Budapest con Varsavia contro la UE: veto alle sanzioni

Maurizio Blondet 18 gennaio 2016

Il titolo qui sopra è copiato da Deutsche Wirtschaft Nachrichten. Andrebbe unito ad altri:  “Juncker attacca Renzi e Renzi risponde”, “Schauble studia un piano B per far uscire la Germania dalla UE” (ossia: “Non gioco più, kattifi”).


Riprendiamo con ordine: da quando il partito di Kaczyński (PiS, ovvero Diritto e Giustizia) e il governo della premier Beata Szydło (la sua creatura) ha vinto le elezioni in Polonia, la Germania lo ha attaccato come “fascista e putinista”, Standard & Poor ha declassato il suo debito pubblico da A- a BBB+ (facendo svalutarlo zloty e rendendo più caro servire il debito), e Juncker – quest’alta figura – ha aperto una procedura d’infrazione contro il governo di Varsavia, minacciando sanzioni e di togliere il diritto di voto alla Polonia nelle sedi UE.

Tutti i poteri forti terrificati da quel che sta facendo PiS: affermare la propria sovranità per esempio nella scelta dei giudici costituzionali, la prerogativa dello Stato nelle nomine di radio e tv di Stato, soprattutto l’aumento della tassazione sui profitti delle banche (l’aveva già fatto Orban) e preparando un progetto di legge per liberare i poveri debitori polacchi dal peso dei mutui in franchi svizzeri: una geniale idea di banche straniere (fra cui Unicredit): “Così pagherete meno interessi, dicevano ai polacchi quando i mutui in zloty esigevano, che so, il 12 per cento.

Peccato che siccome il franco svizzero s’è rivalutato dell’85%  sulla moneta nazionale, di altrettanto è cresciuto il capitale da restituire dai debitori. Il ministro competente ha proposto: benissimo, le banche accettino il pagamento in FrCH, ma al valore che avevano al momento della contrazione del mutuo…Da quel momento S&P ha trovato che “il nuovo governo polacco indebolisce l’indipendenza di istituzioni-chiave come la corte costituzionale e le emittenti pubbliche”,   che le libertà sono in pericolo e il paese aveva bisogno di una cura di demokràtia, di una primavera polacca di un cambio di regime. Insomma una motivazione spudoratamente politica per valutare il debito…


S&P, agenzia di rating internazionale,   ha colpito subito dopo che Juncker ha aperto l’infrazione, segnale inequivocabile di coordinazione dell’offensiva. Ma era da settimane che, “un giorno si’ e l’altro pure, interveniva minaccioso il Kapo’ Martin Schulz (presidente dell’europarlamento), invitando la Polonia (accusata di perseguire una politica di “putinizzazione” dell’Europa) ad attenersi ai “valori democratici europei”, e alla fine ha aperto una discussione formale che tra qualche giorno si terra’ al Parlamento Europeo, dove all’ordine del giorno sara’ lo stato di salute della democrazia polacca (sic)”. Insomma un processo in piena regola.

I malfidenti dicono che Schulz è stato “attivato” nell’offensiva dalla Cancelliera, rimasta orfana dal prezioso alleato nella UE che è stata la Polonia negli ultimi otto anni,quando a Varsavia governava Donald Tusk,   gestito dai neocon israelo-americani dal’11 Settembre, il cui partito PO (Piattaforma Civica) è affiliato al PE europeo ossia al servizio della CDU, fedele vassallo e soggetto della politica internazionale della NATO e della Merkel.

S’è forse intimorito il governo di Kaczyński (PiS)? Macché. “Il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro e il collega degli Interni Mariusz Błaszczak hanno risposto per le rime – mi scrive l’amico Ciabattini che vive là – : il primo con una lettera secca al vicepresidente della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans, ha respinto ogni indebita ingerenza nel processo legislativo polacco, il secondo ha ironicamente invitato la Commissione ad aprire una procedura d’infrazione contro la Germania, dato lo stato alquanto imperfetto in cui versa cola’ la liberta’ di stampa (vedi i fatti di Colonia ed Amburgo censurati per vari giorni dai media e dal governo di Berlino).”.

