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PENSIERI

MARCELLO VENEZIANI

PENSIERI

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IL NICHILISMO SIA CON VOI (ma senza il vostro spirito)

E alla fine arrivò l’infamily day. Ora le prossime tappe già annunciate sono lo ius soli, la stepchild adoption e l'eutanasia. È' questo il piano vita &famiglia del governo di madre ignota, nel senso che non è stato partorito dopo una democratica fecondazione delle urne (madre ignota si abbreviava all'anagrafe con m.ignota da cui il romanesco fiio de mignotta). Non un vero problema è stato risolto o efficacemente affrontato da Renzi &c. E allora come risarcimento mediatico e ideologico al politically correct e alla sinistra tradita sui suoi temi tradizionali, si punta a demolire la famiglia, la comunità e il legame sociale. Non una legge a tutela di milioni di famiglie, in compenso una legge per qualche centinaio di coppie gay che vogliono sposarsi.

Ed è grottesco vedere gli stessi sacerdoti del politically correct che insorsero indignati quando il ministro Alfano intimava al sindaco Marino (pronto a celebrare le nozze gay anche se la legge lo vietava) di rispettare la legge vigente, Ora, a parti invertite, sono pronti a denunciare come eversore un sindaco che si dichiarasse obiettore di coscienza, rifiutando di applicare una legge che parifica il matrimonio sancito dalla Costituzione, dalla vita e dalla tradizione alle unioni gay.

Penoso il conformismo dei media (non a caso queste cose non si possono scrivere da nessuna parte, i giornaloni sono tutti allineati), penosa l'ala liberal di forza Italia che prende voti "famigliari" e conservatori e poi li traduce in voti al servizio dei progressisti; penosi i moderati che spostano di continuo l'asticella dei cedimenti; oggi dicono unioni gay si, adozioni no; la prossima diranno: vada per le adozioni ma non per l'eutanasia. Penoso il silenzio della chiesa, anzi del suo loquacissimo presidente (detto in gergo religioso papa). Il nichilismo sia con tutti voi, ma senza il nostro spirito. M.V.

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FELICITÀ


Felicità è un mattino di maggio in terza elementare. Il caldo corteggiava le menti di noi scolari mentre gli occhi seguivano svogliati la mano maestra sulla lavagna, a volte abbandonandola con lo sguardo per seguire la danza oziosa e circolare di un insetto. La porta era socchiusa e il sole spalancato suggeriva pensieri del mare in piena aritmetica. A un tratto appare sulla soglia mio padre e mi fa uscire in anticipo da scuola per andare col suo ciclomotore rosso e nero (l’unico veicolo a motore che sapeva guidare) in campagna.

Con me voleva fuggire a metà mattina dalla presidenza del suo istituto verso il grembo radioso di madre natura. Felicità è quel viaggio con le braccia intorno alla sua cintola, le voci alterate dal rumore; facevo capolino dietro le sue spalle per godere il vento a sorsi e poi ripararmi. Lui doveva indovinare le parole che io dicevo sottovoce, sopraffatte dal rumore del motorino. E ogni sbaglio una risata. Quella provvista di luce in un intenso mattino ha risarcito tanti, oscuri tunnel della vita. Un viaggio breve ma indimenticato, colmo di euforia, privo di tempo.
M.V. - RITORNO AL SUD


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Breve trattato di odiologia, 


- L’odio è il sentimento o il risentimento che sorge nei confronti di qualcosa o qualcuno che riteniamo essere di ostacolo alla nostra vita. La sua forma più blanda è l’antipatia, odio disinteressato, perché non accusiamo un danno.

- L’odio porta a degradare il qualcuno che odiamo al rango di qualcosa: non lo vediamo come soggetto, con la sua storia, la sia vita, le sue ragioni, le sue pulsioni, i suoi sentimenti, ma solo come oggetto, puro impedimento alla nostra vita.

- Chi odia riduce una persona, un gruppo, una categoria solo a un aspetto, a un momento, a un evento, disconosce il contesto e la sua umanità complessiva e integrale. Lo riduce a un gesto, una parola, una fase; e su quello costruisce il suo odio.

- L’odio nasce sia da un’eccessiva prossimità che da un’eccessiva lontananza: l’odio perfetto si avverte quando una persona che sentiamo infinitamente lontana ci è infinitamente vicina, estranea e incombente alla massima potenza.

- L’odio abita in una casa con quattro pareti: il rancore, ovvero il risentimento per un torto subito, solitamente congiunto al desiderio di vendicarsi; la paura, ossia il timore che possa nuocere, farci del male; l’invidia, ovvero l’acredine nutrita verso chi ha risorse che noi non abbiamo e che vorremmo avere al suo posto; il disprezzo, ossia la repulsione verso chi avvertiamo come inferiore, ripugnante, contaminante. Il disprezzo è la percezione di una nostra superiorità, l’invidia al contrario sorge dal complesso d’inferiorità; il rancore è la memoria di un male subito, la paura è la minaccia di un male futuro.

- L’odio trova facilmente i suoi imprenditori, ovvero coloro che istigano all’odio, speculando sulla paura, il rancore, il disprezzo e l’invidia. Di imprenditori dell’odio siamo attorniati, da ambo i lati: agli imprenditori della paura dello straniero si oppongono gli imprenditori della paura del razzismo.

- Ma c’è anche una funzione essenziale dell’odio. Ha ragione Carl Schmitt, e prima di Hobbes, Machiavelli e perfino Sant’Agostino: la politica nasce a partire dalla designazione del nemico. L’odio del nemico è l’elemento primordiale di coesione di una polis. A volte l’identità di una comunità si ricava dal suo rovescio, dal nemico: è un’“odientità”, per usare un neologismo brutale. La paura del nemico e il rancore verso l’invasore fondano le città. Il disprezzo verso il basso e l’indivia verso l’alto, se rivolte contro un odiato esterno, fondano e legano le città.

Un’altra possibilità è deviare l’odio dagli uomini alle situazioni, dalle persone alle convinzioni professate, secondo la distinzione di Giovanni XXIII tra l’errore e gli erranti: condannare l’errore ma salvare gli erranti, considerare la loro buona fede e la loro possibilità di redimersi. 
M.V.

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