Tutti addosso a Trump. Ma le Botteri del mondo non vi raccontano davvero cosa succede in Usa

Di Mauro Bottarelli , il 10 agosto 2016 http://www.rischiocalcolato.it/

Tutti addosso a Trump. Ma le Botteri del mondo non vi raccontano davvero cosa succede in Usa

 


Come al solito, l’informazione italiana rasenta il ridicolo. Ormai il grado di vassallaggio che riverbera quando si parla di elezioni presidenziali negli Usa è qualcosa di mortale per chi ancora abbia un minimo a cuore principi come la verità e l’equidistanza. L’ultimo scandalo che ha indignato le Giovanne Botteri di tutto il mondo è rappresentato dalla battuta di Donald Trump durante un comizio a a Wilmington, in North Carolina: “Il popolo del secondo emendamento potrebbe fermare Hillary Clinton”, riferendosi alle persone che posseggono armi da fuoco.



Apriti cielo: “Ecco perché Trump è pericoloso. Una persona che sta cercando di diventare presidente non dovrebbe in alcun modo istigare alla violenza”, hanno tuonato dal Comitato elettorale democratico, quello che ha più scheletri nell’armadio di un agente del KGB sotto copertura a Berlino Est. Certo, detta così può sembrare fuori luogo, peccato che vada contestualizzata: Trump stava parlando della volontà dei Democratici di imporre regolamentazioni su acquisto e uso di armi e faceva notare che se la Clinton fosse stata eletta alla Casa Bianca, avrebbe scelto lei i giudici della Corte suprema, quindi quella stretta sul Secondo emendamento sarebbe diventata realtà. Da qui l’invito al popolo di chi possiede armi a votare per lui, non a sparare. Ma si sa, quando si vuole aggiustare la realtà a proprio piacimento, ci si riesce sempre.



Ha fatto poi scalpore che al comizio di Hillary Clinton a Kissimmee, in Florida, fosse presente il padre dell’attentatore di Orlanda, Omar Maaten, come dimostrano queste fotografie.





L’uomo, afghano pro-talebani e omofobo dichiarato, ha così motivato la sua presenza alla kermesse: “Hillary Clinton è un bene per il Stati Uniti, a differenza di Donald Trump che non offre soluzioni”. E ancora: “Perché la gente dovrebbe essere sorpresa dalla mia presenza? Io amo gli Stati Uniti e vivo qui da molti anni”. Un po’ imbarazzato, il Comitato elettorale della Clinton si è limitato a dire che “si trattava di un evento pubblico a cui hanno partecipato 3mila persone. Questa persone non è stata invitata come ospite e il nostro staff era all’oscuro della sua presenza”. Ora, al netto che la cosa grave sia il fatto che la moglie dello sparatore gay e depresso, testimone dell’FBI, sia riuscita a sparire e darsi alla macchia, c’è ben di peggio che sta intossicando la campagna elettorale Usa, rispetto a queste idiozie da magazine di gossip.




Partiamo ad esempio dall’intervista rilasciata alla tv olandese da Julian Assange, fondatore di Wikileaks, nella quale si è parlato dell’assassinio del 27enne membro dello staff del Partito democratico, Seth Rich, ucciso con diversi colpi di pistola alla schiena alla 4.20 del mattino vicino a casa sua, un’area di Washington dove nell’ultimo anno il suo omicidio è stato l’unico segnalato nell’arco di oltre un chilometro. La polizia parla di rapina, peccato non sia stato rubato niente: proprio per questo, Assange ha detto che chiunque offrirà informazioni sulla morte di Rich riceverà una ricompensa di 20mila dollari. Perché questo gesto? Semplice, Assange ha detto chiaro e tondo alla tv olandese che “Seth Rich, il quale lavorava all’espansione dati del Partito democratico, era il leaker che ci ha fornito le e-mail e il suo è un omicidio con motivazioni politiche”.



In effetti, la polizia dice di brancolare nel buio: non ha testimoni, né indizi, né movente. Così dice, almeno. Diciamo che però le morti legate alla campagna elettorale della Clinton cominciano a essere troppe.


Come, d’altronde, le e-mail compromettenti. Le ultime le ha pubblicate in un report di 296 pagina il watchdog conservatore Judicial Watch e prontamente riprese dal Wall Street Journal, stranamente sempre più scatenato contro la candidata formale della comunità finanziaria. Si tratta di documenti contenuti nel server privato usato dalla Clinton quando era al Dipartimento di Stato e dimostrano, tra l’altro, come la Clinton Foundation e i suoi donatori più munifici abbiano cominciato a ricevere favori proprio dal ministero a partire da tre mesi dall’insediamento della Clinton.



