MANUALETTO DI ANTIECONOMIA. (3)

Roberto Pecchioli MAURIZIOBLONDET.IT

MANUALETTO DI ANTIECONOMIA. PER CAVALCARE LA TIGRE (2)


Bretton Woods, FMI, Banca Mondiale , la crisi del petrolio. La fine del comunismo. (3)

A Bretton Woods fu organizzata l’egemonia americana sul mondo occidentale, che, di lì a pochi mesi, a guerra finita, sarebbe stato definito “libero”, in opposizione alla parte di pianeta controllata dall’Unione Sovietica comunista. Venne abolito il “gold standard” e stabilito un sistema di cambi semifissi imperniato sul dollaro. Solo il dollaro manteneva la convertibilità in oro, al prezzo di $ 35 all’oncia. Vennero costituite due organizzazioni transnazionali che rappresentano tuttora lo strumento finanziario per la dominazione del mondo da parte dell’impero americano trionfante, il FMI, Fondo Monetario Internazionale, e la Banca Mondiale.

Finanziato in percentuali diverse dagli aderenti ( l’Italia detiene circa il 3,5 per cento) , ma con uno statuto che impedisce ogni decisione sgradita agli angloamericani, il Fondo Monetario ha lafunzione di impedire politiche protezionistiche e svalutazioni competitive. Nei fatti, è divenuto il gran finanziatore ad usura dei governi in difficoltà, cui impone , in cambio del denaro, politiche ultraliberiste, privatizzazioni, abbandono delle colture e delle attività tradizionali di quei Paesi , dirigendone l’economia secondo gli interessi dei soliti noti: multinazionali e sistema finanziario .

La Banca Mondiale nacque con lo scopo dichiarato di aiutare i contraenti in difficoltà , ma il suo ruolo , analogo a quello del FMI, è quello di costruire, determinare, un’economia del debito perpetuo ed impagabile. Invano , a Bretton Woods, il grande economista inglese John M. Keynes cercò di contrastare tali tendenze , che hanno prodotto una dittatura monetaria del dollaro, valuta in cui ancora oggi si compravendono il petrolio , le materie prime industriali ed agricole, e che fa da riferimento per il prezzo di qualsiasi bene o speculazione.

Di più: sganciata da controlli, la Federal Reserve ha continuato a stampare dollari senza copertura in oro, come dimostrò il generale De Gaulle. In sostanza, gli americani pagavano in pezzi di carta, sette volte il valore dell’oro fisico detenuto: falsari in grande stile , armati fino ai denti.  La crisi petrolifera degli anni Settanta determinò la fine del meccanismo: il 15 agosto 1971, gli Stati Uniti sospesero il sistema ed abolirono l’ultima traccia di “gold standard”. Le divise fluttuarono liberamente, ed il problema fu la sostanziale abolizione della riserva, ovvero della garanzia reale sull’emissione.

Un colpo formidabile verso la finanziarizzazione dell’economia , ed un ulteriore stretta della legge del più forte. Con l’aumento costante e definitivo del prezzo dell’energia, iniziò in Europa la lunga marcia a tagliare i diritti sociali conquistati dal mondo del lavoro, che l’Italia aveva conosciuto sin dagli anni Venti, si esaurì la spinta di un ciclo che venne poi chiamato dei “trenta gloriosi”, e si impose nel mondo la forza dei petrodollari dei Paesi produttori di petrolio. In quegli anni, la Libia arrivò a detenere il 12, 5% delle azioni della Fiat.

L’Italia, spinta dall’inventiva di centinaia di migliaia di imprenditori e dalla capacità di milioni di tecnici ed operai diveniva intanto un grande produttore industriale. L’ENI di Enrico Mattei, poi ucciso nel 1962 da sicari del mondo petrolifero faceva ricerca di altissimo livello e permetteva all’Italia di ottenere idrocarburi a basso prezzo. La Fiat seppe diventare un gigante automobilistico, e la Olivetti inventava il primo computer. Buona parte del merito andava al sistema economico misto ereditato dall’epoca fascista e conservato dai governi democristiani, nonché al controllo del credito , attraverso le BIN ( Banche di Interesse Nazionale) e la prevalente struttura pubblica della Banca d’Italia.

Il liberismo, tuttavia, avanzava e negli anni 80 conquistò il governo di Usa e Gran Bretagna, e soppiantò, a livello politico, universitario e scientifico, l’economia keynesiana dei decenni precedenti, basata sull’intervento pubblico a debito.

