Maria non basta mai (men che meno adesso). Un colloquio con Messori

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Ancora… “Ipotesi su Maria  Con una intervista a Vittorio Messori, per la riedizione ampliata del suo già noto saggio mariano


Per un “messorologo” come me (“messoriano”, per Vittorio Messori, è termine da evitare se non da bandire con chi incautamente se lo attribuisca) la notizia di una riedizione -corposamente ampliata- di Ipotesi su Maria è stata una piccola sorpresa.


Sapevo lo scrittore cattolico impegnato nel secondo volume della sua indagine su Lourdes e su Bernadette Soubirous, non certo nel rilancio di un altro testo ad oggetto mariano, già molto denso di informazioni e di grande successo.


Ma Messori è così: riservato e sorprendente, come molte delle sue “letture cattoliche” della realtà che ci circonda. Normale -quindi- che avesse in canna una operazione editoriale “vecchia” ma, al contempo, “nuova”; somigliante in questo alle riedizioni (due) di Ipotesi su Gesù, dove l’autore di quel best e long-seller mondiale ci regalò due glosse molto interessanti a quel primo capolavoro.


Ed ora queste altre Ipotesi mariane, uscite per la prima volta dieci anni fa, si ripropongono -sempre sotto i tipi della Ares- con ben tredici capitoli nuovi di zecca, per ulteriori centoventi pagine, anch’esse straordinarie e tonificanti.


La precedente edizione, sempre per Ares, edita diversi anni fa. L’immagine mariana di copertina fu scelta da Messori: per via del gatto nero che vi compare
Perchè le “aggiunte” di questa edizione sono un dono ulteriore di spunti (oserei dire, quasi ‘armi appuntite’) che non servono solo all’apologetica, ma anche ad respirare -dieci anni dopo- il profumo dell’eterno che si fa storia.


Cosa che, in questi tempi (anche ecclesialmente) troppo secolarizzati, non guasta ma tanto aiuta.


Ho sempre pensato che Messori sia riuscito, anzitutto, a fare un lavoro preziosissimo in tempi come questi, dove si legge di tutto e spesso questo ‘tutto’ rischia di distogliere tempo e risorse dall’essenziale. Vittorio ha ‘scremato” dalle sue infinite letture (di libri perduti o che non ci sogneremmo, nei nostri trambusti, di cercare) il meglio; vagliandolo, verificandolo come tale e reputandolo meritevole di essere riproposto e non lasciato all’oblio.


Con lo stile che amiamo e apprezziamo (e non guasta).


Il caleidoscopio mariano, oggi riedito con ulteriori “pezzi” da gustare sotto la luce, non sfugge alla regola. Ma pone una domanda sul perchè di un’edizione riveduta e ampliata, alla quale Messori risponde con una battuta.


Colloquio con Vittorio Messori


“Mi sorprende che tu ti sorprenda: non è, la Protagonista di questo libro, Colei di cui si dice ‘numquam satis’, Colei cioè di cui ‘non è stato detto (né si dirà) mai abbastanza’? Non è Lei -insomma- l’inesauribile fonte di aneddoti, misteri, devozioni che alimentano la fede di sempre, sopratutto nei più semplici?


“E cosa c’era di più semplice di aggiungere altre vicende, riflessioni e curiosità ad un libro che -ben potendo leggersi ad apertura di pagina- non avrebbe potuto mai esaurire le infinite vicende umane, ma anche storiche e teologiche, legate a quella Donna?”


Incasso ma insisto: va bene, consideriamolo pure un “libro aperto” alle aggiunte, ma mi incuriosisce la tempistica, perchè proprio adesso?

“Il libro è uscito nella sua prima edizione dieci anni fa: da allora lo studio e l’elaborazione mariani sono continuati, confluendo in parte nei Vivai che vado pubblicando, ogni mese, sul mensile Il Timone: mi è parso importante non privare i lettori -in una nuova edizione- del materiale che avevo trovato e, in parte, elaborato dal 2005 ad oggi”.


Tuttavia, scorgendo l’indice (azzardo, fingendo di fare il giornalista petulante), non posso non notare -come dire?- una “certa tempistica”… Riproponi -con il libro- le pagine su Fatima e sull’Islam che non potrebbero essere più stuzzicanti, vista l’attualità.

“Una coincidenza: d’altra parte, parlare di Maria significa -come ho scritto- affrontare uno dei pochi argomenti in cui la devozione cattolica verso Costei trova una “concorrente” altrettanto, se non più, “agguerrita”. Il Corano venera la Madre di Gesù come la donna che -con Fatima, la figlia prediletta di Maometto, ma persino al di sopra di quest’ultima- avrà la signoria assoluta sulle donne del Paradiso. Una dignità immensa. Maria “incarna” -è il caso di ripeterlo- il luogo di un possibile, vero e spiritualmente intenso ‘dialogo’ con l’Islam.”


A proposito di attualità: ritorna anche la storia della bandiera europea.