Il primo caso è relativo all’aprile 2009, mentre Hillary venne nominata il 21 gennaio. La richiesta arrivava da Doug Band, un consulente di lungo corso di Bill Clinton che aveva aiutato la coppia a dar vita proprio alla Clinton Foundation: nella mail chiedeva un favore a nome di una persona che da poco, proprio la fondazione, aveva inviato ad Haiti appena colpita dal terremoto. Detto fatto, dal Dipartimento di Stato arrivarono aiuti umanitari e dal governo di Haiti la prima concessione per una miniera d’oro in oltre 20 anni. Un’altra richiesta arrivò da Gilbert Chagoury, miliardario libano-nigeriano amico dei Clinton da anni e persona con un passato chiacchierato: era infatti legato al dittatore nigeriano, Sani Abacha, il quale gli garantì alcuni contratti molto lucrosi nel campo delle costruzioni a metà degli anni Novanta.




Nel 2003, Chagoury aiutò ad organizzare un viaggio nei Caraibi dove Bill Clinton fu pagato qualcosa come 100mila dollari per tenere un discorso e egli stesso donò circa 3 milioni alla Clinton Foundation: detto fatto, Jeff Feltman, ex ambasciatore Usa in Libano e poi assistente al Dipartimento con delega agli Affari orientali, creò un contatto affinché Chagoury potesse recarsi in Libano per incontrare “una certa persona”. In un terzo caso, il capo dello staff di Hillary Clinton, Cheryl Mills, scrisse a Hillary per informarla che la NSA stava lavorando a un Blackberry modificato che poteva essere utilizzato per e-mail personali in un’area del Dipartimento dove non è consentito l’utilizzo di telefoni privati. La Clinton definì la notizia “good news” ma continuò comunque a usare il suo server personale per inviare e ricevere mail secretate. Come mai queste mail non erano incluse in quelle visionate dall’FBI nella sua indagine?



Ma c’è dell’altro. Venerdì scorso, l’ex vice direttore della CIA, Mike Morell, è diventato l’ultimo neocon ha fornire un endorsement a Hillary Clinton per la presidenza con un articolo sul New York Times: “La Clinton è altamente qualificata come comandante in capo e penso che lei sarà in grado di tenere fede al più imporante dovere di un presidente: mantenere il Paese sicuro. Donald Trumpo non solo non è qualificato per quel lavoro ma pone una minaccia alla nostra sicurezza nazionale”. Come? “Putin ha reclutato Trump come agente per la Federazione russa”. Questo è il video


Former Acting Director of CIA Mike Morell Sought to "Covertly" Kill Russians in Syria

del delirante simil-comizio di Morell nel 2015 ma lo scambio di battute più allucinante tra l’ex spia e il giornalista Charlie Rose è questo: “Dobbiamo far pagare agli iraniani il prezzo in Siria: dobbiamo far pagare il prezzo ai russi”. “Facciamo pagare loro il prezzo uccidendo russi e iraniani?”. “Sì. In segreto, sotto copertura. Non lo dici certo al mondo. Non stai al Pentagono e ammetti di fare queste cose. Ma devi assicurarti che lo sappiano a Mosca e Teheran. Voglio spaventare Assad. Voglio prendermi cura della sua macchina presidenziale. Voglio bombardare i suoi uffici nel cuore della notte. Voglio distruggere il suo aereo presidenziale e i suoi eleicotteri. Voglio fargli pensare che stiamo per prenderlo”. Da quando Morell ha parlato, due elicotteri russi sono stati abbattuti, uno dall’Isis e l’altro da Al-Nusra, gente che al Dipartimento di Stato conoscono bene.



Infine, nel silenzio generale delle Botteri di tutto il mondo, scopriamo dell’altro. L’Arabia Saudita, come vedete,



 
è lo Stato che ha donato di più alla Clinton Foundation e, guarda caso, ieri il Dipartimento di Stato, dove Hillary ha ancora tanti amici, ha approvato una vendita di 130 carrarmati Abrams, 20 veicoli corazzati e altro equipaggiamento da guerra per un controvalore di 1,15 miliardi di dollari verso Ryad. Insomma, altri vecchi, donne e bambini moriranno in Yemen grazie ai legami tra la Clinton e gli sceicchi del Golfo. Stando alla U.S. Defense Security Cooperation Agency, il principale contractor sarà la General Dynamics e “la vendita aumenterà l’inter-operatività delle truppe saudite con quelle statunitensi in uno sforzo di ammodernamento delle forze armate”. Il Congresso ha 30 giorni per bloccare la vendita. A vostro avviso, lo farà?


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