Disertare la Scala per altolà

di Camillo Langone | 20 Novembre 2015

Disertare la Scala per altolà


Non per viltà, disertare la Scala, non per timore di attentati, ma per altolà.


Sono giorni che quasi tutto il giorno penso al che fare.


Vorrei scrivere un libro, no, non esageriamo, vorrei scrivere un manifesto, un vademecum del perfetto italiano contenente le istruzioni per non perdersi nel presente marasma. Ma ci devo pensare bene, sono un uomo lento.


Nel frattempo vorrei proporre una piccola cosa: non andare alla Scala il 7 dicembre. Nel tempio milanese della lirica sarà messa in scena la “Giovanna d’Arco” di Giuseppe Verdi e fin qui tutto bene, purtroppo ciò che hanno dichiarato i registi Moshe Leiser e Patrice Caurier è tutto male: “La storia di Giovanna e del jihad hanno tante affinità. La struttura è la stessa, di là c’è il cattolicesimo, di qua l’islam, ma la filosofia è la stessa. Oggi il fanatismo religioso e il nazionalismo distruggono l’Europa e noi sentiamo la responsabilità di raccontare questa storia di follia, questo desiderio di sangue per la glorificazione di Dio”.




I due registi sono uno francese e l’altro belga e testimoniano che davvero Parigi è il ventre molle dell’Occidente, davvero Bruxelles è il buco nero d’Europa.


A costoro e a tutti quelli che la pensano come loro va intimato di fermarsi e di studiare. Giovanna d’Arco non invadeva: liberava. Giovanna d’Arco non sterminava la popolazione civile: si batteva contro degli eserciti.


Chi non sa questo, e chi non sa che il Vangelo insegna il perdono e il Corano la vendetta, non è all’altezza culturale di una filodrammatica di paese. Una platea vuota, ecco ciò che si dovrebbe fare.


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