Quel Ferragosto di quattro amici al bar del paese

MARCELLO VENEZIANI

Si conoscono da mezzo secolo ma si erano persi di vista, poi...Solo a ferragosto succedono questi miracoli.

Che quattro amici dispersi nel mondo e nel tempo si rivedano insieme nel paese da cui partirono e in un pomeriggio perduto nel sole si mettano, cazzeggiando, a fare bilanci di  vita davanti a una granita.


Si conoscono da mezzo secolo, o quasi, si frequentarono per anni poi si videro sempre più raramente. Avevano in comune una visione della vita, un fervore ideale, non so. Poi seguirono la trafila di tutti, la partenza, il lavoro, il matrimonio, i figli, le conquiste e le perdite.

Ora hanno un comune problema e il loro ordine del giorno verte su questo: come affrontare la seconda navigazione, cioè la vita dopo la vita, la terza età, la pensione, la vecchiaia futura, per non dire di peggio. Hanno alle spalle matrimoni fradici o squassati, come tanti di coloro che si trovarono a vivere dopo lo spartiacque simbolico del '68. Vengono da famiglie unite, affollate, un po' asfissianti ma calorose; le loro no, furono scarne, precarie e tormentate.

Parla per primo chi è fresco di novità e tutti vogliono sapere. Ha da poco lasciato la compagna con cui viveva da anni, inutilmente costosa, e frequenta da mesi una che ha trent'anni meno di lui, o quasi. Mostra a dispetto degli altri qualche traccia di giovinezza, armeggia più degli altri le parole e gli strumenti hi-tech d'oggi. Dopo le rituali battute sul nonno pedofilo e sull'orco inviagrato, e dopo le teorie scientifiche in sua difesa secondo cui è accertato che gli anziani hanno bisogno di vampirizzare sangue fresco per ringiovanire, fioccano i dubbi dei tre amici.

Ma come fai a reggere il passo di una ragazza, i suoi ritmi di vita, le sue esigenze, non rischi di diventare per lei, oltre che una caricatura, solo una polizza, ma sotto la tua copertura assicurativa poi fa i suoi comodi? Il rischio è forte, risponde lui, lo metto in conto, in ogni caso la polizza è reciproca, sono due egoismi che al momento combaciano, e ognuno cede una quota di sé per salvare il resto. Ma rischi di essere abbandonato alla prima occasione o al primo crollo che avrai, incalzavano i coetanei sospesi tra il compianto e l'invidia. Sai che Time parla di Manopause, nel senso di menopausa di noi maschi anni '50, per calo di testosterone?

Ma qual è l'alternativa, replica lui, ne conoscete una migliore? Meglio il rapporto duraturo con una donna che ha pochi anni meno di te - risponde uno di loro - ha il tuo stesso linguaggio, ricorda le stesse cose, puoi parlarle di fatti e persone sapendo che lei ti capisce, le conosce; nasce una più solida intesa, ti sorregge, cucina bene, tiene bene la casa, ha i tuoi stessi interessi... Così ha fatto lui ma poi confessa che sono ormai come fratello e sorella, si vogliono bene ma senza la passione di prima, vogliono i loro spazi, ogni tanto riaffiorano cicatrici del passato e rimpianti incrociati per scelte mancate.

Del resto, che vuoi, è la vita... A volte mi guardo allo specchio e mi chiedo se sono io quello là che si vede lì dentro, con quel collo da gallina e quei peli nelle orecchie, quello stesso che giocava al pallone e non si stancava mai, campione di nuoto e d'amore, amante seriale. Faccio bene io che non mi arrendo alla vita di coppia, prorompe il terzo amico, che dopo aver avuto burrascose relazioni d'amore, ha deciso di votarsi alla solitudine, interrotta di rado da brevi pause di rifornimento, preferendo il «fermo biologico», come lui stesso ama dire. Non riesce a invidiare chi, come i suoi fratelli, non sa vivere senza la moglie, e lei viceversa.

Aiutato dal minor desiderio di vivere e di viaggiare, dal calo sessuale, si è affezionato alle abitudini e ai riti di solitudine e quando vede qualcuno, anche in modo piacevole, pregusta con sollievo il momento in cui tornerà a casa, chiuderà la porta, fumerà il suo sigaro in terrazzo, e poi andrà a dormire libero di leggere fino a tardi, libero di addormentarsi quando gli va e di svegliarsi quando vuole, a corpo libero. Ma come farai quando l'età avanza? Allora ci penserò, risponde barricandosi nel futuro, magari cercherò una badante, prima piacente, poi solo premurosa, e pagandola non avrò problemi affettivi o gelosie, non dovrò pormi il problema di essere al suo passo o patire i suoi tradimenti. Gli cantano Aznavour: «Devi sapere lasciar la tavola quando all'amor non servi più...».

E tu che non parli, non hai niente da dichiarare tu che sei rimasto con tua moglie? Prego, sono rientrato - precisa lui - anch'io ebbi la mia bella sbandata, seguì una feroce rottura, ma lei poi capì, ebbe pazienza, mi aspettò, io tornai con la coda tra le gambe, e lei non me lo fece pesare. Vi confesso che tornai per senso di colpa e per il ricordo tenero della famiglia che avevo lasciato, i due bambini...

Ma ora sono grandi, vivono per conto loro, e tornando non ho ritrovato la famiglia ma solo le sue macerie che poi corrispondono ai nostri corpi e a quel simulacro di vita postuma di coppia... Barattai la felicità con la serenità, sapendo che la prima finisce e poi si sconta soffrendo; la seconda, invece, scivola piano nell'ombra, senza gioie né dolori, e s'accompagna a un velo di malinconia.

Ma ho capito una cosa: se vuoi che un matrimonio duri una vita non fondarlo sull'amore che scema e nemmeno sulla pretesa di essere unici uno per l'altro, ma sul fatto che le altre storie passano, invece quel legame resta, è principale senza essere esclusivo. Del resto a nessuno di noi, fa notare, senza famiglia è andata meglio. Accennano ai loro figli e due di loro si scoprono fortunati perché li hanno perduti in quanto sono partiti per l'estero senza voglia né prospettiva di tornare. Il terzo invece è reputato sfortunato perché si gode i figli a casa, disoccupati a suo carico. Il quarto non ha figli ma non si sente un privilegiato.

Questo è il tempo della perdita, dice, e non solo riferito al loro ciclo biologico ma alla vita intorno: cala tutto, figli, consumi, beni, ricchezze, idee, politica, copie vendute, voglia di vivere, aspettative. Deficit vitae .

Divisi dalla vita, i quattro amici si ritrovano uniti a dire che la loro speranza non è di vivere a lungo, ma di andarsene in tempo. Tutti lo dicono ma non tutti sono sinceri, neanche con se stessi. Le loro sorti saranno diseguali, uno magari resterà attaccato alla vita oltre i novant'anni, serenamente; l'altro sarà deluso e ferito dalla vita ma sopravviverà anche lui, contro la sua volontà, a lungo. Il terzo, ai primi segnali di guasto la farà finita. Il quarto sarà graziato dal fato e concluderà la vita al calar della sera, senza inoltrarsi nella notte. Nell'attesa i quattro amici si ritirarono nel loro silenzio, ciascuno dentro la propria granita.


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