Riconoscere lo Stato islamico? Sì, perché le realtà non si cancellano

http://www.massimofini.it 17/12/2015

Io l’avevo scritto sul Gazzettino il 29 agosto 2014: “Noi occidentali dovremmo riconoscere la realtà del Califfato di Al Baghdadi e trattare con lui”.


Allora ero stato preso per pazzo o per un filojihadista.


Mi fa piacere che un giornale autorevole e insospettabile come l’Independent ora faccia propria questa idea. Quello che noi chiamiamo abitualmente il “sedicente Califfato” è in realtà uno Stato con un governo, un territorio, una popolazione.


E non si può cancellarlo solo perché a noi non piace. Bisogna tener presente che la lotta jihadista si avvale della componente religiosa ma è anche un tentativo, a mio avviso perfettamente legittimo, di ridefinire i confini di quell’area mediorientale che sono stati disegnati arbitrariamente dagli inglesi tra il 1920 e il 1930. Gli Stati e i loro confini non sono eterni, ma mutano nel tempo, alcuni scompaiono, altri si modificano. Se si fosse seguita a suo tempo la logica che si vuole imporre oggi, cioè cancellare il Califfato, noi italiani non avremmo potuto fare le nostre guerre di indipendenza.


Dobbiamo smetterla di considerare ogni nuova realtà che non ci piace (e il discorso potrebbe essere esteso, scendendo di livello naturalmente, alla violenta campagna contro i populismi europei) come il Male Assoluto. Le distinzioni non sono mai così nette. Loro non sono il Male, noi non siamo il Bene. Bisogna anche capire le ragioni degli altri e “le vite degli altri”. Certo noi rabbrividiamo difronte a stragi come quelle del Bataclan, ma siamo del tutto indifferenti, o ignoriamo, o piuttosto fingiamo di ignorare, che un drone guidato da Nellis nel Nevada da un pilota che non rischia nulla quando sgancia un missile uccide forse qualche guerrigliero o spazza via un’infrastruttura ma nello stesso tempo fa decine, a volte centinaia di vittime civili in un colpo solo.


E questo va avanti da tre o quattro anni da quando, con i bombardamenti americani, ci siamo intromessi in una guerra civile fra una parte dei sunniti e una parte degli sciiti che non ci riguardava affatto. Qualche reazione dovevamo quindi aspettarcela. Un fenomeno come l’Isis ce lo siamo abbondantemente creato anche noi. Alla trasmissione Piazzapulita ho fatto mia la dichiarazione di Amedy Coulibaly: “ Voi ci combattete, non potete pretendere che non vi rispondiamo”. Per rispondere allo strapotere tecnologico occidentale gli jihadisti hanno finito per portare la guerra in Europa e forse anche negli Stati Uniti, con i mezzi che in questo caso li sono possibili: il terrorismo kamikaze (in Medio Oriente fanno invece guerra di guerriglia).


Venendo al sodo che cosa bisognerebbe trattare col Califfato? Al Baghdadi che di fatto controlla l’intero mondo jihadista dovrebbe impegnarsi a non uscire dall’area di sua competenza e quindi stoppare ogni attentato terroristico in Europa, negli Stati Uniti e altrove. Se non lo facesse gli si potrebbe formalmente dichiarare guerra come si faceva ai vecchi e più onesti tempi. Mandando però le truppe sul terreno e non in questa vile guerra di macchine contro uomini che non fa che aumentare le simpatie per lo jihadismo.

Massimo Fini


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext