PREGHIERE DI CAMILLO LANGONE

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PREGHIERE




Abbiamo bisogno degli eremiti di una volta!


Si legga, nel giorno della crocifissione di Cristo, “Gli eremiti del deserto” (Quodlibet) in cui con stile piano e per nulla devozionale Ermanno Cavazzoni racconta le autopunizioni dei Santi che dimoravano solitari nei deserti di Egitto, Palestina e Siria.

Santi che non mangiavano o non bevevano o non dormivano, che vivevano in cima a colonne o in fondo a cisterne vuote, magari appesantiti da ottanta chili di catene, Santi che non avevano indulgenza per sé stessi e nemmeno per gli altri: Sant’Ilarione rimproverò un’indemoniata, dopo averla liberata, perché pur essendo vergine qualche spiraglio a Satana l’aveva offerto di sicuro. Negli eremiti di quei lontani secoli era fortissimo il senso del peccato, il timore del Male, l’incombere del giudizio.

Leggendo le loro vite sembra di leggere di un’altra religione, molto più efficace del cristianesimo senza croce che va per la maggiore. Innanzitutto quei campioni della fede guarivano i malati, e inoltre, all’occorrenza, ammansivano le belve feroci. “Questa guerra si argina solo con una politica di integrazione” ha detto il vescovo Galantino: chiedendo il soccorso dello Stato, e non di Dio, ha dimostrato di non saper ammansire nemmeno una zanzara.

Prego perché dal deserto arrivi un eremita del tipo di colui che veniva morso dalle vipere e si curava con un segno di croce e si salvava.

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Bruxelles, capitale delle scimmie


La notte dopo gli attentati ho preso le gocce di melissa per calmare il cervello e quelle di biancospino per calmare il cuore e a letto ho riaperto “La capitale delle scimmie” di Baudelaire. Poeta morto e tuttavia più informato, riguardo l’essenziale, di qualsiasi giornalista vivo. Per Charles il Belgio era il paese europeo che meglio incarnava la modernità e quindi la moderna idiozia: la capitale delle scimmie era appunto Bruxelles, così chiamata per il conformismo, il gregarismo, la tendenza dei suoi abitanti a imitare senza ragionare.


Ci volevano degli scemi per pensare che riempirsi di coranisti e di moschee non avrebbe avuto conseguenze.


Che il sorpasso (ormai avvenuto) dei figli della Sura della Conversione (“Uccidete gli idolatri dovunque li troviate”) sui figli del Vangelo di Matteo (“Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”) sarebbe stato solo un fatto statistico. “Il carattere belga non è ben definito. Fluttua tra il mollusco e la scimmia”. Allora come oggi il Belgio si trova all’avanguardia ed è uno spreco di tempo condannare, fremere, discutere, auspicare, siccome allora come oggi “la stupidità di questo popolo somiglia alla stupidità di tutti i popoli”.


Di tutti i popoli europei.


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Datemi nuovi scrittori illegali e antisociali

Case editrici, datemi un nuovo scrittore come Aurelio Picca che, intervistato l'altro giorno dal Manifesto, all'intervistatrice che lo ha appena visto lasciare il coupé otto cilindri in divieto di sosta ha detto: “Lascio la macchina dove mi pare, se mi fanno la multa lo avevo messo nel conto, agire così mi dà grande libertà”. Datemi una nuova scrittrice come Isabella Santacroce che saliva sul treno senza biglietto e casomai pagava biglietto più multa al controllore perché le dive non devono fare file in biglietteria, ci mancherebbe.


Datemi nuovi scrittori illegali e antisociali, affinché smetta di rimpiangere la letteratura italiana anni Novanta e cominci a sperare nella letteratura italiana anni Venti.


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