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ANTIDOTI

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ANTIDOTI



TITO



Leggo da Fausto Biloslavo che Tito, il «padre dei popoli» jugoslavi, aveva un appartamento a New York da 20mln di dollari, due lussuosi panfili, una Cadillac decappottabile, una Rolls Royce, l’isola di Brioni come residenza privata; più, posate in argento, oggetti d’oro, orologi e abbigliamento firmatissimi. Lasciò una eredità personale di 60mln di dollari.


Nota (mia): quando chiesero a Ennio Flaiano se fosse comunista, rispose che non poteva permetterselo.


KHAN




Il nuovo sindaco di Londra, il musulmano Sadiq Khan, aveva esordito col vietare i manifesti pubblicitari con mannequin in bikini. Non voleva che le sue figlie crescessero con negli occhi un modello di fisico femminile inarrivabile e perciò frustrante. Niente internet e tivù in casa sua, dunque? Boh. Poi, però, in vista del Gay Pride londinese, ha messo semafori con luci gay-friendly attorno a Trafalgar Square. Questo è allora un modello giusto per le sue figlie? O è che pecunia non olet? Sia come sia, i britannici sono abituati alle docce scozzesi.





Ricordate Richard Harris, il famoso “Un uomo chiamato cavallo”? Era cattolico e, come molti attori di grido, non particolarmente osservante. Ma ebbe a dire: “Ho divorziato due volte, ma preferirei morire da cattivo cattolico piuttosto che far cambiare la Chiesa perché si adatti a me”.





Chi non ha sentito parlare della Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine? Ma pochi l’hanno letta. Eppure si tratta di una delle opere di religiosità popolare più famose. Il beato Jacopo, nato nel 1228 a Varazze (Varaginis in latino) in quel di Savona, era un domenicano che mise per iscritto le vite dei Santi più noti, da leggersi (legenda, latino) per la ricorrenza di ciascuno di loro. Scritta in linguaggio semplice, l’opera ebbe un successo strepitoso che superò i secoli. Non è lavoro storico nel senso moderno del termine, ma chissenefrega: è una storia bellissima.
cfr. Jacopo da Varagine, Leggenda Aurea, (Libreria Editrice Fiorentina, 2 voll., pp. 1330, €. 40).





Leggo sullo stesso sito il responso di un liturgista: «La pratica di prendersi per mano al momento di recitare il Padre Nostro deriva dal mondo protestante. Il motivo è che i protestanti, non avendo la Presenza Reale di Cristo, ovvero non avendo una comunione reale e valida che li unisca tra loro e con Dio, considerano il gesto di prendersi per mano un momento di comunione nella preghiera comunitaria».



Leggo su Aleteia.org che in Ohio, alla East Liverpool School, all’ora della consegna solenne dei diplomi si usa da sempre cantare il Paternoster. Quest’anno l’associazione atea Freedom from Religion ha minacciato ricorso al tribunale. La scuola, per evitare grane, ha obbedito. Ma uno studente, Bobby Hill, ha detto: «Mio padre mi ha sempre insegnato a battermi per quello che ritengo giusto». Così, quando è toccato a lui, ha chiesto a tutti i compagni di alzarsi in piedi per recitare la preghiera. Cosa che tutti hanno fatto. Era vietato cantare, non recitare. E’ finita in un applauso generale. Eh, i ragazzi fanno sempre il contrario di quel che dici loro di fare…


GUARDIE




Dallo statuto dell’Istituto nazionale delle Guardie d’Onore alle tombe dei Savoia al Pantheon: «Prima di iniziare il servizio va reso il saluto alle Reali Tombe (…) assumendo per qualche secondo una corretta posizione di attenti: non è previsto il saluto militare o l’inchino, oppure, ancora peggio, fare il segno della croce». Carino quell’«ancora peggio»…


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