LA LEGGENDA DI MATTEO

MARCELLO VENEZIANI

LA LEGGENDA DI MATTEO


In una notte buia e tempestosa, Berlusconi e Veltroni s'accoppiarono nel sonno e dalla loro unione nacque Matteo Renzi.


Gli esegeti di Matteologia sostengono che nessun rapporto in realtà fu consumato, si trattò piuttosto d'impollinazione ovvero di fecondazione a distanza, col telecomando. Infatti il piccolo Matteo ebbe per culla la tv che era poi il vero punto in comune tra i suoi genitori.

Dal suo papà, Matteo prese la piacioneria spiritosa, il senso pragmatico e la monarchia, l'annuncio di promesse mirabolanti, il fiuto per il target e l'amore per i sondaggi. Dalla sua mamma, Matteo prese il guscio, ovvero crebbe nella casa materna, la Sinistra, e ne condivise i cibi, le usanze, i parenti, l'arredo, il gergo. In politica estera sposò la linea di Obama Fallaci, un mix per non scontentare nessuno, si fece nero a sinistra e fiorentina al sangue a destra.

Scodinzola alla Merkel anche se quando è fuori dalla scuola sparla della Maestra. Matteo è furbino, sembra un compagno di scuola che non ha studiato ma sa intortare i docenti. Con la Boschi e Lotti forma il trio etrusco, si frequentano dalla più tenera età grazie ai loro papà. 
È un postberlusconiano scaltro. Mestiere: giovane. Non riescono a capire la sua collocazione, ma lui è centrista, nel senso che c'entra sempre.

Votate a sinistra? C'è il compagno Renzi.

Volete votare centrodestra? Ma c'è l'amico Matteo.

Volete votare cattolico? Ma c'è don Matteo.

Votate antipolitico? C'è Rottamatteo per servirla.

È liberal ma con la marmitta sociale sfondata per far rumore di solidarietà. Con Grillo si fa Cicala. Uno Zelig. È guelfo nei giorni pari, ghibellino nei dispari, la domenica tenta l'inciucio. Un grande. Un arcitaliano, nato dalla tradizione dei piaciones. Un concorrente ferrato in tv. Però lui, almeno, non parte dall'odio. Versione frivola e trendy del centrismo, è un magnifico venditore di se stesso. Un curriculum ottimo per promuovere un ipermercato, ma basta per affidargli le sorti dell'Italia? Il problema, come ai tempi di Berlusca, è che l'alternativa è il Vuoto. Pur di battere B. la sinistra fu pronta a sposarne l'imitazione. (Salvo poi pentirsene, amaramente).


Come si può definire Matteo Renzi in una parola che ne riassuma la teoria, la prassi e lo stile? Pischello.

Lui è un pischello, si muove da pischello, si veste da pischello, parla da pischello, pensa da pischello, ha aperto una pischelleria a Palazzo Chigi. Il pischello è giovane per statuto ontologico e movenze; ha una sua camminata, un suo modo di fare e di scherzare, un misto di imperizia e spavalderia, di candore e malizia tardo-adolescenziale, un'allegra inavvertenza alle conseguenze.

Quando vedi Matteo con le mani in tasca, pantaloni stretti e giacchetta stretta, capelli pischellati, smanettare sugli smartphone e i tablet, il modo di muoversi lievemente buffo e burattinesco, sfruttando l'assonanza con bischero e pinocchio, lo riconosci come il top model del pischello. Lui ci mette la faccina. Quando fiorentineggia ti sembra un personaggio neodantesco, tipo Buonconte da Montefeltro: ecco Pischello da Pontassieve.

In che girone lo trovate? Non so, si sposta continuamente; pischello sta pure per girovago, spiega la Treccani. O tosco che per la città del foco vivo te n'vai così parlando lesto... Lui sta ai vecchi leader come la telefonia mobile sta a quella fissa.

Ha un contratto che può parlare senza limiti. Il pischello è l'accompagnatore di una vecchia inferma di nome Italia.


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