1 - Vladýmir Putin

don Curzio Nitoglia 15 gennaio 2016 MAURIZIOBLONDET.IT

PARTE 1


Vladìmir Vladimirovich Putin: la sua vita per capire il suo modus operandi e il suo pensiero


Prologo


Le recenti vicende belliche in Crimea e in Ucraina (gennaio/settembre 2014) ci fanno toccar con mano ciò che sino a ieri poteva apparire, agli occhi dei più, soltanto una probabilità. Il Nuovo Ordine Mondiale vuole distruggere Putin e la Russia putiniana, poiché stanno giocando il ruolo del katéchon, ossia “l’ostacolo che trattiene” (San Paolo) le forze della Sovversione mondialista e globalizzatrice (Israele, Usa e l’Arabia Saudita wahabita). Se non ci fosse stato Putin, gli Usa avrebbero fatto fare alla Siria la stessa fine che hanno fatto fare all’Iraq. L’ostacolo che ha fermato l’invasione della Siria, poi dell’Iran e infine della Russia è stato Putin. Questo è un fatto e “contro il fatto non vale l’argomento”.


Putin è diventato oramai per i mass media finanziati dalla “contro-chiesa” il neo-Hitler, il neo-Saddam, il neo-Gheddafi o il neo-Assad da eliminare. Si inizia con la manipolazione del pensiero (Putin viene già dato per impazzito) a mezzo stampa, televisione e radio per terminare con una condanna capitale pubblica ed esemplare (come è successo per Saddam e Gheddafi), una sorta di “Norimberga 1946/permanente” che non passa e non deve passare proprio come la shoah.


L’Europa e l’Italia del XX secolo, schiave degli Usa già a partire dalla prima e soprattutto dalla seconda guerra mondiale son divenute una mera base logistica di atterraggio e di lancio per gli aerei degli Stati Uniti d’America e d’Israele (che anch’esso, da qualche anno, ha una parte della sua flotta aerea stanziata in Sardegna). L’Unione Europea del XXI secolo è geo-politicamente e finanziariamente un’appendice del nord America, anzi un’appendicite infiammata e oramai purulenta prossima alla peritonite.


Inoltre la politica dell’UE nei confronti della Russia, come è successo con l’Iran e la Libia, è auto-lesionistica per l’economia della Vecchia Europa. Infatti l’embargo decretato dagli Usa e dall’UE contro la Russia ha delle ripercussioni molto gravi sull’economia europea già in semi-fallimento conclamato a partire dal 2010.


L’alleato naturale (fisico, storico, culturale e geografico) dell’Europa non dovrebbero essere forse proprio le Nazioni limitrofe dell’est europeo e del Mediterraneo: Russia occidentale o europea (non forzatamente quella asiatica), Siria e Libia?


L’Atlantico non è forse uno spazio troppo vasto (rispetto al Mediterraneo e all’Europa dell’est) per poter essere valicato facilmente e rifornire, ad esempio, l’Europa occidentale di gas, che la Russia non ci darà più e che gli jiadhisti di Daesh (ISIS-ISIL…) hanno, recentemente, quasi interamente bruciato in Libia dopo la scomparsa (decretata dagli Usa del Presidente Obama ed eseguita dalla Francia del Presidente Sarkozy) di Gheddafi?


Eppure l’UE si è schierata, suicidariamente, contro i suoi vicini di terra e di mare, con i quali commerciava (importando ed esportando) e con i quali non potrà piùfar affari proprio nel momento del suo maggior bisogno.


il presidente siriano Dr. Bashar Hafez al-Assad incontra il presidente russo Dr. Vladimir Vladimirovich Putin a Mosca nell’ottobre 2015, mentre erano in corso con successo le operazioni militari congiunte siro-russe sul territorio siriano, per esplicita richiesta del legittimo governo di Damasco, contro Daesh (il cosidetto ISIS) e le bande armate di tagliagole, terroristi-mercenari appoggiati e armati dall’Occidente, sia direttamente (per volere di Obama, del Congresso USA, nonché di alcune nazioni appartenenti alla NATO) che per procura per mano saudita, turca e qatariota


