Terza guerra mondiale: cronache da Narnia, pardon, dal'Ucraina

Di Nuke The Whales , il 7 dicembre 2015

Terza guerra mondiale: cronache da Narnia, pardon, dal’Ucraina


Ormai chiamo la serie di scontri che infiammano i confini europei e il medio oriente “guerra mondiale”, anche se tecnicamente non è vero. Diciamo che si sono alcune nazioni che combattono per procura contro altre. In Ucraina è chiaro che parliamo di USA contro la Federazione Russa, con l’intervento molto riluttante dell’Unione Europea. In Siria si tratta di Libano , Iran e Russia uniti contro turchi, sauditi, americani ed israeliani, non un fronte unito, in questo caso, ma interessi contrapposti che casualmente si incrociano. Nel povero Yemen vengono a galla antichi scontri e una faida tra sciiti e sunniti, alimentata dai sauditi da una parte e dagli iraniani dall’altra.


Ucraina

Nella Terra dei Pazzi per antonomasia stanno succedendo tante cose, sempre tutte insieme come piace a me. Ovviamente ai poveri ucraini dicono che va tutto bene, che hanno vinto la guerra contro al Russia, paese che comunque non ha risorse militari sufficienti per sostenere una guerra in Siria e in Ucraina. Tutto a posto.


Ovviamente i diecimila soldati impegnati in Siria, tra truppe di terra, aviatorie e supporto logistico sono indispensabili , non i circa duecentocinquantamila presenti al momento al confine con la Terra Dei Pazzi.
E anche il milione di soldati rimanenti in servizio attivo non può muoversi, logico. Potenza dei media.


I circa sessantamila soldati ucraini , di cui solo trentamila in grado di combattere sul serio, per via dei tanti problemi di salute di metà di essi (alcoolismo, pazzia e insufficienza cardiaca, sono tra le cause maggiori di inabilità al servizio in prima linea ), carenti di attrezzature e costretti a comprarsi viveri, scarpe  e biancheria intima, oltre che le divise, non dovrebbero essere in grado di impensierire i soldati russi.


E infatti i soldati russi non sono impensieriti per niente, anche per il semplice fatto che non hanno mai intervenuto direttamente, ma al massimo hanno alimentato una guerra per procura. Malgrado tutto , all’esercito di Kiev sono rimaste parecchie munizioni di artiglieria, gli sterminati magazzini preparati in epoca sovietica per l’invasione dell’europa contengono ancora migliaia di tonnellate di munizioni ormai scadute e imprecise, che continuano ad essere utilizzare sul Donbass, anche in questi giorni. Sembra quasi che vogliano scatenare la risposta dei separatisti a tutti i costi. Separatisti che, non saranno sostenuti direttamente dai soldati russi, ma hanno divise fiammanti, pezzi di ricambio e munizioni con matricole degli anni 80 ma che paiono nuovissime. Misteri dei sistemi di conservazione locali, immagino.


Ora facciamo un minimo di conti.


La guerra in Siria pare che costi qualcosa come dieci-quindici milioni di dollari al giorno. L’aiuto “indiretto ” ucraino che pare non ci sia mai stato,  sarebbe costato un miliardo di dollari, in tutto, munizioni “nuove” comprese. Una fesseria, in termini militari, e niente in rapporto a budget annuale russo della difesa, di oltre novanta miliardi di dollari. Non vorrei dire eresie, ma gli americani, noti spendaccioni, pare abbiano speso di oltre un miliardo di dollari solo per spostare bombardieri e navi vicino alla Siria per bombardare l'”Isis”, per non parlare di altri miliardi di dollari per viveri, carburanti, stipendi , bombe e missili. Con risultati ridicoli, ricordiamo, per esempio cinquecento milioni di dollari per addestrare “sessanta” (si 60) “terroristi buoni” da mandare contro i soldati di Assd.


Dopo un anno e tanti soldi spesi questi tizi, novelli robocop, voglio sperare che siano stati minimo trasformati in robot indistruttibili, vista la spesa, si sono armati di tutto punto, e sono passati in blocco all’ISIS, dopo avere ucciso i due o tre che si ostinavano di rimanere fedeli agli americani.
Cattiva allocazione delle risorse, speriamo, oppure semplici fatture da girare agli appaltatori.


Ora torniamo alla Terra Dei pazzi, vi ho già presentato le loro nuove armi, tipo i nuovi elicotteri, ovvero copie di elicotteri degli anni 60 con un nuovo motore, esemplare unico, comunque, o i dieci autoblindo realizzati per l’Afghanistan e scartati perché troppo poco blindati. Oppure il nuovo modello di blindato, denominato “cassonetto”

.

O l’altra storiaccia, quella dei cinque carri armati realizzati per il Congo , già pagati e dirottati verso il fronte. Non avevano soldi, direte voi. Certo, ma qui c’è un altro mistero.


Ora, ai tempi pre colpo di stato in Ucraina il governo spendeva due miliardi di dollari all’anno per la difesa. Si riusciva a tenere funzionante un intero arsenale di vecchi carri armati rugginosi prodotti trenta o quaranta anni fa, alcune flotte aeree, e centoventimila soldati, tutto con le loro brave mutande e il rancio in tempo, compresa la flotta di circa venti navi, adesso ridotta ad una unica naveda guerra. Ora, grazie alla “guerra contro la Russia” malgrado il popolo sia quasi alla fame il budget, è quasi triplicato, diventando di oltre cinque miliardi di dollari,  dopo la prima fase della guerra i soldati, grazie ai caduti e , ai feriti e alla scarsa voglia di arruolarsi, pare siano la metà di prima.


