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ANTIDOTI

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ANTIDOTI

Mentre attendo il tiggì, zappico tra i canali e mi imbatto in una tizia che in qualche talkshow sbraita che le nozze omosessuali eccetera ci allineerebbero finalmente ai «paesi civili».


Mi viene in mente il seguente pensiero: l’America di Obama scorreggia e a tutti tocca adeguarsi per diventare «civili». Prima i trinariciuti erano di obbedienza moscovita, oggi sono amerikani. Poveracci, deve essere il dna… Il modello è il cane da lager: obbedisce a bacchetta al padrone e ringhia contro chi vuole scappare.



Dal blog di Luigi Fressoia: «Nei secoli e millenni la popolazione al 95% è stata povera, poverissima o in miseria e la Chiesa non mi pare ne fosse ossessionata, oggi che povera è una esigua minoranza (intorno al 10% in questi tempi di crisi, ma povertà relativa nel senso che i disoccupati di oggi mangiano tutti i giorni, hanno una casa, un’utilitaria, il computer, il cellulare e l’armadio pieno di abiti), pare che il restante 90% non esista. Non esista e sia pure colpevole».


TOTO’

Riporta l’agenzia AdnKronos (16 dic.) che Radio Radicale potrà contare anche quest’anno sul finanziamento statale (10 milioni di euro), approvato dalla Commissione Bilancio «nel rush finale delle votazioni sulla legge di stabilità».


Com’è che diceva Totò?


FORLANI

Natale Forlani, direttore generale dell’immigrazione presso il ministero del lavoro e delle politiche sociali (cit. dal blog “Settimo cielo”): « Anziché intervenire con l’adozione di approcci selettivi nelle politiche di accoglienza e di contrasto, a partire da una corretta identificazione dei migranti e da una rapida definizione dei requisiti di protezione internazionale, si è adottata una politica di accoglienza dissennata, diventata una sorta di assicurazione di fatto per i trafficanti di esseri umani, che hanno rapidamente incrementato il numero degli imbarchi su mezzi sempre più precari e abbandonati a pochi chilometri dalle coste della Libia. Con l’operazione “Mare nostrum” sono aumentati i salvataggi di vite umane quanto i morti annegati, in una percentuale dei secondi sui primi che è rimasta inalterata rispetto agli sbarchi accaduti prima e dopo l’operazione richiamata».



Entro in un mega-negozio di dolciumi e prendo alcuni pacchi e pacchetti di mercanzia. Mi avvio alla cassa. Il lungo negro che fa da vigilante mi dà l’alt: no, devo fare il giro. Ma come, dico, la cassa è proprio lì davanti a me, anzi ce ne sono tre e tutte vuote. Niente, la via che sto prendendo, dice, serve a uscire; per le casse devo fare il (tortuoso) giro. Anche se non c’è nessuno. Benissimo, dico.


Piglio i pacchi & pacchetti e li rimetto al loro posto, poi esco senza comprare nulla. Rifletto: sia il vigilante che le cassiere sono salariati, se io non compro non gliene frega niente. Questo piccolo aneddoto, cari lettori, vuole essere un elogio del cottimo: applicato su scala nazionale, risolverebbe la crisi economica.


ARMI

Leggo sull’agenzia Corrispondenza Romana (da Il Messaggero.it del giorno di Natale 2015) che in un ospedale di Houston, Texas, stavano espiantando George Pickering colpito da ictus e frettolosamente dichiarato “cerebralmente morto”. Il padre, non convinto, aveva protestato ma vanamente. Allora, da buon texano, aveva puntato la pistola alla tempia ai medici. E’ arrivata la polizia, ma ci sono volute tre ore prima che l’uomo si facesse arrestare. Un tempo sufficiente per mostrare a chi lo ammanettava che il figlio, quando lui lo chiamava, gli stringeva la mano. George si è risvegliato e pare stia bene.


NEWCRIMEA

Ci risiamo. Inghilterra e Francia (e Usa, più Arabia) alleati con i turchi contro la Russia. Manca un altro Cavour. Non mancherà, scommettiamo, un’altra Balaklava.