I politici europei (marionette nelle mani dell’Alta Finanza e dei Club o Think-Tank mondialisti israelo/americani) fanno finta che il re sia vestito (ossia, che l’Europa e l’Italia stiano in piena “salute”, v. Matteo Renzi), mentre invece “il re è nudo” (v. Christian Andersen). In realtà occorre svegliarsi e unire le nostre forze in vista di arrestare il “trasbordo ideologico/finanziario inavvertito” verso la plutocrazia israeliano/americana e capire se non ci conviene stare con Putin piuttosto che con Washington, Tel Aviv o “Bruxelles”.


Per capire meglio la questione è utile conoscere la vita e il pensiero di Vladìmir Putin. A questo proposito ci è utile un bel libro, ben documentato, appena uscito preso l’editore Mondadori di Milano, intitolato “Putin. Vita di uno zar“, scritto da Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del TG 1 e collaboratore del Sole 24 ore. Mi baso su di esso per porgere al lettore i tratti essenziali della personalità di Vladìmir Putin.


Introduzione panoramica


Vladìmir Putin è nato il 7 ottobre del 1952 a Leningrado (l’odierna San Pietroburgo), che è stata la città sovietica ad aver subìto il più massiccio e cruento assedio nella guerra tra Germania e Urss, assedio durato circa 3 anni, in cui son morti circa 1 milione di cittadini.


I genitori di Putin, che vivevano a Leningrado durante la seconda guerra mondiale, sono scampati alla morte, ma la madre ha rischiato di morire di fame e il padre è stato gravemente ferito ad una gamba in battaglia, ferita che lo lascerà semi-invalido per tutto il resto della sua vita.


Il giovane Vladìmir era piccolo di statura, gracile, ma molto forte di carattere, assai coraggioso, quasi temerario; inoltre non gli faceva difetto un’intelligenza viva e pronta, che lo ha portato a leggere molto, anche se come carattere era piuttosto un giovane “di strada” turbolento e, come ha detto lui stesso, “un teppista”.


A 12 anni Vladìmir legge ‘Lo scudo e la spada’ un best-seller che racconta le avventure di uno 007 sovietico, diventato successivamente una popolare fiction televisiva, una specie di James Bond sovietico. Dall’amore per questo personaggio sarebbe nata la sua vocazione di entrare nel Kgb, il servizio segreto sovietico, dopo aver conseguito una brillante laurea in giurisprudenza in una delle più prestigiose università dell’Urss, del quale Kgb divenne colonnello e poi Direttore (nonché vicesindaco di Leningrado e Presidente della Russia a partire dal 2000).


La mentalità di Putin rappresenta il tentativo della Russia dopo il crollo dell’Urss (1989) di resistere all’americanizzazione, all’occidentalizzazione e quindi alla globalizzazione del mondialismo. Egli, inoltre, ha scongiurato la restaurazione del comunismo in Russia dopo il 1989 data l’incompetenza dei “democratici”, ossia i partigiani di Boris Eltsin.


Certamente Vladìmir ha combattuto con fermezza e spietatamente la guerra contro la Cecenia, che è stata una “guerra sporca, come lo fu quella degli americani in Vietnam, ma con la differenza che la prima era un pezzo della Russia, mentre l’Indocina era a migliaia di chilometri da Washington” (G. Sangiuliano, Putin. Vita di uno zar, Milano, Mondadori, 2015, p. 6).


Inoltre “la massiccia presenza dei guerriglieri ceceni in Siria, Iraq – a fianco dei talebani e dell’Isis -rivela che, se Putin non avesse stroncato la Cecenia islamica, sarebbe sorto un califfato islamico in Russia che avrebbe minacciato la sicurezza globale” (ivi).


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