IL MASTINO - NON C'E' PIù.... / CHIESA POVERA

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IL MASTINO




CHIESA POVERA


Quando certi chierici d'alto bordo e blateratori mattutini dai pulpiti di squallide cappelle vaticane parlano di chiesa che "deve mollare le sue proprietà", in genere è questo che intendono, o meglio: è questo il risultato finale.


Il grande elettore e mallevadore della candidatura del cappellano di Santa Marta, Danneels - e colleghi - ha fatto carte false per svendere a prezzi stracciati chiese storiche della sua diocesi, ma quando il successore in certe chiese messe all'asta fece ritornare il culto cattolico "ad experimentum", come era facile prevedere l'experimentum riuscì e tornarono i fedeli.


Cosa che mandò su tutte le furie il grande elettore di Bruxelles, perché la realtà smentiva la sua ideologia clericale e indisponeva gli amici di loggia: fece ancora carta false, avvocati compresi, per far sloggiare i fedeli e svendere la chiesa che era ritornata all'antico splendore.


Non si smentisce così un'ideologia autodemolitoria, le ideologie per un vecchio prete so' piezz 'e core!


Di questo passo, così finirà la basilica vaticana.




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NON C'E' PIù LA CAPITALE.
NON C'E' PIù IL PAPATO.
NON C'E' PIù IL POTERE.
NON CI SONO PIù LE LIBRERIE.
ROMA E' FINITA.


La cosa che più mi piaceva quand'ero universitario, l'inverno specialmente, era andare in giro per il grande centro di Roma a scovare librerie dell'usato, usato non antiquariato, non mi hanno mai interessato le cose antiche, e i prezzi contribuivano a non suscitare il mio interesse. Il momento più bello era quando avevo dato un esame e allora mi dicevo: "Ora mi premio andando per librerie e mi tolgo un sacco di sfizi".


Quando penso alla felicità, penso a quel ragazzo dai capelli lunghi, una maglietta di lana bianca, magrissimo e sognante, una sola cuffia del walkman all'orecchio sentendo "Fields of Gold" e "Desert Rose" ch'esaltavano, che solitario in un 26 febbraio freddissimo, sarà stato il 2001, pieno di pensieri stupendi camminava su un ponte di Roma. Il Tevere sembrava assiderato sotto i suoi piedi. Era un ragazzo pronto a innamorarsi, e intanto cercava l'amore nelle grandi pagine della piccola letteratura. Stava andando a Via dei Banchi Vecchi, a Corso Vittorio, a Trastevere: c'erano delle librerie lì.


Quel ragazzo ero io.


Poco prima che, calato il buio, cambiando personalità, m'immergessi senza misericordia nella carne tremula delle notti selvagge della metropoli cinica, e senza pietà bruciare nei suoi anfratti più sordidi, e dove pure questo era letteratura dell'inferno.


Poi all'improvviso ho smesso, di andare per vecchie polverose e gloriose librerie al centro, che dal primo momento che le vidi mi diedero l'idea di cosa fosse una capitale: il luogo della grandi librerie dove tutti i libri sono presenti. Erano arrivati internet, ebay, poi amazon, poi il resto insieme alla pigrizia e alla crisi economica.


Da due settimane, specie al lunedì e al martedì pomeriggio ho ripreso a fare veloci, mirati giri per le librerie dell'usato (senza più l'incanto di un tempo ma solo il desiderio di far presto e tornare a casa, e la notte poi dormire).


Ma ho ben poco il senso del tempo se non riesco a capire che il tempo è "cose che finiscono". Credevo di avventurarmi nel segreto giardino delle delizie invece mi sono aggirato allibito in un cimitero senza fine. C'erano solo nomi su muri come lapidi.


Delle vecchie gloriose storiche librerie antiquarie che sono state i miei primi vent'anni non è rimasto nulla, se non qualche malinconico superstite con tutta l'aria mesta della smobilitazione e del "coraggio, il meglio è passato". Dalle 16 alle 20 ho vagato per tutta l'area intorno a Via del Corso,


Barberini e Piazza di Spagna, che pullulava di ubertose scoppiettanti librerie dell'usato, e dove i librai avevano tutta la supponenza e indisponenza di chi ha affari che vanno a gonfie vele, tanto da non dover dar retta a un ragazzino (credevano loro) squattrinato, con la clientela altisonante che c'era. Poltrendo nel benessere e nella presunzione di tutti i sazi, hanno scordato di raccordarsi coi tempi e sintonizzarsi con internet: troppo pieni di sé per avere questa umiltà. Un po' meritano quanto hanno avuto.


Poco prima avevo scoperto che erano scomparse pure da vicino casa mia, intorno a Villa Torlonia, verso i Parioli: entro in uno storico famoso bazar di libracci e dvd e fumetti... e vedo solo sporcizia, pattume, un vecchio grasso che non saluta e che sta vedendo un porno, e l'antico proprietario, raggrinzito, spettrale, i capelli lunghi e tinti malissimo di nero, sembrava la parodia di se stesso. Non c'è nemmeno più la dignità del commercio.


Niente, non una delle storiche librerie è rimasta in piedi. Stupefatto e avvilito mi sposto verso Campo de Fiori e tutt'intorno, era il giardino delle meraviglie di riserva: anche qui, la tristizia e se non ancora la morte, l'agonia, lumicini fumiganti che non emanano più né luce né calore.


Mio Dio no! Se scompaiono le librerie una capitale muore. Mi guardo intorno e mi rendo conto che la capitale non c'è più, sono ceneri e monnezza, turisti e milioni di pizzettari per turisti. E centri estetici per single e divorziati che si rifanno una vita rifacendosi il fisico. Roma non c'è. Non ci sono più nemmeno i miei vent'anni. Non c'è l'aria imperiale, solenne, sacra che io vidi tanti anni fa: non c'è più nemmeno il papato, una volta più in là di quel ponte c'era quasi un semidio inaccessibile, oggi c'è un circo uguale agli altri guidato da un vecchio pazzo argentino.


I palazzi del potere poi, erano anche questi palazzi del sacro: i governanti svolgevano ancora la funzione di grandi sacerdoti della cosa pubblica, unti dalla volontà popolare. Mancano gli uni e gli altri adesso, manca anche la volontà popolare: ci sono arrampicatori profani venuti dal nulla bisognosi solo di sopravvivere, poveracci come tanti afflitti dall'incertezza esistenziale ed economica, che presto, sanno, torneranno in grembo al nulla cosmico che li ha generati come parassiti intorno alla putrefazione.


Nelle poche sfornite librerie rimaste domando libri che nessuno ha, ma che un tempo avrebbero avuto. Non c'è niente. "In caso li trovi su internet". Già!


Allora, mi dico, e quasi piango, sconvolto, "di questi tempi, almeno di questi tempi arcobaleno per quanto plumbei ci sarà ancora la solita e prima libreria gay di Roma, dove ci potevi trovare introvabili gioiellini di letteratura: la Babilonia". Ci vado: un bar. Hanno fatto la bella scoperta che i gay di oggi non sono Pasolini o Tondelli. E poi pizzettari, pizzettari, pizzettari che stanno per strada cercando di accalappiare clienti sventolandogli menù tutti uguali a prezzi tutti uguali.


Non c'è più la Capitale.
Non c'è più il papato.
Non c'è più il potere sacro.
Non ci sono più i librai.
Non ci sono più i miei vent'anni.
Non c'è più nulla da vedere.
Non c'è più nulla.

Non serve più il terremoto vaticinato dai santi veggenti a seppellire quelle che, ormai, non sono altro che ceneri.



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