Jonathan Swift: l'arte di abolire chi vuole abolire il cristianesimo

Camillo Langone - Dom, 17/04/2016

L'autore satirico, famoso per "I viaggi di Gulliver", scrisse un meraviglioso pamphlet in difesa della nostra religione. Anche se ha più di trecento anni è ancora attualissimo e mette in guardia contro l'ateismo e l'avanzata dell'islamismo


Prendiamolo sul serio, Jonathan Swift. Prendiamo perciò sul serio il manifesto della nuova collana in cui appare Aboliamo il cristianesimo! e che si chiama «Classici in rivolta», pubblicata dalla giovane, eroica, romagnola casa editrice Giubilei Regnani.


L'intento dichiarato anzi dichiaratissimo, come in ogni manifesto che si rispetti, è quello di rivitalizzare antichi testi facendoli uscire dal limbo depotenziante dei classici. E allora leggiamo queste pagine come fossero composte ora e firmate non dal Jonathan di Gulliver ma da un Jonathan contemporaneo, che so, da un Jonathan Franzen convertito ai temi religiosi o da un Jonathan Coe meno socialista del solito. Oppure, ancor meglio, da uno Swift redivivo, tornato per fustigare la nostra ottusità.


Prendiamo dunque sul serio il pamphlet apparso in Inghilterra nel 1708, spazio-tempo a cui è difficile credere essendo un libro perfetto per l'Europa continentale e l'Italia peninsulare di tre secoli dopo. «So bene quanto sia sciocco e presuntuoso ragionare in modo diverso dall'umore e dall'inclinazione della collettività» è l'incipit che io dovrei copiare e incollare in molti miei articoli.


Ogni volta che parto lancia in resta contro l'ambientalismo o l'animalismo o l'immigrazionismo o l'omosessualismo dovrei ricordarmi del formidabile Jonathan che aveva già compreso quanto fosse vano, oltre che pericoloso, scagliarsi contro gli ismi alla moda. I quattro ismi citati sono tipici della nostra epoca debosciata, quindi Swift non poteva riferirsi a essi, ma c'è un groppo ideologico che accomuna il suo tempo al nostro perché risale almeno al Settecento: il relativismo, l'indifferentismo, l'ateismo che allora come oggi (sebbene in forme diverse) si battono per abolire il cristianesimo. Swift lo affronta a suo modo: da estremista del paradosso, oltre che da anglo-irlandese super-pragmatico, ma lo affronta eccome. Si può dubitare del suo fervore religioso? Volendo. Il postfatore Federico Scardanelli inizialmente barcolla: «Non sai mai se ti sta pigliando per i fondelli. La difesa del Cristianesimo impalcata da Swift pare uno scherzo».


Ma poi raggiunge un punto fermo: «Swift ha già capito tutto, che l'Europa civilizzata è cristiana per noia e per abitudine, di fatto non crede in nulla». Ritengo improbabile che un campione di anticonformismo parteggiasse per una miscredenza riconosciuta come conformistica, di massa. Si sospetta che Swift fosse diventato pastore anglicano per convenienza anziché per vocazione, giusto per procacciarsi uno stipendio (eterno problema degli intellettuali...), ma dopo il testo che dà il titolo al libro possiamo leggere, a pagina 41, Sul dormire in chiesa, ed è precisamente una bellissima predica sulla necessità di seguire con attenzione le prediche, con passaggi antinichilisti e del tutto privi di venature ironiche.


È difficile immaginare che un simile autore fosse eterodosso come spesso lo si dipinge, considerata inoltre la sua pur modesta carriera religiosa. In Aboliamo il Cristianesimo! Swift smonta con le capacità dialettiche che gli conosciamo le argomentazioni di chi vorrebbe realizzare lo slogan del titolo, e sono argomentazioni attualissime perché anche oggi si vorrebbe espellere la religione dalla società, degradandola a fatto privato.


Swift spiega l'inutilità del lavoro festivo, grande sogno delle odierne catene commerciali, e poi piazza una frase che sembra scritta stamattina per gli aperturisti bergogliani: «Che cosa importa quanto sia grande la porta che aprirete, se ci sarà sempre qualcuno che porrà il suo orgoglio nel rifiuto a entrarvi?». Che ci crediate o meno, c'è qualcosa di ratzingeriano in questo libro di trecento e passa anni fa. Ricordate l'esortazione incredibilmente pragmatica di Papa Benedetto XVI a «vivere come se Dio fosse», anche a prescindere dalla fede?


Swift scrive: «Supponiamo che il cristianesimo si estingua, la gente non sarà contenta fino a quando non troverà un'altra forma di culto, che di sicuro condurrà alla superstizione». Meglio pertanto vivere come se Cristo fosse... In caso contrario non c'è solo il rischio di mettersi a idolatrare gli animali, c'è pure quello di aprire le porte a una religione molto meno accomodante e benevola. Ebbene sì, Swift aveva previsto anche il Califfo, solo che lui lo chiama Turco, esortandoci a starne lontani: «La sua gente sarebbe scandalizzata dalla nostra empietà. I turchi, infatti, non soltanto sono devoti osservanti del culto religioso, ma peggio ancora credono in Dio, che è più di quanto ci si aspetta da noi, anche se manteniamo il nome di cristiani».


Pensare che centinaia di milioni di europei ancora non hanno capito che abolire il cristianesimo significherebbe, in men che non si dica, instaurare l'islamismo. Tutta gente che non prende sul serio Swift.


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