ARCHIVIO - IL CULTO DEL CORPO

VITTORIO MESSORI

IL CULTO DEL CORPO


Che significato dare dunque, a questo rito? Forse, è anche un riemergere dell'adorazione del Sole, tipica del paganesimo eterno e che ora ritorna (il dio Sole è l'emblema dei movimenti ecologici).


Ma, soprattutto, la cosa appare legata a quel culto del corpo e della sanità fisica che contrassegna il nostro tempo: la pelle ustionata presuppone vita all'aria aperta e, dunque, salute. Forse, anche l'abbronzatura è uno dei tanti, inconsci esorcismi contro la malattia e la morte, realtà divenute indecenti perché in grado di mettere in crisi culture che contro di esse non hanno più alcuna difesa né psicologica né spirituale.



Lo si vede durante tutto l'anno, ma si ha modo di constatarlo soprattutto in vacanza: la doverosa cura per il corpo e, dunque, per la salute, sembra essersi trasformata, per molti, in una visione del mondo, in una nuova, anch'essa inedita, ideologia: il salutismo, con i suoi riti e le sue preoccupazioni maniacali.


Di recente, su una tribuna insospettabile come «l'Espresso», ha scritto un sociologo, specialista nell'individuare i segni del Sacro stravolti e nascosti sotto le apparenze della società secolarizzata, Sabino Acquaviva:


«Con il progresso scientifico, con le conquiste della medicina e il rifiuto o l'accantonamento della fede in una vita eterna, il corpo - visto un tempo come sede dell'anima - è divenuto soltanto la sede del godere e della speranza di vivere a tempo indeterminato. La civiltà postindustriale ha trasformato l'evangelico "in principio era il Verbo" nel ben più materiale "in principio era il Corpo".


Non si discute di ascetica, ma di vitamine. Bisogna essere belli, sempre in forma, eterni: la nuova filosofia igienista si occupa appunto del corpo come se fosse eterno e infinitamente perfettibile.



Come se l'invecchiamento non fosse un fenomeno ineluttabile, ma un evitabile incidente di percorso. Negata o messa in discussione la vita eterna dello spirito, ci si batte per l'eternità del corpo».


Continua quel sociologo, non accusabile certo di moralismo: «Nella società scientifica, edonistica, materialista, scettica su tutto e su tutti, la fede in una vita fisicamente eterna sembra dogmatica, acritica, indiscutibile.


Il salutismo, la nuova ideologia igienista, ci aiuta a nasconderci la morte, spostandola in un futuro che quasi non ci riguarda, tanto è lontano. Viviamo igienicamente e vivremo bene, sani, in eterno.



La malattia è un incidente, la morte un evento sfortunato che può capitare solo per qualche errore nella nostra razionale maniera di occuparci del corpo».


 
Fonte: La sfida della fede (Ed. Sugarco)

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