APOCALYPSE NOW. I MEDIA CELEBRANO L'INCONTRO FRANCESCO-KIRILL, MA CENSURANO L'ESPLOSIVA DICHIARAZIONE.

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APOCALYPSE NOW. I MEDIA CELEBRANO L’INCONTRO FRANCESCO-KIRILL, MA CENSURANO L’ESPLOSIVA DICHIARAZIONE. STORICO PATTO PER COMBATTERE ISLAMISMO E LAICISMO OBAMIANO ED EUROPEO


C’è uno sfondo quasi apocalittico nello storico incontro di papa Francesco con il patriarca ortodosso Kirill e s’intravede nella solenne Dichiarazione che hanno firmato: Dalla nostra capacità di dare insieme testimonianza dello Spirito di verità in questi tempi difficili dipende in gran parte il futuro dell’umanità”.


E’ un’ombra apocalittica che – in modo discreto – si trova nel magistero di tutti gli ultimi papi, da Pio XII a Benedetto XVI (ne parlo proprio nel mio libro, “La profezia finale”).


Siamo del resto nell’epoca della minaccia atomica planetaria e oggi del terrorismo globale. Il tempo in cui l’autodistruzione dell’umanità è diventata possibile.


E’ stato lo stesso Francesco, ripartendo verso il Messico, a sottolineare sull’aereo questo aspetto con una frase enigmatica: “Io mi sono sentito davanti a un fratello… Due vescovi che parlano… sulla situazione del mondo, delle guerre, che adesso rischiano di non essere tanto ‘a pezzi’, ma che coinvolgono tutto”.


Finora Francesco aveva detto che è in corso una “terza guerra mondiale a pezzi”. Ora intravede il rischio della sua esplosione globale.


Sono stati proprio i tempi drammatici che viviamo a urgere per questo riavvicinamento della cristianità orientale e di quella romano-cattolica.


Ortodossi e cattolici si sono già trovati uniti nel martirio sotto i totalitarismi del Novecento (il secolo del grande macello di cristiani) e di nuovo oggi si trovano perseguitati e uccisi insieme, soprattutto in Medio Oriente dove si stanno sradicando intere (e antichissime) chiese.


PERSEGUITATI


Questo è il principale motivo dello storico incontro e la “Dichiarazione” lo afferma esplicitamente:


Il nostro sguardo si rivolge in primo luogo verso le regioni del mondo dove i cristiani sono vittime di persecuzione. In molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa i nostri fratelli e sorelle in Cristo vengono sterminati per famiglie, villaggi e città intere. Le loro chiese sono devastate e saccheggiate barbaramente, i loro oggetti sacri profanati, i loro monumenti distrutti. In Siria, in Iraq e in altri paesi del Medio Oriente, constatiamo con dolore l’esodo massiccio dei cristiani dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose. Chiediamo alla comunità internazionale di agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente. Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati, desideriamo esprimere la nostra compassione per le sofferenze subite dai fedeli di altre tradizioni religiose diventati anch’essi vittime della guerra civile, del caos e della violenza terroristica”.


C’è poi un punto specifico sulla Siria, terreno di confronto fra Putin e Obama. La Dichiarazione che vuole dialogo e pace e chiede di debellare il terrorismo, è obiettivamente conflittuale con i progetti bellici di Turchia, Arabia Saudita e Stati Uniti.


STORIA ROVESCIATA


E’ noto che la Chiesa ortodossa russa è oggi molto vicina al presidente Putin che ha scelto – come prospettava profeticamente Solzenicyn negli anni Settanta – di liberare il Paese dall’ideologia comunista (e dai tentativi di colonizzazione occidentale) tornando alle radici cristiane del popolo russo.

La Dichiarazione dà un grande riconoscimento a questa rinascita cristiana dei Paesi che subirono l’ateismo marxista.


E poi il Papa e il Patriarca denunciano la “restrizione della libertà religiosa” che si verifica in quei paesi occidentali che un tempo furono cristiani e liberali: “i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa, del diritto di testimoniare le proprie convinzioni e la possibilità di vivere conformemente ad esse. In particolare, constatiamo che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica”.


Il riferimento è anzitutto all’Europa:


“invitiamo a rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane”.


