Olimpiadi, vetrina per un paese in cassa integrazione. L'Italia

15/8/2012 Di Gilberto Oneto per lindipendenza.com

Sulla vicenda delle Olimpiadi Grillo ha solo ragione: sono una boiata pazzesca, una grossa fiera per spendere e fare soldi, una specie di concorso di veline con i pettorali al posto delle tette, sono una spatafiata di nazionalismo del più becero.
Le grandi potenze devono fare vedere che sono le più forti: è toccato in passato alla Germania nazista e poi a quella dell'Est, all'Unione Sovietica. Tocca da un po' agli Stati Uniti, e più di recente alla Cina, far vedere che prendono tante medaglie, che sono i più forti, che hanno divisioni di atleti oltre che di fanteria. Che bisogna stare attenti perché loro menano. Gli americani ci mettono un sacco di soldi; i cinesi hanno anche altri metodi più spicci e convincenti, come hanno documentato i giornali. Le cose in generale si fanno per convinzione, per forza o per soldi. Se qualcuno che lo fa per convinzione c'è ancora, onore a lui.


Ma le Olimpiadi servono anche alle Nazioni di secondo ordine, a quelle patacca, inventate o in cassa integrazione che hanno bisogno di affermazioni e di medaglie non tanto per dimostrare una forza che non hanno ma giusto per affermare di esistere.
É il caso dell'Italia che pur di far vedere che c'è ancora si aggrappa agli sport più strani, quelli marginali un po' snobbati dai potenti che preferiscono mostrare i muscoli sulle piste di atletica. Così l'Italia campa di scherma, archi, tiro a segno, e altra roba da Luna Park. Ma soprattutto impegna tutto il suo potenziale burocratico. Se per le altre Nazioni gli atleti sono la metafora della forza economica e soprattutto militare e i giochi delle rappresentazioni di battaglie, l'Italia le sue forze armate le mette direttamente in campo, senza metafore. I suoi atleti sono per due terzi poliziotti, soldati o gente che porta la divisa a spese del contribuente. S'è vinta una medaglia nel Taekwondo, che i più ritengono una variante del Sudoku, e a vincerla è stato un carabiniere. Mentre per tutta la penisola gli incendi impazzano, i forestali (una vera armata concentrata soprattutto nel Mezzogiorno) è distratta a fare il tifo per i colleghi che combattono la guerra di Londra: cinque di loro corrono e saltano, tre remano, uno pedala, uno tira di scherma, due sparano, due nuotano e uno lotta ma non contro il fuoco.


Alla fine cosa sarà costata tutta questa cosa: Casa Italia, la trasferta, gli accompagnatori, lo stipendio degli atleti per tutto il tempo della preparazione, magliette, gadgets e tutto il resto? C'è un ministro esperto in spending review che sa fare il conto approssimativo di questa avventura?
Quanti mensilità di pensionati al minimo, quanti posti letto di ospedale, quante ambulanze, quante altre cose più utili e civili si sarebbero potute fare invece di tutta questa menata?


La resa non è neppure delle migliori. I 288 palestrati hanno preso 28 medaglie, una ogni 10,3 partecipanti. Nel medagliere i Napolitano's boys sono arrivati decimi: delle nove squadre che li hanno preceduti solo l'Australia ha un rapporto peggiore (11,8), tutti gli altri hanno fatto molto meglio, fino al 5,3 della Russia, al 5,2 degli Stati Uniti e al 4,4 dei cinesi. Sul libero mercato saremmo tagliati fuori: si gareggia giusto con i soldi di Pantalone.


Fossimo un paese serio le cose dovrebbero andare diversamente. Qualcuno per passione, capacità, ambizione vuole partecipare alle Olimpiadi? Si trova uno sponsor (quelli bravi ne trovano sempre uno), e il Comitato olimpico italiano (che dovrebbe campare solo grazie al Totocalcio) gli paga il viaggio e l'albergo: a lui ma non alla morosa, alla mamma, agli amici del Bar Sport o a tanti affettuosi commilitoni.


Se poi vince ne siamo tutti contenti, anche al Taekondo. E Napolitano si può commuovere e mandare messaggi di congratulazioni (a sue spese, col suo stipendio che gli permette una camionata di francobolli e telegrammi). Vuol mettere Presidente la soddisfazione di vedere qualcuno che gareggia e vince gratis? Si perché sarà forse anche bello vedere qualche guardia di finanza che prende una medaglia d'oro senza rovistate bagagliai o borsette a Chiasso, ma sai che incazzatura se non la prende, con quello che ci costa. La guardia naturalmente.


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