Ipotesi, appunti, profezie

Pubblicato il 23 giugno 2016 in Estetica Bastarda papalepapale.com

ADORABILE!


ultimo pezzo della rubrica ESTETICA BASTARDA


Un pezzo strepitoso (per me) di Massimo Sannelli: sono consapevole che è per il 50% di quelli che lo leggeranno, ma per chi lo sa leggere è uno spasso stare dietro a questo scapigliato giocoliere delle parole (e dei concetti).



Ipotesi, appunti, profezie

Comincia il resoconto, agile e veloce, ma non sarà facile


. Il MATERIALE è un’estensione del MAIALE, di cui non si butta via niente. Materiale significa qui & ora, e io qui & ora.


Non posso respingere l’io, privato e volgare (parla in volgare anche se potrebbe parlare in latino): c’è uno strumento vitale e tutti gli esperimenti sono stati fatti, in vivo, e allora si prende il materiale-maiale.


Quelle che seguono non sono poesie, anche se qualche dato potrebbe essere messo in versi, e anche recitato, naturalmente.


  1. Bergoglio, il servo dei servi, realizzerà due libri, nel modo migliore (o peggiore, secondo il giudizio del mondo o dei credenti): uno è Roma senza papa di Morselli, l’altro è Mysterium iniquitatis di Quinzio. Bergoglio non è falso, anzi è coerente. È possibile che si creda il servo dei servi di se stesso, e che le sue intuizioni – tutto il calcio in culo minuto per minuto, secondo per secondo – siano vere nel minuto e nel secondo, come quelle di un dio in terra. Perché Bergoglio non crede, ma è. Il problema è capire che cosa sia Bergoglio. Si vede che distrugge, limita e umilia tutto quello che non conosce e non gli piace. Con quale autorità? Con la stessa autorità con cui un artista – regista, pittore, poeta – decide di essere così valido da pubblicarsi, così unico da potersi vendere.
  1. Bergoglio è necessario affinché il sistema finisca. Ora la fine del sistema non è la fine del mondo. Dopo il sistema “ci sarà un impero cristiano, come dicono alcune profezie – non una repubblica. Un impero santo. Non una democrazia”, come ha scritto Blondet il 3 maggio 2016. Io leggo gente cattiva o estrema e il prossimo punto è una spiegazione.
  1. C’è un bisogno furioso di interpreti dei simboli, di cobra mistici/dissociati come Barnard e come Blondet, e in generale di pazzi lucidi. L’intelligenza laica di Sanguineti e di Eco non basta più. Solo gli interpreti dei simboli – oggi, nella preparazione del nuovo Medioevo – sono validi. E il primo Medioevo fu un tempo simbolico. E se quegli interpreti non sono validi, sono almeno affascinanti. Quando ci si mettono scrivono davvero bene.
  1. Genova è una città contorta e bellissima, ma la sua borghesia è solo contorta. Questa borghesia è vecchia e io – che non sono borghese – sono fuori dal sistema, e aver commentato Dante o tradotto Bousquet è solo un fastidio. Ho lavorato per loro, ma non capivano; ho lavorato più di loro, ma li facevo adirare (il popolo non diventa borghese); ho lavorato contro di loro, e ora mi offrono qualcosa, qualche soldo o lavoro. Ora il sistema mi offre compromessi infelici, tutto sommato, perché non muoio.
  1. I borghesi [di Genova, e tutti gli altri] non sono riformabili, ma nemmeno il popolo è riformabile; nemmeno i “negri” di cui parla Toqueville e di cui ha riparlato Blondet. Non sono riformabili in quanto borghesi, popolo, “negri”. Solo il singolo è riformabile, e io lo so. Va bene. Poi resti un singolo, e che cosa fai? Sei solo e abile. E intanto ti senti: vuoi perdere la soddisfazione di sentirti? Ma attenzione: il sistema è sociale, non singolare. Proprio perché è un sistema.
  1. Oggi l’amicizia è fare le cose insieme, purché le cose siano prevedibili e ripetitive. E io che cosa ci faccio con l’amicizia dei miei simili? Preferisco quella dei diversi, in nome della maestà, della potenza, dell’inusualità e del furore. Per esempio cerco Rimbaud, il santo; e Paolo di Tarso, il poeta. Se è necessario bisogna esagerare.
  1. La caduta dell’Italia è il primo passo. La fine della letteratura italiana sarà il primo tempo del primo passo. Sull’imprinting autoritario di Federico II – che giustifica se stesso e un sistema – e su Dante – che giustifica solo se stesso – è stata fondata una tradizione, che sarà bello veder morire. Chi si crede Dante farà bene a credersi diverso, per esempio moltiplicando i propri media. È penoso essere solo scrittori, no?
  1. Bisogna fare opere specifiche, non cose generiche: le opere non sono cose. Niente può essere generato con leggerezza. O si è amici per fare le cose insieme o “i beduini realizzano la vita seria”, come ha scritto Gheddafi. Imparo dai beduini, seriamente.
  1. Per vivere nel momento bisogna essere geniali e ispirati da qualcosa, come Bergoglio, nonostante tutto: che è forse l’unico individuo vivente, tra i famosi, e l’altro deve essere Putin, completamente diverso, ma unico. Il 2016 ha già fatto strage di molti unici, più o meno detestabili o amabili (Eco, Pannella, Harnoncourt, Boulez, Bowie, Prince, Buscaroli, Magli). Si è liberi di interpretare simbolicamente la morte di Eco e degli altri pre- o neo-medievali.
  1. Chi è un individuo? È chi non ha paura di niente, ma ha solo disagi da superare, naturalmente in modo autoritario. Presto la scelta potrebbe essere tra l’individuo Putin e l’individuo Bergoglio, appena Ratzinger non ci sarà più. Ma bisogna anche tremare, perché non è una scelta felice, e nessuno dei due è non-violento.
  1. Chi pratica la singolarità e la solitudine deve sforzarsi di restare buono, o almeno giusto. Non è facile. Appena ti togli dalla mischia, vedi che la mischia fa schifo, veramente, come i borghesi, ma per ragioni e abitudini diverse. Nasce presto il desiderio di non vivere più, tu, o di non far vivere la mischia. Ma tu non sei borghese, non hai risparmi, non sei plebe e non sei Putin, e di certo non sei l’altro, Bergoglio; e non puoi scomparire del tutto; e poi non sei un criminale, e i Testi li hai letti. Sei solo, testa di cazzo. Quindi rimani la testa di cazzo che sei. E questo – solo questo – è il principio del dolore.

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