Ho letto, all’interno di una lunga intervista al vescovo Schneider, questa frase: «La Chiesa non è proprietà privata del Papa. Il Papa non può dire “Io sono la Chiesa”, come il re francese Luigi XIV che aveva detto “Lo Stato sono io”. Il Papa è solo il Vicario, non il successore di Cristo». Mi ha fatto pensare. Infatti, non ci avevo mai pensato. Fin qui, credevo che la Chiesa fosse proprietà privata dei preti, così come lo Stato lo è dei politici. Ma poi mi son detto: e chi sono io per giudicare? E mi sono chiamato fuori.



«Che cosa avrebbe detto don Giussani? Come avrebbe risposto lui, come si sarebbe comportato in questa mia stessa situazione?». In effetti, nel 1993 il fondatore di Cl così parlò: «Non si può dire amo i miei figli permettendo alla società di farne man bassa. Non si può dire amo la mia famiglia, ci tengo alla mia famiglia, permettendo al costume sociale di distruggerla. Occorre il coraggio di difendere questi riferimenti in pubblico associandosi perché senza l’associarsi la debolezza del singolo o del particolare è travolta da qualsiasi forma di potere». Un libro di Gianfranco Amato e Gabriele Mangiarotti cerca di dipanare la questione: «Per l’umano e per l’eterno. Il dialogo con don Giussani continua» (Ares). Per quanto mi riguarda, credo che ogni realtà ecclesiale, oggi, abbia analoghi problemi sia di scelta che di identità.



Quando mi trasferii a Milano –io, meridionale- lì per lì ero gasato dal fatto che ci potevo trovare tutto. Mi affezionai, tra gli altri, a un negozio di dvd usati, dove, appassionato di film «introvabili», compravo a man bassa. Un giorno che avevo fatto una vera incetta, mentre il titolare mi metteva la merce in busta mi scappò un allegro: «Eh, mi tratta bene, vero?». Intendevo: visto che sono un cliente fedele e che questa volta ti ho quasi svuotato il locale, mi fai un po’ di sconto? Mi fissò impassibile, raggelandomi: «Perché?». Solo allora realizzai che adesso abitavo a Milano.



DONNEDUDUDU’


E’ incredibile il numero di amici fraterni, d’infanzia, di liceo, d’università, con i quali abbiamo condiviso avventure, risate, vestiti, spiccioli, sigarette con un amore superiore a quello per i nostri fratelli veri… amici per la pelle e per sempre che ho perduto quando si sono sposati.



Prima si è mosso il popolo: cari vescovi, con voi o senza di voi, noi saremo in piazza. A quel punto, Bagnasco ha parlato. Così, anche Francesco ha dovuto. Allora, Roma locuta, l’endorsement dei vescovi è diventato valanga. Monito per prossima volta.


Ho un cruccio che non so rivolvere. Nella mia villetta al lago ho ben due cassette per la posta. La zona in cui si trova è affollatissima di supermercati. Questi propagandano i loro prodotti in fascicoli di grande formato e molte pagine. Detti fascicoli sono affidati a torme di volantinatori che li infilano in ogni buca da lettere che trovano. Così, ogni giorno le mie cassette sono intasate da detti fascicoli, e la posta vera ha difficoltà a farsi strada nel foro, tanto da sporgere per tre quarti. Quando piove, e là piove spesso, tutta ‘sta carta diventa poltiglia. Talvolta gli avvisi di giacenza all’ufficio postale sono illeggibili perché l’inchiostro è colato via (con conseguenze di incomodi, per me, che non sto ad elencare). Sulle due cassette ho messo una grande scritta: «No pubblicità». Ed ho predisposto, accanto, ben due ampi contenitori in cui mettere la stessa. Ma i volantinatori sono spesso extracomunitari che non sanno leggere l’italiano. O, se sanno farlo, semplicemente se ne sbattono. Appostarsi per minacciarli non serve a molto, perché detti personaggi cambiano spesso e bisognerebbe farlo con ognuno e ogni volta. Così, mi tocca radunare tutta questa carta e farle posto in casa, perché il Comune è virtuoso e la raccolta differenziata ha cadenze settimanali. E, se nel «paper day» sono assente, la carta in casa diventa montagna. Mi chiedo, en passant, se detto sistema pubblicitario porta-a-porta sia davvero proficuo per i supermercati (tutti) che lo attuano. Mah. Voi che fareste al posto mio?