La Scuola viennese ( Von Hajek e Von Mises) , rigidamente liberista , prese il sopravvento, completata dal monetarismo di Milton Friedman ( Scuola di Chicago), il cui principio base era, ed è, il controllo della circolazione della moneta, quindi l’istituzionalizzazione della scarsità. L’implosione del comunismo per l’incapacità di offrire benessere materiale e libertà ai popoli, nel 1989, cambiò radicalmente la geopolitica internazionale, determinando un repentino cambiamento nelle prospettive di vita di tutti i popoli, a seguito della vittoria planetaria del modello capitalista di tipo americano.

La globalizzazione. La terza rivoluzione industriale.

Non è possibile comprendere gli sviluppi dell’economia e della finanza contemporanea , a partire quindi dalla caduta del muro di Berlino ( novembre 1989) e della successiva fine dell’Unione Sovietica (1991) , con la secessione di pezzi importantissimi degli Stati che la componevano ( Kazakhstan, Ucraina, Azerbaijan su tutti) senza richiamare il ruolo dei un’altra organizzazione internazionale , l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che sostituì nel 1994 il vecchio GATT ( Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio), fondato nel 1947, e senza prendere atto dell’immensa importanza assunta nel tempo dal sistema delle Banche Centrali , soprattutto dagli anni Ottanta .

Per l’Italia, la data chiave è il 1981, allorché, con una semplice lettera al governatore, il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta cambiò radicalmente il ruolo della Banca d’Italia , che non fu più obbligata all’acquisto illimitato di titoli di Stato. In sostanza, con la scusa delle conseguenze di lungo periodo della crisi petrolifera e l’entrata dell’Italia nello SME ( Sistema Monetario Europeo, a cambi flessibili ), si toglieva alla banca centrale il ruolo di compratore finale, e si rinunciava a calmierare il prezzo delle emissioni di titoli pubblici .Vedremo più avanti il ruolo delle banche centrali e la loro progressiva privatizzazione .

Altri strumenti di dominazione

Il WTO è un altro degli organismi transnazionali dominati dagli Usa, che costituiscono la spina dorsale del potere economico e finanziario globale, imperniato sull’ideologia delle privatizzazioni, dell’abolizione delle barriere doganali ( dazi) e dell’esproprio della sovranità politica, economica e finanziaria degli Stati. Obiettivo del WTO è  la completa liberalizzazione del commercio mondiale, da perseguire attraverso l’uguale trattamento riservato ai beni importati rispetto ai beni nazionali e la formulazione di regole commerciali comuni .

L’accordo di Marrakech nel 1995 ne è stato il cardine, e l’esito sono state le delocalizzazioni massicce delle aziende, l’importazione selvaggia di beni a basso costo e bassa qualità, ma soprattutto l’irruzione nel mercato globale del gigante Cina, ammesso , con mossa a sorpresa di parte americana, a far parte del WTO nel 2001, evento che ha cambiato la storia economica del mondo. Intanto, l’economia reale si è spostata dall’industria pesante a quella “pensante”, tecnologica, leggera.

Ciò ha determinato una bolla finanziaria speculativa impressionante nei settori informatici ed elettronici. Tiscali , la società di servizi di Renato Soru, arrivò ad essere più capitalizzata di Fiat. Sgonfiatasi, la bolla lasciò sul lastrico milioni di investitori – sempre i piccoli e medi, il parco buoi di einaudiana memoria-  ma anche una poderosa, inedita riconversione di interi apparati industriali, al termine delle quale sono risultati milioni i nuovi disoccupati, i lavoratori anziani non ricollocabili, i giovani privati di prospettive.

Anche i limoni arrivano dagli antipodi, ed è questa la cifra della globalizzazione come oggi la intendiamo. Possiamo definirla il sistema in cui il pianeta intero, o gran parte di esso, è coinvolto in un immenso processo di omologazione economica, finanziaria , politica e culturale, volto ad affermare la completa liberalizzazione della circolazione di beni, denaro, uomini e servizi, sotto l’egida di un’ unica autorità la cui ideologia ufficiale è il liberismo economico ed il cui obiettivo è il controllo completo delle risorse e degli Stati.

La chiamano, opportunamente, “governance” nella loro lingua ufficiale, l’inglese globale, per significarne la depoliticizzazione, il carattere di amministrazione dell’esistente, ovvero del mercato unico mondiale, asserito come fatto naturale e snodo finale della storia dell’umanità. Uno dei banchieri Warburg, famiglia tra le più potenti e ricche da generazioni,  ammise fin dal 1950 che l’obiettivo finale della sua iperclasse è l’istituzione di un unico ordine e governo planetario diretto dall’alta finanza. (NWO Nuovo Ordine Mondiale).


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