Assistiamo così al ribaltamento della storia: mentre gli Stati Uniti di Obama incarnano oggi la minaccia di un imperialismo ideologico laicista e anticristiano, che viene pesantemente imposto anche attraverso istituzioni internazionali come l’Onu e la Ue, invece i Paesi ex comunisti rappresentano una resistenza a questa nuova “colonizzazione ideologica” (Francesco). E non intendono subirla come subirono il comunismo.


Questo fronte dell’Est non è politicamente compatto, ma anch’esso conflittuale (ad esempio Polonia e Russia non sono alleate). Vi sono ostilità politiche nei confronti di Putin.


Invece la comune religione cristiana supera le divisioni politiche e unisce cattolici e ortodossi nella battaglia contro le persecuzioni anticristiane e contro “la dittatura del relativismo” che si sta dispiegando in Occidente.


PAROLE ESPLOSIVE


Ecco quindi le fortissime parole contenute nella Dichiarazione sui cosiddetti “principi non negoziabili”. Anzitutto in difesa della famiglia naturale uomo-donna:


Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica”.


Il patriarca Kirill nell’estate del 2013 ha evocato scenari apocalittici attaccando proprio quella “serie di Paesi” dove “negli ultimi tempi” si stanno legalizzando i matrimoni omosessuali e dove “quelli che, in coscienza, combattono tali leggi imposte da una minoranza vengono repressi”.


Tutto ciò, secondo il Patriarca, che guarda gli eventi in un’ottica spirituale, è “un pericoloso segno dell’apocalisse”, quindi ha chiesto che tali leggi non si affermino nel “territorio della Santa Russia… perché questo significherebbe che la nazione ha intrapreso la strada dell’autodistruzione”.

Parole simili aveva pronunciato anche il cardinal Bergoglio nel 2010 da arcivescovo di Buenos Aires: “Qui c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra”.


Nella Dichiarazione congiunta di venerdì poi si dice: Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La  voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10)”.


C’è poi una dura condanna dell’eutanasia. Infine una forte preoccupazione per lo “sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo”.


E’ chiaro che la firma su questa Dichiarazione solenne espone il Papa sul tema oggi bollente in Italia delle unioni gay (è ben più duro di Bagnasco).


Si dirà che le sue successive dichiarazioni in aereo ne minimizzano la portata (“Non è una Dichiarazione politica, è una dichiarazione pastorale, anche quando si parla del secolarismo e di cose esplicite, della manipolazione biogenetica e di tutte queste cose”).


Tuttavia questo documento sottrae di fatto il Papa all’agenda Obama e onusiana a cui spesso è sembrato aderire. E forse l’irritazione degli ambienti obamiani, dell’establishment europeo e dei regimi islamisti non tarderà a farsi sentire.


Antonio Socci

Da “Libero”, 14 febbraio 2016


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OGGI PAPA FRANCESCO HA PARLATO CHIARO SULLA FAMIGLIA (IN PARLAMENTO ASCOLTANO?). TUTTA DA LEGGERE ANCHE LA STORIA CHE RIFERISCE MAGISTER...


DA QUALCHE GIORNO ACCADONO COSE SORPRENDENTI. CHE DAVVERO PADRE PIO SIA VENUTO IN AIUTO? E SONO ANCHE LE TANTE PREGHIERE CHE ARRIVANO AL CIELO....



http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/…/in-mes…/In Messico con papa Francesco i divorziati risposati fanno la comunione così

Proprio mentre in Italia incombe la legalizzazione delle unioni omosessuali con le annesse "adozioni", in Messico papa Francesco ha spezzato ancora una volta una lancia in difesa della famiglia tradizionale e contro le "colonizzazioni ideologiche" che vorrebbero distruggerla:

"Si crede che essa sia un modello ormai superato e incapace di trovare posto all’interno delle nostre società che, sotto il pretesto della modernità, sempre più favoriscono un sistema basato sul modello dell’isolamento. E si insinuano nelle nostre società – che si dicono società libere, democratiche, sovrane – si insinuano colonizzazioni ideologiche che le distruggono, e finiamo per essere colonie di ideologie distruttrici della famiglia, del nucleo della famiglia, che è la base di ogni sana società".


Jorge Mario Bergoglio si è espresso così nella calura di Tuxtla Gutiérrez, la capitale del Chiapas, nell'estremo sud del Messico, dopo aver ascoltato le testimonianze di quattro famiglie variamente "ferite".


E una di queste (vedi foto) era una coppia sposata civilmente dopo un divorzio, esempio vivente di quelle coppie "irregolari" alle quali non pochi cardinali e vescovi vorrebbero dare la comunione sacramentale: questione sulla quale si attende a breve un pronunciamento di papa Francesco.


