Noi complici di un segreto

MARCELLO VENEZIANI

Le vacanze natalizie sono l'occasione per rimpatriate tra amici. Un ritratto agrodolce (e inedito) di Marcello Veneziani.


Ci siamo ritrovati una sera di queste, tra compagni di scuola, amici d'infanzia o di gioventù. Le chiamano rimpatriate e non si dovrebbero fare, perché il tempo passa e lascia i suoi segni cattivi, i paragoni sono antipatici, la tristezza prende la mano. Ma a volte quando si sta insieme, si sente nell'aria qualcosa che ti prende d'incanto e non sai dire cos'è.

La verità è che siamo complici di un segreto. Si, perché c'è un segreto che unisce gli amici di un tempo, gli affetti di una vita, gli amori ragazzi. Ciascuno conosce dell'altro il segreto più caro che si porta dentro: il bambino, il ragazzo che è custodito dentro di voi, quello che eravate un tempo e che siete ancora dentro di voi o che perlomeno credete di essere e che non siete più in apparenza. Voi lo conoscete quel ragazzo nascosto dentro di me, voi conoscete quel segreto che mi riguarda, e io conosco il vostro: lo ricordo, lo avverto ancora vivo quando parlate, quando guardate, quando ridete, quando camminate. Lo vedo che si affaccia dai vostri corpi sfibrati dal tempo, dalle vostre facce che hanno visto passare la vita e i suoi sogni, dai capelli più radi o già bianchi. Dentro quei corpi ormai adulti o forse già anziani io vedo occhieggiare il ragazzo che foste, ogni tanto si sporge anche a vostra insaputa e fa le boccacce.

Vi vedo, vi rivedo come eravate, vi rivedo alle prese con la vita di un tempo, le vostre moto, i vostri pantaloni a zampa d'elefante, perfino i vostri fiocchi e grembiuli, il vostro modo di giocare a pallone, il vostro modo di prendere in giro, di stare a scuola e di scampare all'interrogazione. Il vostro modo di fare allegria e perfino di piangere.


Di voi ricordo anche i vostri cari, le vostre famiglie, vostro padre e vostra madre che non ci sono più, so dove abitavate e a volte mi risale persino l'odore delle vostre case, perché ogni casa davvero abitata ha un odore particolare. E voi ricordate anche di me e dei miei che non ci sono più, li avete visti, sapete chi e cosa mi sono perso nel tempo e non solo chi e cosa ho guadagnato. Ed io so chi e cosa avete perduto negli anni. Perciò io vi dico che conosco il vostro più intimo, delicato, segreto e voi conoscete il mio. Siamo legati dalla complicità di quel segreto reciproco. È per quello che vi voglio bene, perché coltiviamo nell'intimità quel comune segreto, il ragazzo clandestino che abita dentro di voi, messo in castigo dal tempo. Ma io lo so che lui sta lì, in fondo al pozzo, e voi sapete del mio. E magari, in compagnia, potrebbe svegliarsi e irrompere, e gridare trentuno salva a tutti, per salvare gli altri che sono ancora in prigione e per una volta, almeno una, potremo scamparla. È giusto chiamarla rimpatriata, perché la nostra vera patria è l'infanzia, è la giovinezza, quel che fummo e che siamo, di nascosto.


Io so che la cosa che vi sta più a cuore di voi, e di me, è quel bambino, quel ragazzo, che riposa dentro di noi, e ogni tanto viene fuori, e gioca, e scherza, e fa smorfie, e cazzeggia la vita per coglionare la morte


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