Siena, non tiene. Anzi, frana tutta una storia per il malgoverno, l’incultura e l’arrogante ideologia che da 70 anni soffocano questa antica città.


La malinconia e lo stordimento di Siena, in questo agosto 2016, contrastano col suo cielo blu cobalto e con l’allegro sventolare delle bandiere. È lo smarrimento di una città che era economicamente ricchissima fino a ieri e che di colpo si trova terremotata. Scoprendo di essere l’epicentro di un possibile sisma che potrebbe dissestare tutto il sistema bancario italiano e quindi europeo con conseguenze catastrofiche.


Siena, per tutta l’Europa, fu un faro di civiltà, arte e ricchezza finanziaria già nel Duecento. Era fino a ieri - una città che aveva la banca più antica del mondo e la più solida del Paese (finché Mps è stato governato da Dc e Psi, cioè fino agli anni Novanta). La banca rovesciava ricchezza sulla città. Poi è arrivata la casta del “progresso” e in dieci anni sappiamo com’è finito quello che era stato costruito in 500 anni.


Lo stesso Renzi ha dichiarato: «Le responsabilità di una parte politica della sinistra, romana e senese, sono enormi». Ora la banca verrà salvata (ad alto costo), ma il suo rapporto con Siena no.


Mps non significa solo patrimonio finanziario, ma anche culturale e spirituale: come sapeva Ezra Pound che proprio al Monte dedicò i suoi Cantos, perché questa antica banca era nata dalla predicazione francescana contro l’usura ed era cresciuta per la sapienza cristiana dei governanti antichi della città.


Dicevo del cosiddetto «quadrato magico» (definizione impropria) che sta nascosto sul lato della cattedrale di fronte al Palazzo arcivescovile. Perché c’entra con la storia e con la cronaca, anche bancaria, della città? Il pittore belga Jean Claude Coenegracht che ha dipinto il palio d’agosto ha raffigurato il Quadrato, fra tanti piccoli simboli, ma quando gliene hanno chiesto il motivo ha dato una risposta che fa cascare le braccia: «Solo perché il Drappellone starà per giorni al Duomo...».


Evidentemente ha distrattamente rappresentato quel crittogramma, ma senza conoscerne il significato e senza volerlo scoprire.


Del resto, anche a Siena sono pochissimi a sapere dell’esistenza del Quadrato sul Duomo. Sintomo di quel vuoto culturale che non sa più leggere i simboli di tutta l’antica tradizione.


Il significato del Quadrato invece merita di essere scoperto. Intanto, diciamo che è composto di cinque parole latine di cinque lettere


ciascuna: Sator Arepo Tenet Opera Rotas. Se provate a trascriverle una sopra all’altra scoprirete che formano un palindromo perfetto: si legge la stessa frase da sinistra a destra e da destra a sinistra, dall’alto verso il basso e viceversa. Non si sa quale raffinata mente lo abbia inventato. È stato per molto tempo un rompicapo per gli studiosi.


Infatti veniva trovato su edifici o codici antichi (specie biblici) nei posti più diversi: in Etiopia, in Egitto, in Cappadocia, su alcuni amuleti copti, su manoscritti greci e latini. E soprattutto su chiese (a San Lorenzo a Rochemaure, a Tremori, a Capestrano, a Magliano, a Verona).


I ritrovamenti più clamorosi a Watermoor, in Inghilterra, nella contea di Gloucester, su un edificio della prima metà del III secolo d.C. e a Doura Europos, sull’Eufrate, sul muro dell’archivio della XX coorte romana, denominata Palmyrenorum, stanziata là fra il 196 circa e il 256 d.C. Infine a Pompei, la città sommersa dalla lava del Vesuvio nella devastante eruzione del 79 d.C., il Quadrato fu trovato sulla colonna della grande palestra vicina all’Anfiteatro e sul colonnato della casa di Publio Paquio Proculo.


Il Quadrato non è un gioco enigmistico, anche se fu un vero genio a inventare questo messaggio cifrato, pieno di significati teologici nascosti forse a causa della persecuzione neroniana contro i cristiani.


Nel corso del tempo si è perso il suo significato profondo ed è rimasto il suo uso “protettivo” tramandato dalla tradizione. Poi è slittato sempre più verso un più banale uso apotropaico e ha finito per diventare addirittura un amuleto per i superstiziosi.

Finché alcuni studiosi nel Novecento sono giunti a scoprire il mistero cristiano che si cela in questo crittogramma. Infatti la frase del Quadrato, anagrammata, dà due volte PATER NOSTER che, a causa della presenza di una sola N, posta al centro, si può trascrivere solo in forma di croce.


Ai quattro angoli della «crux dissimulata» vanno una A e una O, evidente citazione dell’Apocalisse dove Cristo si definisce «l’alfa e l’omega», cioè «il Principio e la Fine, Colui che è, che era e che viene».


Vi sono mille implicazioni storiche e rimandi biblici (a Ezechiele e all’Apocalisse) che ho esplicitato nel mio saggio La Guerra contro Gesù e che fanno del Quadrato una vera summa di teologia.


La stessa figura geometrica del quadrato ha una simbologia antica e profonda: evoca la perfezione dei quattro lati associata al Tetragramma ebraico, le quattro lettere del Santo Nome di Dio.


Svelato l’enigma diventa chiaro anche il significato letterale della frase, che è duplice. Sator infatti sta per «Seminatore» e anche per «Salvatore». Il significato di Arepo rimanda al carro trainato dal cavallo o all’aratro (che per i padri della Chiesa era simbolo della croce di Cristo). Rotas significa il sole e il ciclo del tempo. Così la frase rimanda al Creatore che governa saldamente (Tenet) la creazione nel tempo.


Ma c’è pure una seconda possibile traduzione che rimanda al Salvatore, che è anche il Seminatore evangelico, il quale governa e domina (Tenet) con l’aratro-croce il cosmo e la storia, facendo crescere l’opera di Dio, le opere della Grazia, il suo Regno.


Nel Carmen de providentia Dei lo Pseudo Prospero d’Aquitania (ca. 415 d.C.) scrive: «Cum sator ille operum teneat momenta suorum», cioè «con il Salvatore egli sostenga, aiuti, doni la forza delle sue opera». Si potrebbe tradurre: «Con Cristo Salvatore, Dio faccia crescere il suo Regno, faccia venire il suo regno. Venga il tuo regno» (eccoci tornati al Pater noster). La vera regalità, il vero potere appartiene a Dio.


Ecco perché i senesi antichi vollero il Quadrato sui pilastri della Cattedrale. Sapevano che solo la Croce dà solidità e verità alle opere umane destinate tutte all’inevitabile fallimento.


Come dice una canzone di Gianna Nannini: «Quei muri appesi ai crocifissi». Questa è Siena, da qui viene la sua bellezza e la sua antica ricchezza, le sue grandi opere di carità, la sua arte e pure la sua banca.


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