DIZIONARIO

Da La Nuova Bussola Quotidiana del 28. Dicembre 2015: «Quando il cristianesimo, come il buon grano, cominciò a germogliare, insieme ad esso crebbe anche la zizzania. Così, stufi dei tumulti intragiudaici e malamente informati sulla nuova setta dei nazareni, gli imperatori romani cominciarono a usare le maniere spicce.


Allora diversi intellettuali cristiani misero mano alla penna per spiegare che sulla religione di Cristo si erano accumulate molte falsità. Con perizia e scienza, misero i loro talenti al servizio della verità e i loro scritti vennero detti, alla greca, “apologie”. Col passare dei secoli, il termine è diventato sinonimo di “magnificazione acritica”, ma in principio non fu così, perché si trattava solo di esposizione di una realtà accompagnata dalla confutazione delle menzogne. Tanto tempo è passato da allora, ma la zizzania è sempre tra noi, e ogni generazione abbisogna di apologeti che sgombrino il campo dalle malepiante seminate nei cervelli. Quante volte ci siamo sentiti rinfacciare le supposte malefatte dei cristiani? Ci si faccia caso: sono sempre le stesse, Galileo, l’Inquisizione, le Crociate… Spesso si ha l’impressione di star cercando di lavare la testa all’asino, come dicono i contadini siciliani: appena l’hai lavato, l’asino, eccolo rotolarsi nella polvere.


O, se preferite: appena lavi la macchina, piove e si infanga di nuovo. Che ci volete fare, smettereste di usare lo spazzolino da denti solo perché, tanto, dovrete mangiare di nuovo? Così, armati di pazienza, ci rassegniamo a ripetere per l’ennesima volta che l’erba è verde e il cielo è azzurro, anche se ti hanno reso daltonico e non distingui più i veri colori. Poiché si tratta, appunto, di una Fatica di Sisifo (fatevi spiegare chi era o cercate su wikipedia), ci siamo organizzati in modo più tecnico e abbiamo dato vita a un Dizionario elementare di apologetica, un’opera che contiene le più comuni –e diffuse- disinformazioni sul cristianesimo in versione cattolica (la più diffamata, perché quella «giusta»): ben 140 voci in ordine alfabetico compilate in modo semplice e pratico dai più scafati apologeti italiani, da Messori al sottoscritto, da Agnoli a Zichichi, da Cascioli a Gotti Tedeschi, passando per tutti gli altri. Così, se vostro cognato vi assilla con la Strage della Notte di San Bartolomeo, non dovete fare altro che aprire il Dizionario alla voce corrispondente e leggerglielo o riassumerglielo. Se insiste perché -avendo letto qualche romanzo- si crede colto, al piede della voce ci sono indicati i libri (veri) per approfondire l’argomento. Se invece colei che dice fesserie è la vostra insegnante di Italiano (cosa non rara dacché l’abilitazione in materia prevede anche l’indottrinamento in Storia) e costei vi rammenta il Concilio di Macôn credendo in inchiodarvi, niente paura: Dizionario alla mano, sarete in grado di respingere la fesseria al mittente. Magari, se davvero è in buona fede, le farete un piacere, perché sono in tanti, da Voltaire in poi, a credere che sia stato quel Concilio (che in realtà era solo un sinodo) a concedere l’”anima” anche alle donne. Insomma, si tratta di un volume che tutti i cattolici dovrebbero avere in casa. Un volume da regalare a quelli che non credono, ma che sono tuttavia uomini di buona volontà (con gli altri è inutile).


Un volume che confuta, sì, le più diffuse sciocchezze sul cattolicesimo, ma che non si illude di coprirle tutte, perché la zizzania non dorme mai e mai si stanca. Ma neanche noi ci stanchiamo, tranquilli. E ne faremo un secondo, di volume, e un terzo se necessario, così che quelli che prenderanno il nostro posto quando noi non ci saremo più possano salire sulle nostre spalle. Così come noi siamo saliti sulle spalle di quelli che ci hanno preceduto». -Dizionario elementare di apologetica, a cura di Gianpaolo Barra, Mario A. Iannaccone, Marco Respinti (ed. Istituto di Apologetica: info@iltimone.org), pp. 560, €. 25,00.




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