UNA CLAMOROSA (E BENEDETTA) RETROMARCIA?

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UNA CLAMOROSA (E BENEDETTA) RETROMARCIA?


Nell'intervento di oggi alla Rota romana, papa Francesco ha avuto un passaggio che immediatamente è stato rilanciato dai media per il suo impatto nell'attualità:
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"Nel percorso sinodale sul tema della famiglia, che il Signore ci ha concesso di realizzare nei due anni scorsi, abbiamo potuto compiere, in spirito e stile di effettiva collegialità, un approfondito discernimento sapienziale, grazie al quale la Chiesa ha – tra l’altro – indicato al mondo che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione".
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Immediatamente è stato messo in relazione con la discussione al Parlamento italiano sulle unioni civili e con il prossimo Family Day.


Di per sé queste parole del Papa potrebbero ancora essere interpretate in senso ambiguo, ma il momento scelto induce a dare l'interpretazione migliore, cioè contro la legge Cirinnà.


Però si attende la conferma dei fatti. 


Si attende, da parte del Papa, o l'appoggio esplicito al Family Day (che sarebbe auspicabile) o almeno il via libera alla Cei di Bagnasco (che metta fine allo strapotere del portaordini bergogliano Galantino, sempre contrario al Family Day).
Evidentemente il popolo cristiano si è sollevato contro la Cirinnà in modo così massiccio da indurre papa Bergoglio, fine calcolatore politico, ad ascoltare piuttosto Bagnasco che Galantino.


Oppure le molte preghiere, hanno ottenuto la grazia dell'illuminazione dei piani alti del Vaticano... Un miracolo!


C'è inoltre un altro punto dell'intervento del papa che è passato inosservato, ma che mi sembra di grande importanza, perché corregge uno dei passi più ambigui e più pericolosi del Motu proprio sugli annullamenti matrimoniali. 
Ecco cos'altro ha detto oggi il papa: 
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"È bene ribadire con chiarezza che la qualità della fede non è condizione essenziale del consenso matrimoniale, che, secondo la dottrina di sempre, può essere minato solo a livello naturale (cfr CIC, can. 1055 § 1 e 2). Infatti, l’habitus fidei è infuso nel momento del Battesimo e continua ad avere influsso misterioso nell’anima, anche quando la fede non è stata sviluppata e psicologicamente sembra essere assente. Non è raro che i nubendi, spinti al vero matrimonio dall’instinctus naturae, nel momento della celebrazione abbiano una coscienza limitata della pienezza del progetto di Dio, e solamente dopo, nella vita di famiglia, scoprano tutto ciò che Dio Creatore e Redentore ha stabilito per loro. Le mancanze della formazione nella fede e anche l’errore circa l’unità, l’indissolubilità e la dignità sacramentale del matrimonio viziano il consenso matrimoniale soltanto se determinano la volontà (cfr CIC, can. 1099). Proprio per questo gli errori che riguardano la sacramentalità del matrimonio devono essere valutati molto attentamente".
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Si tratta, mi pare, della dottrina cattolica di sempre, ma è sorprendente sentir dire oggi queste cose a papa Bergoglio, e nella sede più solenne, perché a me pare che questo corregga il suo Motu proprio o almeno ne limiti le possibili conseguenze devastanti, limiti cioè quegli "annullamenti" per "carenza di fede" che sarebbero stati veri e propri "divorzi".


Tuttavia questo è solo un mio parere, da non addetto ai lavori. Posso sbagliarmi.


Dunque aspetto di leggere i pareri degli esperti. Perché in questo campo, molto delicato e molto complesso, ogni parola ha un peso enorme. Quindi la valutazione va ponderata con prudenza e competenza.
Anche perché il Motu proprio e il Rescritto restano, oltretutto provocando già colossali problemi organizzativi e applicativi. In conclusione: se sono rose devono fiorire portando a una modifica sostanziale del Motu proprio e del rescritto.

Antonio Socci


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