Quella orrenda bischerata di Jeff Koons a Firenze

di Camillo Langone | 22 Gennaio 2016

Quando suoneremo le nostre campane?




Mi scrivo con lo storico Niccolò Capponi, discendente del Piero che resistette a Carlo VIII, per continuare la resistenza a Jeff Koons, artista americano che a Firenze ha esposto una statua venuta particolarmente male e che ancora non si riesce a rispedire al mittente: è stata appena tolta da piazza della Signoria (buona notizia) e portata in deposito comunale (cattiva notizia).


Che non sia una ritirata strategica, il prodromo a una nuova collocazione sbagliata.


Perché nessuna collocazione fiorentina può essere giusta per la “spregevole scultura”, come definisce Capponi il “Pluto e Proserpina” di stagnola dorata: “Nel deserto culturale in cui ci troviamo basta che arrivi il primo bischero con un minimo di nome e tutti s’inchinano a baciargli le terga. Sperando così di apparire culturalmente rilevanti e illudersi di essere nel solco del Rinascimento”.


Non è il momento di suonare le campane a raccolta ma nemmeno di suonarle a festa, questo lo si potrà fare solo quando la luccicante bischerata sarà tornata negli Usa.


Forse all’ingresso di un casinò di Las Vegas non stonerebbe troppo.


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