“Un disegnatore alsaziano, Arsène Heitz, ispirandosi alla Donna vestita di sole dell’Apocalisse disegnò una bandiera su cui campeggiano, in uno sfondo azzurro (il colore per eccellenza della Nostra), le dodici stelle che fanno da corona alla Donna in cui la fede vede Maria. Heitz s’ispirò alla Medaglia Miracolosa che a Parigi, nel 1830, la Madonna chiese a santa Caterina Labouré di far coniare. Insomma, l’agnostico potere europeo, senza volerlo, ha adottato quale vessillo della nuova Unione un chiaro simbolo mariano”.


Questi due fatti si trovano nelle pagine del 2005 ‘riedite’; che mi dici dei due capitoli nuovi dedicati alla Russia (altra nazione “calda” nell’attualità) e, in particolare, ad un insospettabile “devoto” dell’ex “Impero del male” sovietico?

“Ti riferisci certo a Stalin ed all’icona della ‘Madre di Dio di Kazan’; nel libro racconto uno sconcertante retroscena della mobilitazione sovietica contro l’invasore nazista: l’ordine del Capo Supremo di portare in processione questa immagine a Mosca, Leningrado e persino a Stalingrado; e l’ordine di liberare pope e religiosi, sulla promessa di vittoria raccolta in sogno tempo prima da un asceta ortodosso in Libano”.


Ecco, proprio a questo alludo.

“E’ ben noto che -nella disperazione mista a sconcerto e sorpresa per il ‘tradimento” di quel suo ex alleato (Stalin stimava Hitler e continuò a farlo anche dopo che i due ruppero il patto Molotov-Ribbentrop)- il dittatore comunista dovette fare appello all’antica radice cristiana ortodossa di tutte le Russie per eccitare il popolo alla guerra contro gli… atei invasori nazisti, non avendo funzionato troppo la ‘leva’ propagandistica politica.


“Quello che abbiamo scoperto da poco e che, dietro le quinte, agì qualcosa (o Qualcuno) di ancor più misterioso, inspiegabile a viste solo politiche o militari. Nè fu solo ‘opportunismo’, magari un po’ superstizioso: Stalin, di fatto, congelò in quel periodo il suo programma di persecuzioni e progrom contro i religiosi ortodossi e cristiani, ‘obbedendo’ anche in questo ai richiami che la Vergine ‘dettò’ a quell’asceta”.


Cardinale Newman
Sorprendente, come il percorso di conversione di John Henry Newman.

“Ma sì, un altro ‘capolavoro’ mariano. L’abbandono della “chiesa” anglicana da parte di quel grande Beato, fu per essa (e per tutta la cultura inglese) un colpo durissimo. Il rammarico fu tale da estendersi anche al campo politico: il primo ministro in carica, John Russel, allorché la conversione fu conosciuta pubblicamente, si rivolse con aria rattristata ai colleghi deputati all’inizio di una seduta. «Debbo comunicare agli onorevoli membri di questo Parlamento -sospirò- che un uomo di grande talento e di profonda cultura, uno tra i maggiori del nostro Paese, ha abbandonato la Chiesa d’Inghilterra»”.


Tratteggi nel libro, un po’ in controluce, questo suo rapporto con la Madonna.

“In effetti, Newman scontò -prima della sua conversione- questo comune sospetto ‘british’, un po’ snobistico, verso le devozioni mariane che caratterizza buona parte del cristianesimo nord europeo. Ma Maria, dopo aver avuto un ruolo nella sua conversione, continuò ad ispirarlo anche sua produzione in polemica con la sua vecchia confessione.


“La sua ‘Lettera a Pusey’ (il suo ex confratello della comunione anglicana, che aveva scritto un libro a confutazione dei dogmi e del culto mariani) è un capolavoro assoluto di apologetica cattolica; che ha una doppia -intrigante- sfaccettatura: non solo prova, con argomenti presi dalla Scrittura, il fondamento biblico di tutta la elaborazione romana sulla Donna che -da subito- i Padri definirono la Madre di Dio (la Theotokos del Concilio di Efeso, che anche la Riforma accetta), ma esalta, in passi che riporto nelle nuove pagine di queste Ipotesi, il fondamento scritturistico della Tradizione, che fu ‘prevista’ e voluta -quale fonte ‘normativa’ della fede- dallo stesso Gesù dei Vangeli”.


Leggendole, sembra davvero che Maria svolga un ruolo nascosto, ma non meno vitale nella conoscenza del Figlio.

“Per restare e Newman -ad a quel Pusey, il vecchio amico e confratello anglicano che cercò di convincere con quella ‘Lettera’- Maria è davvero la Turris davidica delle litanie del Rosario (evocante la torre di difesa che il re David fece costruire e alla quale stavano appesi gli scudi dei valorosi pronti ad opporsi a chi volesse assaltare la Città Santa).


La scoperta progressiva dell’importanza della Madre è stata, soprattutto nei primi secoli cristiani – ma in fondo sempre nella storia–, la migliore tutela del Figlio. Ogni dogma su di Lei è, in realtà, una difesa di Lui”.


E chissà, penso abbassando la cornetta, che non possa esserlo anche oggi….


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