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ANTIDOTI

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ANTIDOTI



Sono tutti a darsi il cinque per il successo di Expo. Bene, sono contento. Ma qualcosa non mi torna. Avevano detto che per andarci in pari dovevano staccare 24 milioni di biglietti, invece ne festeggiano 21. Boh. La stampa si congratula per l’efficienza «tedesca» dell’organizzazione, ma nessuno ha previsto le code anche di otto-dieci ore: non si auguravano almeno 24 milioni di visitatori? Mah.



Scrive Angela Pellicciari su La Nuova Bussola Quotidiana del 24 ottobre 2015, commentando il dibattito sui risposati:


«Lutero si trova a dover prendere posizione su un caso spinoso: è lecito al langravio Filippo d’Assia, luterano della prima ora, definito dal “profeta della Germania” il “nuovo Arminio”, diventare bigamo?


Vizioso e lussurioso, Filippo scrive a Lutero per ottenere il suo consenso alla celebrazione in pubblico di seconde nozze – cui la prima moglie acconsente – con la diciassettenne damigella di corte Margherita di Saale. Il caso non è di facile soluzione perché, se Lutero rifiuta, il suo braccio destro può passare armi e bagagli nelle fila del cattolico imperatore Carlo V.


Vista la delicatezza del momento Lutero e Melantone rispondono immediatamente, il giorno dopo aver ricevuto la lettera: in pubblico non si può celebrare nessun matrimonio perché lo scandalo sarebbe troppo grande; se però il langravio insiste, gli si può concedere una dispensa perché il “matrimonio supplementare” non ha nulla contro la legge di Dio e può essere determinato da una “necessità di coscienza”: “l’uomo può col consiglio del suo pastore, prendersi ancora un’altra donna”».


Nello stesso periodo, il cattolico Enrico VIII chiese al papa di annullare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena. Il papa rifiutò e l’Inghilterra divenne protestante. Lutero era stato più furbo del papa…



Alla Festa del Cinema di Roma il regista danese Martin Zandvliet ha portato il suo film “Land of mine” (che inglese sta per «la mia terra» ma anche «campo minato»). Racconta della fascia di mine che i tedeschi disseminarono lungo la costa danese in vista dell’invasione alleata. Inglesi e danesi costrinsero i prigionieri di guerra tedeschi a sminare, in barba alla Convenzione di Ginevra. I prigionieri impiegati furono 2600, metà dei quali morirono nell’operazione. La gran parte di loro erano ragazzi tra i 15 e i 17 anni.



Leggo sulla rivista TFP ottobre 2015 che ai Giochi Panamericani di Toronto metà della squadra cubana di hockey su prato è sparita ancor prima di giocare. Otto su sedici si sono dileguati in Canada per non tornare nel paradiso castrista. La squadra femminile ha perso nello stesso modo sette componenti. A loro si aggiungano quattro rematori e tre tuffatori. Quattro calciatori se la sono svignata in Usa. Da sempre, a ogni campionato fuori Cuba, va a finire così. Forse sarebbe il caso, per il regime, di provare a darsi all’ippica.


DEATON


Leggo un editoriale dell’Istituto Bruno Leoni in cui si elogia l’attribuzione del premio Nobel per l’Economia ad Angus Deaton. Il quale dice:


«Quando le condizioni necessarie per lo sviluppo sono presenti, gli aiuti non sono necessari. Quando le condizioni locali sono ostili allo sviluppo, gli aiuti non sono utili e, qualora dovessero perpetuare tali condizioni, fanno danni». Commenta l’editoriale che, infatti, «in India e Cina vive il 48% dei poveri del mondo, ma quei paesi ricevono solo il 2,6% degli aiuti totali. Per altro verso, spesso gli aiuti finiscono per consolidare cattive politiche, o peggio regimi oppressivi. Nel 2010 essi valevano per il 10% del Pil dello Zimbabwe di Mugabe».


E riporta il quesito di un lettore su uno dei blog di «Repubblica»: Deaton è di destra? Prima di farvi cascare la braccia, sappiate che per gli italiani ormai l’unico criterio per orientarsi è questo.


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