Quando Juncker e Schulz hanno aperto il processo al popolo polacco (che ha dato al PiS la maggioranza assoluta in parlamento) , Kaczynski ha detto in un’intervista che l’azione è “ridicola per non dire altro”, perché “non ci sarà unanimità” nel tribunale speciale in cui si è trasformato l’euro-parlamento. Ne è sicuro perché,come ha rivelato AFP, l’ungherese Orban ha promesso a Varsavia il suo appoggio, fino all’uso del diritto di veto contro le sanzioni.


Il fatto è che i 6 gennaio, in una località di villeggiatura invernale nel Sud della Polonia, Kaczyński e Orban si son parlati a quattr’occhi per 6 ore. Un lunghissimo colloquio   in cui “hanno rinsaldato la storica amicizia polacco-ungherese e gettato le basi di una stretta collaborazione politica tra i due governi”, ossia riconosciuto il comune nemico e deciso di coordinare la reazione contro di esso nel quadro dei rispettivi, e convergenti interessi nazionali.


Così li vedono in Polonia
C’è una differenza fra i due: Kaczyński è ostilissimo a Mosca (l’accusa di aver prodotto la morte del gemello, nella tragedia aerea di Smolensk nel 2011). Ma anche Orban, nota Emanuele Ciabattini, “fino a qualche anno fa aveva fama di russofobo, ma poi le ragioni della politica lo hanno portato a coltivare un rapporto costruttivo con Zar Vladimir”. Può persino fare da mediatore tra Varsavia e Mosca. Kaczynski ha ben chiaro che per la Polonia non c’è salvezza nel campo UE   – difatti è piuttosto per la NATO e le armi Usa – ma la situazione della stessa America è tale, che per la Polonia può essere il momento di una svolta geopolitica storica. Intanto e’ programmata per il 22 gennaio a Mosca la visita del nuovo ministro degli Esteri  Waszczykowski. Vedremo.

Una cosa è già certa: la secca sconfitta della UE e dell’egemonia Merkel sulla UE. E’ anche una utile lezione, se vuole,impararla, per il governo Renzi. I “grandi media” italiani non fanno che ripetere che “Renzi è isolato nella UE”, che non ha alleati; i peggio sono i partiti concorrenti, Grillo e il patetico residuo dei Berluscònidi (ma anche Salvini), che ci godono, – la vecchia tradizione italiana di stare col nemico estero contro l’avversario interno.

Ora, se questi non fossero accecati dal vizio italiota, vedrebbero che se c’è qualcuno  che si sta isolando,  è la Cancelliera. Polonia, Ungheria, Italia (che è grossa, se non grande) non le obbediscono più; piaccia o no, Renzi ha silurato il furbesco progetto tedesco di farci pagare a noi “europei” i 3 miliardi di euro che ha scelto di dare alla Turchia perché trattenga i profughi; l’Austria ha sospeso Schengen, dopo Svezia e Danimarca, segno che il blocco germanofono si sta sgretolando; all’interno, la CSU bavarese è in rivolta sulla crisi degli immigrati, la polizia reprime con la violenza manifestazioni di piazza di tedeschi contro gli immigrati; l’ex giudice costituzionale Udo di Fabio ha dichiarato che il governo federale è “costituzionalmente obbligato a chiudere i confini della Germania” ad entrate illegali perché “la democrazia può funzionare solo quando un cittadino con i corrispondenti diritti civili chiaramente definiti, praticamente in grado di agire nelle elezioni e nei referendum, è identificato”. Pronuncia   importantissima, perché (ri)conferma che “certezza del diritto” si ha solo dentro confini statuali, un principio basilare del diritto  che la “normativa UE” sta da decenni violando e stuprando – non senza il nostro consenso.

