ARCHIVIO - L'orso Pippo è morto. Finalmente

MASSIMO FINI 1993

"Nei confronti degli animali la moderna società tecnologica adotta un oscuro pietismo. Attribuisce loro un'anima, li trasforma da bestie in nostri "fratelli minori" e nega l'unico vero diritto che hanno: vivere e morire secondo natura


Finalmente l'orso Pippo ha smesso di soffrire. Un'iniezione praticatagli da un veterinario l'ha finito, mandandolo all'altro mondo. 


Mi spiace per tutti coloro che hanno pianto per la sorte di Pippo, ma nella sua vicenda gli aspetti grotteschi superano quelli patetici. Che era l'orso Pippo e cosa gli è successo?


Pippo viveva in una fossa realizzata apposta per lui nei giardini pubblici di Bolzano ed era, da tempo immemorabile, il trastullo dei bambini di quella città. Un paio di mesi fa due teppisti, rimasti ignoti, sono scesi nella fossa e hanno picchiato l'orso a sangue. Pippo non si è più ripreso, non si sa se per le ferite o per l'onta subita. Da che mondo e mondo infatti non si era mai visto un orso picchiato da un uomo. Tanto meno un grizzly, quale Pippo era, l'esemplare più aggressivo e feroce di questa specie, che vive, abitualmente, in Nord America (nei fumetti di Tex, l'eroe, quando si trova davvero al malpartito, dice: "Preferirei affrontare un grizzly delle Montagne rocciose").


Un orso picchiato da un uomo non è più un orso, ma la sua parodia, una triste creatura, indecifrabile e ambigua. Tanto che la Lega antivivisezione, nel tentativo di salvare Pippo morente, aveva proposto di inviare la sua cartella clinica al Wildlife images di Grant Pass nell'Oregon, un centro americano "specializzato nel recupero e nella riabilitazione degli orsi" (che fa il paio con quel centro abruzzese "per la rieducazione dei rapaci disabili", che sarebbe come rieducare i killer all'omicidio). Andando avanti di questo passo saremo presto raggiunti da notizie del genere: "Sciame di uomini aggredisce e uccide un'ape", "Teppista infuriato abbatte a testate un toro che invano tenta di sfuggirgli", "Ballerina artiglia a morte una tigre che si era incautamente avvicinata".


La storia di Pippo non ci dice nulla di più di quanto già non si sappia sulla crudeltà dell'uomo (chi, da bambino, non ha, almeno una volta, strappato le zampe ai grilli o, con un ben assestato colpo di sasso, mozzato la coda a una lucertola o non ha fatto morire d'asfissia una mosca intrappolata sotto un bicchiere?), ma di nuovo ci dice invece come nel mondo attuale, dove la tecnica e la razionalità pretendendo di mettere il bavaglio alla natura, anche gli animali sian perdendo la propria animalità.


Sempre più numerose sono le specie protette. La bestie cosiddette feroci, rinchiuse quasi tutte in parchi e rimpinzate di bistecconi, non sanno più fare il loro mestiere che è quello della caccia alle specie più deboli in modo che sia rispettato l'elterno equilibrio della natura. Per non parlar degli animali domestici che sono ormai completamente dietetici, e cani per i quali viene propagandata "una linea inglese di shampoo".


La storia dell'orso Pippo è emblematica di questa snaturazione incessante della natura operata dall'uomo. Pippo aveva 36 anni, un'età che nessun orso in libertà raggiunge. Per ovvii motivi: quando infatti un animale non riesce più a procurarsi il cibo muore. La natura, che fa le cose per bene, evita alle sue creature le lunghe agonie, la malattia, la vecchiaia. A Pippo invece, quattro anni fa, era venuta perfino l'artrosi. Un orso con l'artrosi è una cosa invereconda. Perciò, saggiamente, i veterinari avevano deciso di uccidere un orso che non era più un orso.


Apriti cielo! Gli animalisti erano scesi in piazza, il consiglio comunale di Bolzano si era spaccato in due e così Pippo aveva dovuto patire altri quattro anni, giocattolo impotente di bambini e adulti che avrebbe volentieri azzannato se fosse stato ancora un onesto orso e non un vecchio da ospizio.


Nei confronti degli animali la società tecnologica, che ha una lunghissima coda di paglia, è pervasa da un pietismo losco. C'è chi vuol attribuire loro un'anima o quantomeno una cittadinanza e redige grottesche "carte dei diritti dei nostri fratelli minori", ci sono i fondamentalisti che pretenderebbero che si diventi tutti vegetariani dimenticando che anche l'uomo è un animale e che ha quindi diritto di cibarsi di carne non meno delle altre specie con questi gusti.


Io penso che l'unico modo di rispettare gli animali sia di trattarli per quello che sono: delle bestie. E quindi lasciandoli vivere, essere o morire secondo quanto detta la loro natura e non pretendendo di omologarli a noi.


Non solo e no tanto per riguardo a essi, ma per la salvezza nostra.


Perché una civiltà che si permette orsi con l'artrosi, centri di rieducazione per rapaci disabili, i Whiskas e gli shampoo per cani, oltre a naufragare nel ridicolo dichiara di essere giunta, con tutta evidenza, al capolinea. 

Massimo Fini


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