Socci: 'Da lui un polpettone marxisteggiante' Parla l'autore de La profezia finale

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Socci: "Da lui un polpettone marxisteggiante" Parla l'autore de La profezia finale


«Una riflessione sulla moltitudine di apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa nel nostro tempo». Così Antonio Socci spiega il cuore de La profezia finale , il suo ultimo libro edito da Rizzoli. «È evidente - prosegue Socci - che esse portano un monito molto significativo».


Perché?

«In duemila anni non si è mai rivelata una frequenza di apparizioni mariane come negli ultimi tempi, ciò significa che siamo al centro di un momento drammatico. Sotto due profili: da un lato, quello di un mondo che abbandona Dio, e corre il pericolo di cacciarsi in un vortice pericoloso anche bellico. Dall’altro lato, quello di una chiesa che rischia di vedere obnubilata la fede. Questa è un po’, in sintesi, la questione».


Si dice sempre che le ideologie sono morte nel ‘900. Davvero oggi ne siamo liberi?

«No. Nell’omelia di apertura del conclave del 2005, il Cardinal Ratzinger, che sarebbe diventato Benedetto XVI, parlò di "dittatura del relativismo". Dopo il crollo del comunismo c’è stata una deriva ideologica laicista, estremamente intollerante, di impronta nichilista, che spazza via i fondamenti dell’umano ed è particolarmente aggressiva col cristianesimo. È una riformulazione delle ideologie del ‘900. E questo rischia di fare una manovra a tenaglia con l’Islam, con il cristianesimo a fare la parte del vaso di coccio. E tutto questo rischia di essere acuito anche dall’attuale leadership della Chiesa. Abbiamo un Papa che in qualche modo solidarizza con la cultura laicista».


Ed è molto aperturista verso l’Islam, basti vedere i continui appelli alle porte aperte sull’immigrazione, l’ultimo in occasione del Premio Carlo Magno.

«In quell’occasione ha chiesto la multiculturalità, che significa rinuncia dell’identità culturale dell’Europa, come è venuta formandosi fin dai tempi della Grecia. Una cosa, infatti è l’accoglienza, un’altra è la multicuralità. Questo cosa vuol dire? Estendere quel che già accade nei quartieri islamici di Londra e Bruxelles, dove vige la sharia? E poi c’è un’altra cosa che merita di essere segnalata».


Prego.

«Di fronte agli attacchi dell’Isis, Papa Francesco non pronuncia mai la parola "islamico" e parla di terrorismo come se non avesse nulla a che fare con l’islamismo. E anzi, più di una volta ha detto che la colpa è dei fabbricanti d’armi. Allora, con la stessa logica, si dovrebbe dire che l’11 Settembre 2001 è colpa dei fabbricanti d’aeroplani, e il genocidio in Ruanda è colpa dei fabbricanti di coltelli. Quella che uccide è l’ideologia, non i motivi economici, come spesso Papa Francesco ripete in una concezione marxisteggiante».


Sembra una visione contigua alla teologia della liberazione.

«Esatto. E già l’Economist paragonò Papa Francesco a Lenin, individuando la visione comune sul capitalismo come causa di imperialismo e guerra. È un polpettone. Marxisteggiante, appunto».


Un Papa che non si fa carico dell’identità europea. I valori cristiani moriranno?

«Sul lato della cultura e della politica, oggi siamo allo sbando. Faccio un altro esempio: il Papa oggi dice "non mi immischio" sulle unioni gay e invece si immischia in modo anche molto pesante sull’immigrazione. E questo mi pare un dato molto importante, a dimostrazione del fatto che come presenza sociale, culturale e politica dei valori cattolici, con l’attuale pontificato siamo "ko". Dal punto di vista della fede, non credo la provvidenza lascerà che la chiesa sia diluita in un’ideologia relativista che sta cercando di annichilirla e di omologarla».


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