Ma i due sposi non hanno affatto chiesto di fare la comunione.


"Non possiamo accostarci all’eucaristia – ha detto Humberto, il marito – ma possiamo fare la comunione attraverso il fratello bisognoso, il fratello malato, il fratello privato della libertà".


E che cosa ha detto il papa alla folla, dopo averli ascoltati? Prima ha sottolineato che "Humberto e Claudia stanno cercando di trasmetterci l’amore di Dio nel servizio e nell’assistenza agli altri". E poi si è rivolto a loro direttamente così:


"E voi vi siete fatti coraggio, e voi pregate, voi state con Gesù, voi siete inseriti nella vita della Chiesa. Avete usato una bella espressione: 'Noi facciamo comunione con il fratello debole, il malato, il bisognoso, il carcerato'. Grazie, grazie!".


Così il cronista de "L'Osservatore Romano" ha riassunto la loro testimonianza:


"Humberto Gómez, celibe, sedici anni fa ha sposato civilmente Claudia, divorziata con tre figli. Dalla loro unione è nato undici anni fa un altro figlio, che ora 'fa il chierichetto', ha tenuto a sottolineare Humberto, visibilmente emozionato. L’uomo ha ripercorso gli inizi difficili, la sofferenza di non poter fare la comunione, l’allontanamento dalla Chiesa, e poi il riavvicinamento, tre anni fa, grazie al gruppo 'Divorciados vueltos a casar' che si occupa di pastorale familiare per i divorziati risposati. Un riavvicinamento che ha portato i due coniugi a un impegno nel mondo del volontariato, accanto ai malati, ai figli di donne detenute e ai tossicodipendenti incarcerati".


Ma è utile anche leggerla per intero la loro storia, nella lingua spagnola in cui i due si sono espressi:


"Somos Humberto y Claudia Gómez. Tenemos 16 años de casados por el civil. Yo antes era soltero y Claudia divorciada con 3 hijos. El Señor nos permitió la bendición de tener un hijo mas de ambos que actualmente tiene 11 años y es monaguillo.


"Nuestra relación ha sido de amor y comprensión, pero estábamos alejados de la Iglesia, sentíamos que no teníamos un lugar. Hace 3 años el Señor nos habló y entramos al grupo para divorciados vueltos a casar. Esto cambió nuestra vida, nos acercamos a la Iglesia y recibimos amor y misericordia de nuestros hermanos de grupo, de nuestros sacerdotes. Después de recibir el abrazo y amor de nuestro Señor, sentimos que el corazón no cabía en nuestro pecho.


"Como divorciados vueltos a casar no podemos acceder a la Eucaristía, pero podemos comulgar a través del hermano necesitado, del hermano enfermo, del hermano privado de su libertad, por eso somos voluntarios en hospitales. Visitamos enfermos. Al visitarlos vimos la necesidad de alimento, de ropa y de cobija para sus familiares. Gracias a Dios tenemos más de 2 años compartiendo el alimento con nuestros hermanos. Posteriormente Claudia aceptó ayudar como coordinadora de voluntarias de la guardería que está dentro del penal del topo chico. Una vez integrada conocimos las necesidades de los internos que están en la clínica de rehabilitación de adicciones dentro del penal de hombres y decidimos apoyarlos con acompañamiento y con artículos de higiene personal.


"Es maravilloso el Señor. Y nos permite servir a quien lo necesita, solo dijimos 'sí' y Él se ha encargado de mostrarnos hacia donde caminar. Somos bendecidos porque tenemos un matrimonio y una familia donde el centro es Dios. Papa Francisco, muchas gracias por su amor".

Ecco il link al video con la loro testimonianza e il loro incontro con papa Francesco:


> ¿Comunión para divorciados en nueva unión? Esta pareja emocionó al Papa


Se occorreva una prova lampante di "integrazione" e di "più piena partecipazione" nella Chiesa, "come membra vive", dei divorziati risposati – secondo quanto proposto nella "Relatio" finale del sinodo sulla famiglia e "secondo l'insegnamento della Chiesa" –, senza accedere alla comunione eucaristica, questa coppia l'ha data.


E papa Francesco, ascoltandoli, annuiva convinto.


Resta da vedere che cosa scriverà nell'attesissima esortazione postsinodale.


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