Verso la Bancarotta: L'Apocalisse Demografica Italiana

Di FunnyKing , il 19 febbraio 2016

Verso la Bancarotta: L’Apocalisse Demografica Italiana

 

Una Apocalisse.


Non c’è un modo diverso per commentare il completo ed assoluto disastro demografico descritto da Istat nel suo rapporto 2015.


Persino io, che come noto, non brillo per ottimismo sono rimasto senza parole.


Il rapporto integrale lo trovate qui, io vado per punti salienti:


  • I residenti in Italia calano a 60.626.000 ovvero -139.000 unità, -0.23%
  • I residenti stranieri salgono a 5.054.000 ovvero +39.000 unità, la tendenza si sta invertendo.
  • I residenti in Italia  cittadini italiani scendono a 55.600.000 ovvero -179.000 unità
  • diminuisce la speranza di vita in Italia a 80,1 anni (da 80.3 anni) per gli uomini e a 84.7 anni (da 85 anni) per le donne.
  • Il saldo naturale italiano cioè la differenza fra i morti nel 2015 e le nascite sul territorio italiano è di -165.000 unità.
  • la fecondità delle donne italiane scende a 1.35 per donna
  • Tra iscrizioni all’Aire e cancellazioni 128.000 cittadini italiani sono emigrati all’estero

Lo ripeto una apocalisse.


I due dati devastanti sono da una parte il più basso indice di fecondità del mondo ovvero 1.35 bambini per ogni donna in età feconda, dall’altro il micidiale saldo migratorio di italiani che vanno via a cercare fortuna e pagare tasse e sistemi pensionistici all’estero. Spesso dopo essersi formati nei sistemi scolastici e universitari pubblici italiani.


A leggere questi dati quanto sento parlare di “emergenza immigrazione” rido a crepapelle, già nel 2016 potremmo assistere ad un saldo negativo anche degli “stranieri” in fuga dall’inferno italiano.

Incredibili i saldi di alcune regioni:



Vi do un consiglio, se intendete comprare casa in Liguria (specie a Genova) o in Valle d’Aosta, aspettate. C’è una prateria di appartamenti sempre più vuoti che vi aspetta.

Non intendo neppure commentare il gossip sull’aumento della mortalità in Italia, tra invecchiamento della popolazione, minor reddito disponibile e pratiche mediche per lo meno opinabili mi pare quanto meno il minimo da aspettarsi.




Commento Finale: di fronte a dati demografici come questi, ovvero al combinato disposto di invecchiamento della popolazione residente, emigrazione della parte migliore e più produttiva dei cittadini italiani dal tasso RIDICOLO di natalità l’esito non può che essere la dissoluzione della cultura italiana (ammesso che sia mai esistita). La Bancarotta dei conti pubblici e dei sistemi di welfare è comunque inarrestabile ed anzi è forse l’unico evento che potrebbe riportare un minimo di condizioni per invertire il trend per lo meno sul lato emigrazione (dopo una botta tremenda però).

Amici miei, siate consapevoli e siate preparati.


Soprattutto fate l’unica cosa che rimane, andate via se avete qualcosa da perdere. L’Italia sta precipitando e l’atterraggio sarà violentissimo.



Verso la Bancarotta: Torna alla Consueta Discesa l’Industria Italiana

Partiamo dalla notizia da Istat:

Fatturato e ordinativi dell’industria

A dicembre il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, registra una diminuzione dell’1,6% rispetto a novembre (-1,7% sul mercato interno e -1,4% su quello estero).

Nella media del 2015 il fatturato segna un aumento dello 0,2%, sintesi di una flessione sul mercato interno (-0,2%) e di un incremento su quello estero (+1,2%).

Negli ultimi tre mesi, l’indice complessivo registra una flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,3% per il fatturato interno e +0,6% per quello estero). Sulla flessione trimestrale pesa la dinamica negativa delle vendite di prodotti energetici, al netto dei quali il fatturato risulta, complessivamente, in crescita (+0,5%).

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di dicembre 2014), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 3,0%, con un calo del 2,7% sul mercato interno e del 3,2% su quello estero.

A dicembre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano flessioni congiunturali per l’energia (-4,6%), per i beni strumentali (-2,2%), per i beni intermedi (-1,2%) e per i beni di consumo (-0,7%).

L’indice grezzo del fatturato cresce, in termini tendenziali, dello 0,2%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni strumentali.

L’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,5%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-17,2%).

Gli ordinativi totali segnano una diminuzione congiunturale del 2,8%, sintesi di una flessione del 4,8% degli ordinativi interni e di un aumento dello 0,2% di quelli esteri.

Nel confronto con il mese di dicembre 2014, l’indice grezzo degli ordinativi aumenta dell’1,5%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di prodotti di elettronica, mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-15,4%).

Bene come volevasi dimostrare dopo un rimbalzino del gatto morto durato neppure un anno tornano i segni meno, e per vostra informazione vorrei che osservaste cosa è successo in termini comparati negli ultimi 25 anni all’Italia

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Dobbiamo tornare agli anni 70 per osservare livelli come quelli di oggi.

Credo che questa volta sarà diverso, nel senso che nella nuova forte crisi finanziaria e economica che l’Italia si appresta ad affrontare non ci sarà spazio per calciare il barattolo.

Siate consapevoli e siate preparati.

Un’ultima cosa, le agenzie di rating guardano ad un solo fattore per giudicare la sostenibilità del debito italiano, ovvero la capacità del governo di “fare quanto è necessario” per pagare interessi e capitali.

Mi spiego meglio: posto che il debito italaino ( e non solo) è impagabile per via ordinaria, e posto che gli italiani hanno il patrimonio personale per coprire, ciò che conta è che in carica ci sia un governo in grado di togliere agli uni (gli Italiani) per dare agli altri (i creditori) in maniera stabile e credibile.

Quindi la politica conta eccome, l’attuale governo garantisce a sufficenza i creditori…. domani chissà.


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