Vatileaks 2, un esercizio di menzogna e ipocrisia

di Riccardo Cascioli06-11-2015 LANUOVABQ.IT

Menzogna e ipocrisia.


L’operazione di lancio dei due libri di Gianluigi Nuzzi (Via Crucis) e Emiliano Fittipaldi (Avarizia) che contengono documenti relativi alle finanze in Vaticano, è anzitutto una grossa menzogna. Perché l’immagine che si vuole far passare è quella di una Chiesa marcia contro cui combatte stoicamente papa Francesco, eroe solitario. È certo un approccio coerente con la narrazione che i principali quotidiani italiani – ormai costituitisi in cartello (dicono tutti le stesse cose allo stesso modo) – stanno facendo da tempo. Ma questa è una lettura caricaturale, addirittura “diabolica” l’ha definita ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.


«Il Papa non è assolutamente solo – ha detto Bagnasco – è circondato e sostenuto cordialmente, affettuosamente, lealmente da tutti i vescovi. Per questo non ho nessuna preoccupazione circa questa immagine di divisione che si vuole accreditare presso l’opinione pubblica per creare ulteriore disorientamento».

Questa immagine idilliaca di unità nella Chiesa è evidentemente troppo ottimistica, ma di sicuro – come abbiamo spiegato in questi giorni e ancora oggi – l’idea che ci sia un papa “Superman contro tutti” è fantasiosa e serve a coprire interessi ecclesiali ed economici di alcuni, dentro e fuori la Chiesa. Peraltro tale immagine non è sostenuta solo dal cartello dei giornaloni italiani, se è vero che le parole di Bagnasco smentiscono in modo netto quanto appena due giorni fa affermava monsignor Nunzio Galantino, che della Conferenza episcopale è il segretario: «Sicuramente a qualcuno sta facendo paura il processo di rinnovamento che papa Francesco sta portando avanti», aveva detto.


Ma nei due libri, oltre a tante cose già conosciute e scritte negli anni, ci sono anche menzogne specifiche, come dimostra il duro quanto preciso comunicato diffuso ieri sera dal Segretariato per l’economia, il super-ministero guidato dal cardinale australiano George Pell. Nei libri in oggetto, il capitolo riguardante il cardinale Pell è certamente il più delicato, perché il porporato australiano è già nel mirino dei progressisti per le sue posizioni a difesa dell’ortodossia e qui viene di fatto descritto come uno scialacquatore. Chiamato a Roma per riportare ordine e mettere sotto controllo le finanze vaticane si sarebbe dato – secondo i suggeritori di Nuzzi & Fittipaldi – alle spese pazze: mezzo milione di euro bruciati in pochi mesi (tra viaggi in business class e spese in casa), cosa che avrebbe profondamente addolorato il povero papa Francesco.


Ma appunto ieri sera, ecco la risposta del portavoce della Segreteria per l’Economia che parla di «affermazioni false e ingannevoli» e precisa che nel 2014 le spese sono state inferiori a quanto previsto in bilancio e che per il 2015 tale Segreteria è l’unico dipartimento vaticano ad aver presentato un bilancio ridotto rispetto all’anno precedente. Non solo, le valutazioni sul bilancio della Segreteria per l’Economia erano contenute in un comunicato diffuso nei primi mesi del 2015, ma di questo nei libri in oggetto non c’è traccia. 


In ogni caso il comunicato di ieri sera spiega nel dettaglio le uscite dal marzo 2014 (momento dell’istituzione della Segreteria) al dicembre 2014 e si scopre così che dei 500mila euro in oggetto, oltre alle spese iniziali per avviare le attività del dicastero (dagli arredi agli strumenti tecnologici), 292mila sono andati per gli stipendi (lavorano nella Segreteria 12 persone); e poi cifre molto limitate per i viaggi aerei dello staff, l’allestimento della cappella e così via.


Dati i fatti appare allora consistente che «riferimenti a discussioni tra il Santo Padre e il cardinale Pell a proposito delle spese della Segreteria sono completamente false: non c’è mai stata alcuna discussione su questo argomento» tra i due.


Ma forse più ancora della menzogna è insopportabile l’ipocrisia: dei tanti colleghi vaticanisti, ad esempio, che fingono stupore per la scoperta del “corvo” Francesca Chaouqui quando della sua disinvoltura nel far circolare notizie – anche false – si sapeva ormai anche a centinaia di chilometri da piazza San Pietro. E nessuno in questi due anni – a parte il solito Sandro Magister – che abbia avuto il coraggio di chiedere come mai una persona accompagnata da così cattiva fama fosse finita a controllare carte riservate della Santa Sede. E ancora: l’ipocrisia di chi scrive libri in cui si fa finta di scandalizzarsi delle spese della Curia vaticana, sapendo di poterne così ricavare qualche milioncino di euro. E soprattutto l’ipocrisia di chi usa un finto scandalo (le cose scritte nei libri erano in gran parte già abbondantemente note) per ricavarne vantaggi in una partita ecclesiale che ha a tema non l’economia ma la missione stessa della Chiesa.


Ovviamente, certi usi disinvolti del denaro e la mancanza di trasparenza – anche se già noti – costituiscono sempre uno scandalo, anche se si deve riconoscere che già da anni è in atto un processo di rinnovamento e trasparenza iniziato con Benedetto XVI e ora proseguito da papa Francesco. E di scandali purtroppo non ci sono solo quelli economici. Eppure tutto questo polverone, tutto questo stracciarsi le vesti per i peccati che si commettono in Vaticano, rischia di coprire qualcosa di ben più grave. Perché da Giuda in poi – che «diceva queste cose non perché gli importasse dei poveri ma perché era ladro» (Gv 12,6) - di questi scandali e tradimenti, quando più quando meno, ce ne sono sempre stati.


Ma il vero scandalo sarebbe una Chiesa che decidesse di cambiare il depositum fidei , ciò che Cristo ha annunciato e gli apostoli hanno tramandato, cosa che non è mai venuta meno anche nei secoli più difficili. Ed è purtroppo ciò che invece alcuni stanno tentando di fare, approfittando e anche fomentando polveroni sul nulla come quello di questi giorni o come quelli alzati durante il Sinodo.


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