Colloquio con Vittorio Feltri

Colloquio con Vittorio Feltri di Francesco Bonazzi per Dagospia 7/12/2015

Direttore, sorpresona totale il voto in Francia… Già prima delle stragi di Parigi il Front National era bello lanciato, no?


“Vittoria assolutamente annunciata. Non poteva che andare così e non c’è nulla di che lamentarsi”.


Veramente Renzi si è già stracciato le vesti. Ha detto che ora, con il voto delle amministrative francesi, si pone un problema serio per tutta l’Europa. Insomma, ce l’ha con il rigore. Ma per l’Italia no, non c’è problema, perché qui c’è al governo lui, che con le sue riforme tiene a bada i barbari.


“Veramente Renzi è solo molto fortunato perché in Italia non esiste un sentimento nazionale, ma solo regionale, che è poi l’estensione del campanilismo. O meglio, forse abbiamo avuto una breve parentesi con il fascismo, ma io non c’ero quindi non mi azzardo. Se da noi ci fosse questo sentimento nazionale dei francesi, un Le Pen italiano prenderebbe ben più dei voti del povero Salvini”.


Vuol dire che Salvini è anche un po’ una scarso?


“Ma no, tutt’altro! Gli hanno lasciato un partito, la Lega Nord, che era mezzo morto, e lui lo ha risuscitato, ma non potrà mai sfondare da Roma in giù.  Non può perché la Lega ha predicato per 25 anni che il problema dell’Italia erano i meridionali e ora vanno a chiedere il voto a quelli che fino a ieri chiamavano terroni. Su dai…”


Il voto francese, dicono i “negazionisti”, è frutto dell’emozione per il Bataclan…


“Sarà, ma la mia sensazione è che ai francesi stia sulle balle l’euro, esattamente come a mezza Italia, e che patiscano la burocrazia soffocante di Bruxelles e l’arroganza della Germania e di quelle altre due nazioncelle che menano il torrone in Europa. E poi, naturalmente, c’è il problema dell’immigrazione che poi si lega al terrorismo”.


Problema che nessuno sembra in grado di risolvere


“L’immigrazione infastidisce gli elettori perché non viene governata. Tutti sanno che si tratta di un fenomeno inarrestabile e antico come il mondo, ma è un fenomeno che va governato. Gli stessi romani non accoglievano mica i barbari a braccia aperte. Spesso li hanno combattuti, a volte hanno vinto, altre volte hanno trattato. Invece oggi c’è una gestione, molto tra virgolette, ispirata a buonismo e integrazione. Due menate assolute. Sono fenomeni che non siamo in grado di controllare. La gente assorbe il senso di questo problema ed è incazzata nera, dappertutto”.


Ogni volta che qualche forza non precisamente euro-ortodossa, a sinistra come a destra, si afferma alle elezioni, si grida al “populismo”. Ma che cos’è questo “populismo”?


“Ecco, chiariamolo una volta per tutte. Il populismo è un movimento di origine socialista che nasce in Russia alla fine dell’Ottocento ed è considerato anche uno dei padri del comunismo. Ma che cosa c’entra con Le Pen che è nazionalista? Il termine è usato a sproposito. Come si faceva negli anni Settanta, quando se eri fuori linea eri “fascista”. Oppure negli anni Ottanta, con il termine “qualunquista”.


Quindi lei rifiuta di usare questa parola?


“Assolutamente sì! Oggi dare del populista a qualcuno equivale a dirgli “cornuto” o “testa di cavolo”. Nessuno che invece si metta serenamente a fare dei discorsi scientifici, statistiche alla mano, su quello che ha causato l’euro. Se osi criticare l’euro, sei un rozzo, ignorante che non capisce nulla.”


Funzionerà questa campagna pro-euro in Italia, condotta dai maggiori giornali e dall’establishement economico-bancario?


“Secondo me, no. Gli argomenti a favore di questa costruzione monetaria sono poco solidi. E lo stesso vale per le famose e presunte “riforme” di Renzi. La gente secondo me la prossima volta va in cabina elettorale, si guarda intorno, e di nascosto vota Salvini e Grillo facendo il gesto dell’ombrello”.


Vinceranno loro alle prossime elezioni?

Vincere non lo so, ma faranno un grande risultato. Perché i voti che non prenderà Salvini li prenderanno i Cinque Stelle, che sono forti da Aosta a Palermo”.


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