Quanto Baudelaire nelle nuove poesie di Michel Houellebecq

di Camillo Langone | 18 Novembre 2015

C’è molto Baudelaire, ovvio, e si sente profumo di Verlaine e Drieu La Rochelle, nelle nuove poesie di Michel Houellebecq, “Configurazioni dell’ultima riva” (Bompiani). 




Ma soprattutto c’è moltissimo Houellebecq: Michel Thomas (il suo vero nome) quando scrive versi è forse più Houellebecq di quando scrive romanzi.


C’è la nostalgia del sacro:


“Sparita ogni credenza / che faceva edificare / essere e santificare, / abitiamo l’assenza”.


La depressione:


“Questa sera ho deciso di passare a tre compresse di Halcion”.


Il porno: “Metti la lingua, un po’, sul mio cazzo / prima che non ci sia più niente affatto”.


Il bisogno d’amore: “In poche amano e pochissime si donano”.


C’è il sentimento della vecchiaia: “Ci incamminiamo verso la fine della partita”.


C’è un autore sommo che ci offre visioni lucide e indispensabili, il turismo come nichilismo e i cani come surrogati per disperati: “Avrebbe dovuto sposarsi, avere dei marmocchi, qualche cosa; / i cani hanno un bell’essere carini, un cane resta un cane”.


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