Chi li ha resi così islamisti?

Articolo di Cesare Corda – SakerItalia 3 aprile


Dunque il “Terrore” (sarà stato adeguatamente ricompensato colui che ha i diritti d’autore su questo indovinato slogan di marketing?) ha colpito ancora.


Gli attentati da un po’ di tempo si replicano tutti in fotocopia, seguendo fin nei minimi dettagli un format ormai collaudato. La standardizzazione degli eventi ne permette l’immediato riconoscimento e catalogazione da parte del pubblico, e l’esatta stima dell’impatto emotivo presso lo stesso, ma rischia di diventare ripetitiva.

Anche nel commentarli si rischia di ripetersi. Ma vale la pena di farlo ancora una volta.

Penso che sia il caso di iniziare riportando le parole del Ministro degli Esteri del Belgio, Didier Reynders che, solo 3 anni fa, mentre i fanatici jihadisti partivano a frotte dal Belgio con la benedizione del loro governo (e di chi controlla quel governo) per andare ad ingrossare le truppe mercenarie terroriste inviate a rovesciare Assad, rilasciava questo sobrio commento (26 Aprile 2013):

“Forse gli faremo un monumento come eroi di una rivoluzione” 

Un bel monumento ai tagliagole, con jambiya ed esplosivo in primo piano, in pieno centro storico di Bruxelles, magari di fianco al Putto, farebbe un figurone.

É importante sapere come (s)ragionano i governati dell’Europa, per provare a comprendere la situazione in cui ci troviamo.

(Per i curiosi: il fine diplomatico, novello Talleyrand, è ancora regolarmente al suo posto, pronto a crescere nuove generazioni di terroristi da inviare a fare rivoluzioni in giro per il Mondo. Le 72 vergini le offre già la loro religione, e lui, in aggiunta premio, ci mette il monumento e l’eterna riconoscenza del popolo belga.)

Lo scrittore belga di origini turche Bahar Kimyongür, interrogato sull’argomento, alla domanda specifica sulle responsabilità del Belgio, ha spiegato:

“Sì, certamente. Non è un caso che il Belgio ospiti l’8 maggio prossimo (2014) un incontro internazionale sui combattenti stranieri in Siria. Gli esperti europei di antiterrorismo (per questa geniale definizione rimando al mio intervento sul Saker riguardo alla Neolingua) sono unanimi: il Belgio ha il maggior numero di jihadisti in Siria in rapporto al numero di abitanti. Nei quartieri popolari di Bruxelles, di Vilvoorde o di Anversa, a forte presenza musulmana, la pressione esercitata dai gruppi religiosi radicali è particolarmente sensibile. Storicamente, l’Arabia Saudita ha il monopolio della formazione religiosa dei musulmani di lingua araba in Belgio”.

Penso che ogni ulteriore commento sia superfluo. Con una mano li armano, con l’altra si asciugano le lacrime.


Non è però il caso di commettere l’errore di circoscrivere il discorso al solo Belgio.

Non è il Belgio che detta l’agenda della politica internazionale dell’Occidente e ne definisce le strategie. Non è il Belgio che ha imposto l’alleanza con i due Paesi massimi sponsor mondiali del terrorismo di matrice sunnita: la Turchia di Erdogan e l’Arabia Saudita.

Poche settimane fa Angela Merkel, il più importante politico d’Europa, è andata a prostrarsi da Erdogan in un umiliante vertice UE-Turchia.

Il fatto che il più importante politico dell’Europa di oggi coincida con il più incapace Cancelliere che la Germania abbia conosciuto dal Dopoguerra ad oggi spiega in che condizione di impotenza ci troviamo.

Siamo in completa balia degli eventi. Riempiamo di miliardi di Euro i burattinai del terrorismo wahhabita perchè blocchino il flusso dei profughi e questi ci ripagano mandandoci sempre più migranti, che ormai stanno trasformando intere città d’Europa in ingestibili suk arabi.

Ancora peggio della Merkel comunque è riuscito a fare Alvaro Vitali-Hollande, consegnando la Legion d’Onore al principe ereditario saudita Muhammad bin Nayef Al Saud, per … il suo impegno contro il terrorismo (!)

(Rispetto per Sophie Marceau – beniamina della nostra fanciullezza – che, pochi giorni dopo, ha rifiutato analoga onoreficenza in aperta polemica col suo governo e per non doverla condividere con un tale personaggio)

Per non parlare di Obama, che da 2 anni finge di combattere l’ISIS, e più lo combatte più l’ISIS si diffonde, dall’Iraq alla Siria, dall’Egitto alla Libia, fino a pochi chilometri dalle nostre coste.

Quanto fosse poco credibile l’impegno americano contro l’ISIS lo ha dimostrato Putin, che con un sforzo minimo ha capovolto le sorti della guerra in Siria ricacciando i terroristi dell’ISIS oltre la storica città di Palmira, riconquistata dalle truppe fedeli al Presidente Assad, grazie al supporto aereo russo, proprio domenica scorsa.

Obama, la Merkel, Hollande, gli sventurati governanti belgi. Una generazione di politici sfortunata, si dirà, non in grado di far fronte ad una situazione più grande di loro.

“Essere completamente creduloni fino all’idiozia è una delle gioie supreme della vita.”
diceva Henry Miller.

— — —

Non si tratta di una sola generazione di politici.

É molto difficile liberarsi dagli stereotipi che condizionano il nostro modo di percepire la realtà che ci circonda.

Descrivere un mondo musulmano laico e tollerante, dove l’istruzione dell’obbligo vigeva per tutti, maschi e femmine, dove i matrimoni combinati erano proibiti dalla legge, dove le ragazze potevano tranquillamente passeggiare per strada in gonna corta e l’uso del burqa era fortemente disincentivato, dove la possibilità di reintrodurre la Shari’ah era tanto probabile quanto lo è oggi da noi quella di reintrodurre la Legge del Taglione può sembrare un vano esercizio di fantasia.

Kabul, Afghanistan, 1978. Quella afgana era una societa’ laica, moderna e socialista, ai tempi del governo filo-sovietico. Per contrastare tale governo gli americani armarono i feroci Mujaheddin che, giunti al potere, rimisero in vigore la Shari’ah, parificando le donne ad oggetti di proprieta’ prima dei padri, poi dei mariti.

Invece la maggior parte dei Paesi musulmani nel dopoguerra rispondeva proprio a questa descrizione.


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