Vedo infeconditą ovunque, anche dal fruttivendolo

di Camillo Langone | 28 Novembre 2015 IL FOGLIO

Vedo infecondità ovunque, anche dal fruttivendolo





Vedo infecondità ovunque, non solo nel tragico rapporto Istat sulla natalità.

La vedo perfino dal fruttivendolo, ad esempio durante la stagione dell’uva quando sempre più persone chiedono uva senza semi.

Spesso sono persone giovani: avranno precoci problemi digestivi?

Non credo, non tutti almeno, ci dev’essere dell’altro. Adesso che siamo nella stagione degli agrumi in tanti comprano le clementine, il cui pregio pare sia quello di non avere semi.

Hanno questi clienti esigenze di galateo? Sembra loro inelegante sputare i semi di arance e mandarini?

Molti consumatori di frutti infruttuosi saranno pro-bio e anti-ogm, come se in natura potesse esistere qualcosa privo di semi.

Percepisco una coerenza, un legame, forse un contagio, tra l’accanimento anticoncezionale che ha trasformato le camere da letto in palestre asettiche e questa mania dei frutti apireni.

Fossero sinceramente organici ed ecologici, gli italiani pretenderebbero frutta con tanti semi, inorridirebbero all’idea di castrare i gatti e farebbero l’amore senza preservativo.

Ma sono soltanto ipocriti malati di estinzione.

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