La flotta, inoltre è praticamente sparita, insieme al sessanta per cento di aerei ed elicotteri..Io ho un sospetto, non è che i politici, adesso conformi ai “valori occidentali” si stiano fregando tutti i soldi? I soldati , che ricevono la paga in ritardo e devono comprarsi scarpe e mutande, oltre a combattere con munizioni scadute, pare ne abbiano il sospetto.



I media ucraini comunque continuano a deliziarci con le loro nuove armi, adesso la “Atamano Shaidach”, ammiraglia ed unica vera nave da guerra della flotta,  stata dotata di un nuovo radar e di nuovi sistemi antiaereo, così dice la televisione ucraina.



eccolo il nuovo radar, quell’antennina blu che si vede in alto.


Direi che si tratta di un radar Furuno della serie 250, del tipo utilizzato sui mercantili, dotato di sistema AIS. Fonti mi hanno assicurato che gli ucraini hanno pagato undicimila dollari per il nuovo radar, e mi sorge un dubbio, io, nella lunga serie di lavori che ho fatto sono capitato anche a bazzicare con la Furuno.


Con undicimila dollari un radar da 90 miglia con tanto di modulo AIS  i giapponesi non te lo fanno neanche provare, figurarti vendertelo, per non parlare del montaggio. Gatta ci cova. Ovviamente il radar è stato pagato grazie a donazioni di privati, i poveretti non hanno soldi. Arriviamo adesso ai sistemi antiaereo.



Non ci volevo credere, finché non mi hanno mandato le foto, si tratta di alcuni tizi sul ponte, che brandeggiano dei missili a spalla , là in alto, in mezzo alla selva di antenne che vedete nelle foto precedenti. Devono stare anche attenti a lanciare, se per caso centrano un palo od un filo l’addetto al missile e gli occupanti del ponte potrebbero essere colpiti dalle schegge… Ma non è finita, la televisione ucraina ci parla di nuove dotazioni per le “unità cinofile”.


Che bello, dico io e, quando da quelle parti  il fatto non viene descritto nei dettagli allora bisogna indagare a fondo.



Eccole le nuove dotazioni, sono giubbotti  e protezioni antiproiettile per “quasi trenta” cani, da adibire alla ricerca di ordigni esplosivi.


Ora , non fraintendetemi, io amo i cani, però il loro udito e l’olfatto molto sviluppato porta questi animali ad essere particolarmente sensibili ad esalazioni chimiche e forti rumori, per non parlare dei loro polmoni, che resistono a esalazioni tossiche molto meno dei polmoni umani, estremamente più resistenti..Giubbotto o meno una esplosione nelle vicinanze, che può lasciare solo stordito un umano, li uccide facilmente. Inoltre la pallottola che può rompere le costole ad un umano dotato di giubbotto uccide probabilmente  il cane anche se protetto,  per via della differenza di massa corporea. Forse è meglio evitare di portarli in guerra oppure lasciargli liberi i movimenti, invece di bardarli con dei giubbotti antiproiettile. Le povere bestie così potranno fuggire più facilmente e salvarsi.


Ora, per finire, parliamo di carbone e di finanza.


Vi ho ripetuto fini allo spasimo del problema delle centrali ucraine, costruite per utilizzare carbone di altissima qualità, primo di umidità , zolfo ed a alto potere calorico, il tipo di carbone, antracite della migliore qualità, che si trova ormai solo nel Donbass, nella zona controllata dai separatisti e in Russia, in tutto il pianeta. Ora, dopo la storia brutta brutta della Crimea, e dei piloni fatti saltare dai fanatici, pare che il carbone non arrivi più. Per essere precisi pare che i russi abbiano avvertito chi intendesse mandare carbone in ucraina, magari di contrabbando , di non fare piani a lunga scadenza.


E non lo dicono per modo di dire.


Ora di carbone sudafricano e di lignite ce ne è nei depositi, e i tecnici delle centrali hanno ricevuto l’ordine di bruciare quella roba e di vedere cosa succede. Interpellato un mio amico pratico del settore mi ha fatto un lungo pippone su spessore dei serbatoi, condensa e temperatura. In pratica l’acqua del sistema di raffreddamento tenderebbe a finire nella camera di combustione, da fessure e crepe formatesi per cattiva distribuzione della temperatura o per lo zolfo che corrode le caldaie. Acqua ed alta temperatura significa una grossa emissione di vapore, ovvero una esplosione.
Ad ogni esplosione bisogna rabberciale la caldaia e rimetterla in funzione al più presto, sena avare il tempo di far un lavoro fatto bene.


Pare che le prime esplosioni siano già iniziate, in diversi impianti e che il lavoro degli addetti alla manutenzione e di quelli addetti allo smistamento della corrente sulle linee sia già frenetico… E l’unica cosa che ha impedito al settore dell’est ucraina, quello momentaneamente sotto il controllo del governo di Kiev,  di crollare sia stata la fornitura di energia elettrica dalla Russia. Finanza, molti trollini mi hanno sfracassato le appendici testicolari con la storia dei tre miliardi di dollari che l’ucraina deve dare alla Russia entro fine anno, un debito contratto un paio di ani fa, giusto prima del colpo di stato. La Russia aveva proposto una dilazione del debito in tre anni , ma solo dietro garanzia del FMI , dell’Ue e degli Stati uniti.


Gli ultimi due hanno fatto finta di non capire egli ammerregani si sono proprio rifiutati di avallare altri debiti  alla Terra Dei Pazzi. Il 20 dicembre prossimo sarà tutto molto interessante, pare che anche il FMI abbia congelato la prossima rata dei Prestiti”.

buonanotte drughi, a presto sentirete di Siria e , soprattutto, Yemen.


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