UE, ultimo soldatino pro-Kiev


Nuland ha incontrato Surkov
Adesso, la Merkel rischia un processo, fa’ capire il giudice. “La Procura federale di Karlsruhe ha ricevuto oltre 400 lettere che chiedevano di aprire un’indagine formale per stabilire se il cancelliere tedesco ha commesso alto tradimento. Le lettere sostengono che, secondo il diritto tedesco, chiunque tenti di cambiare la Repubblica tedesca con la forza o la minaccia della forza è colpevole di tradimento, e che lasciar entrare centinaia di migliaia di migranti soddisfa questa condizione poiché cambiano proprio l’identità della Repubblica”.


E non basta: il 15 giugno, alla chetichella, Victoria Nuland, la finanziatrice ebreo-americana del golpe di Kiev, s’è incontrata con Vladislav SUrkov, l’assistente speciale di Putin per a questione ucraina. A Kaliningrad, nella enclave russa della Polonia. Hanno parlato, si dice, di come mettere fine alla rivolta del Donbass con un piano di con federalizzazione. E’ notevole che il vice presidente Usa Jo Biden (il cui figlio, si ricordi, ha interessi in Ucraina) abbia detto, davanti alla Rada di Kiev che gli ucraini devono prendere esempio “dalla guerra di secessione”, ossia dal modello federale: le provincie russofone potrebbero essere riunite pro forma all’Ucraina in una “federazione”. Sembra incredibile, ma forse Washington ne ha abbastanza dei corrotti nazisti che costano miliardi e miliardi, e sta cercando di disimpegnarsi? Se questo è vero, la Merkel è ancora più isolata.

E la UE resta da sola a fare la faccia feroce a Putin in difesa di Porochensko e “Yats”, ultimo soldatino dell’esercito americano in ritirata..

E’ in questo quadro, penso, che va’ intesa la voce, fatta filtrare dagli uffici del ministr Schauble, secondo cui  il governo tedesco Cdu-Spd guidato da Angela Merkel starebbe lavorando in gran segreto a un “piano di emergenza” in caso di disgregazione dell’Unione europea e ovviamente anche della moneta unica. Ufficialmente nessuno a Berlino è pronto ad ammetterlo, ma una pattuglia nutrita di deputati del Bundestag, soprattutto della Csu bavarese, sarebbero al lavoro – con l’ok della Cancelliera – per studiare come muoversi nel caso in cui la situazione precipitasse” (Affari italiani). Schauble voleva effettivamente cacciare la Grecia dall’euro per dare “terrorizzare gl altri”. L’idea è sua, ma oggi, non è una vittoria. Ha piuttosto il senso di una sconfitta: noi tedeschi non ci guadagnamo più a stare in Europa, quindi vi lasciamo soli, torniamo al marco. Sì, tornare al marco – rivalutato al 30 per cento – farà un bel buco nell’export tedesco, che ha goduto finora dell’euro sottovalutato.  E ciò, mentre la catastrofe mondiale – deflazione e recessione in misure mai viste – si sta abbattendo sul sistema globale – esito ineliminabile di quando il capitalismo viene applicato con la perfetta efficienza (ossia massima retribuzione del capitale a spese della minima retribuzione del lavoro) ingigantito adesso dalla Cina nel disordine economico più colossale. Il Sistema si sta sfracellando, e l’egemonia tedesca che ne fa’ parte come sottosistema. Sarà un disastro per tutti noi, ovvio: una nuova fase della crisi de 2008, mai curata, aggravata. Esattamente come n Usa alla crisi del 1929 successe l’aggravamento della crisi deflattiva del 1937, con milioni di disoccupati in più.

Stiamo a vedere

Come ha notato sornione il noto George Friedman di Stratfor, “La UE sta affondando felicemente nell’insignificanza”: Non si spaccherà secondo lui, “perché non può prendere nessuna decisione significativa, figurarsi quella di sciogliersi”. Ciò che accadrà “è quel che sta già accadendo adesso: i paesi membri le daranno sempre meno retta. Le istituzioni UE le visiteranno come si visita un museo”.

Aggiungo alcuni  sondaggi utili per capire meglio “cosa siamo” noi europei. Alla  domanda: siete pronti a battervi per la vostra patria? Ecco il risultato

I paesi in verde sono i musulmani. Azzurri, gli europei….


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