Miriano: 'Tv, giornali e cinema ormai disprezzano la famiglia'

Camillo Langone per 'il Giornale'

Intervista di Camillo Langone a Costanza Miriano


Costanza, vedrai Sanremo?
(È una domanda che in questi giorni sto facendo un po' a tutti e a maggior ragione alla nostra massima scrittrice familista, per giunta animatrice dell' ultimo Family Day).
«Io lo vedrei anche ma non me lo fanno vedere i miei figli».

Anche loro come me detestano Elton John?
«No, loro snobbano Sanremo perché lo considerano vecchio, per loro è un linguaggio superato. Così quando sono a casa giochiamo, leggiamo, chiacchieriamo. E non guardiamo la tivù».

Ma perché avresti visto il festival della propaganda omosessualista?
«Se non altro per criticarlo».

Per criticarlo non basta sapere che stasera l' ospite d' onore sarà un vecchio signore che ha strappato due bambini dal seno della madre e che il valletto Gabriel Garko si è appena pronunciato a favore delle unioni omosessuali?
«Io sono sempre un po' diffidente riguardo i boicottaggi, preferisco dedicarmi alla devozione perché penso che il mondo lo si possa cambiare recitando un rosario, non premendo un determinato tasto del telecomando. Se qualcuno vuole guardare Sanremo che lo guardi pure, se invece ha figli che reclamano attenzione che presti attenzione ai figli».

Purtroppo non è solo un problema sanremese, riguarda la tv tutta. Sai chi è Ivan Cotroneo?
«Sì, è un omosessuale omosessualista che scrive fiction televisive».


Proprio lui. Piace pure ad Aldo Grasso.
«Conosco bene il suo lavoro. Nelle sue fiction c' è sempre un personaggio omosessuale simpatico, intelligente, geniale, mentre le famiglie risultano luoghi di costrizione, tristezza, noia, stanchezza».

Sarai contraria ai boicottaggi ma di fronte a questo continuo indottrinamento non pensi che i cattolici dovrebbero fare lo sciopero fiscale e non pagare il canone?
«Quello contro l' adozione omosessuale, l' utero in affitto e la legge Cirinnà non è un discorso cattolico, è un discorso pre-religioso, non è necessaria la fede, è più che sufficiente la ragione. E comunque io sono una giornalista Rai».


Dimenticavo che nella prossima bolletta della luce non ci sarà solo la propaganda omosessualista, ci sarà anche il tuo stipendio. Ma sei stata messa in mezzo anche a La7, nella puntata di Fuori onda in cui tranne te erano omosessualisti tutti, i conduttori, gli ospiti in studio, gli ospiti collegati, forse pure cameramen e truccatrici.


«Quella puntata è stata utilissima per mostrare come gli argomenti degli omosessualisti siano deboli, fatti solo di slogan. Partecipavano due omosessuali che si sono procurati un bambino in cambio di denaro. Quando gli ho chiesto dove fosse la madre del bambino si sono molto innervositi. Hanno detto che la madre non esiste. Ma la madre di quel bambino eccome se esiste, ha un nome, una faccia, una storia, dei sentimenti».


Non solo la tv, anche la prestigiosa arte è abbastanza compattamente favorevole alle nozze di Sodoma. Sul magazine Zero ho letto un' intervista a Gillo Dorfles che, fra un aneddoto su Lucio Fontana e un ricordo di Le Corbusier, si dichiara favorevole. Mi è dispiaciuto vedere il mio maestro di estetica diventare, a 105 anni, conformista come una parrucchiera tatuata.


«Sono tutti talmente uniformati, in tv, al cinema, nel giornalismo, e come tu mi dici anche nell' arte, che già solo questo dovrebbe far riflettere. Ma in alcuni ragazzi vedo una reazione, un rifiuto della pappa ideologica pronta».

Quindi può nascere una controcultura, un rigetto del conformismo nichilista? In quali contesti?
«In contesto cattolico. Contro la riduzione della donna a contenitore è rimasta a combattere la Chiesa».


Una parte della Chiesa: la Cei, Avvenire, l' Osservatore Romano non direi.
«Sì, una parte della Chiesa, il piccolo gregge a cui Gesù nel Vangelo di Luca dice di non temere e che si riunisce in luoghi come l' oratorio di padre Maurizio Botta, a Roma in Santa Maria in Vallicella: faccio ore di macchina per portare i miei figli al suo catechismo e alle sue messe. È importante avere amici in cui riconoscersi, ad esempio molti partecipanti del Family Day sono diventati amici della vita quotidiana».

Come mai padre Botta, che è un grande comunicatore, in giro si vede poco?
«Perché non lo invitano. Non lo invitano nemmeno nelle scuole perché parlerebbe contro la contraccezione e questo alle mamme non va bene: non vogliono che i loro figli sviluppino sensi di colpa. Preferiscono appaltare questi temi a organizzazioni esterne che quasi sempre sono di orientamento omosessualista o pansessualista».


O forse le mamme preferiscono che i figli vengano educati dalla pubblicità: dopo Findus, Ikea, Eataly, anche la pasta Granoro promuove la famiglia omosessuale. Ci sono rimasto malissimo: le lumachine che mangiavo in bianco nei giorni di indisposizione! Tu che pasta compri?





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