VIVAIO - 4 - SCIOCCHEZZE

VITTORIO MESSORI - http://www.vittoriomessori.it - LUGLIO 2015

Cambiando del tutto argomento . Mi capita di ascoltare uno spezzone di una canzone di Fabrizio De André, una canzone famosa ma di cui ignoro il titolo, essendo poco pratico di musica in generale, sia classica che cosiddetta “leggera“.


Lo confesso con rammarico, ma è andata così . Nella mia giovinezza, quando avevo qualche soldo in tasca e dovevo decidere come “ investirlo“, se in un disco o in un libro, su quest’ultimo finiva invariabilmente la scelta. Radio e televisione non mi interessavano,  non avevo la pazienza da dedicare all’ascolto o alla visione dei programmi , convinto – magari a torto – che in ben altro era da impiegare il tempo libero.


Nella Torino dove sono cresciuto aveva  sede la più importante orchestra sinfonica della Rai che si esibiva nell’auditorium aziendale, aperto al pubblico . Ma anche qui era una questione di denaro risicato: l’abbonamento ai concerti costava e trovavo sempre qualcosa che mi sembrasse  più urgente o appetibile. Non parliamo del celebre palazzo per la lirica, il Teatro Regio, inavvicinabile per me, sia per soldi sia per mancanza di un abito adeguato a quell’ambiente elitario.


Ma  non cediamo ai ricordi personali, veniamo a De André che -vedo su Internet- è stato addirittura incluso da qualcuno tra i maggiori poeti in lingua italiana. Mi astengo dal giudizio per mancanza di conoscenza , riporto qui   soltanto quello che ho sentito in quello spezzone, dove la voce del cantautore così diceva: << L’inferno esiste solo per quelli che ci credono >>.


Ma che sciocchezza è mai questa ? In realtà è esattamente il contrario: esiste, semmai, per quelli che non ci credono. Non è stato   detto e ripetuto tante volte che la maggior furbizia del diavolo sta nel  farci credere che non esiste e, dunque, non esiste quell’inferno sul quale domina? All’inferno si finisce facendo spallucce, come volessero raccontare una vecchia favola, a coloro che ti ammoniscono; si va comportandosi come il peccato non esistesse e, dunque, non esistesse un redde rationem dopo la morte. Solo quelli che ci credono e che se ne inquietano possono sperare, impegnandosi al giusto, di scampare a quel luogo  terribile .


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A proposito di sciocchezze. Ciascuno di noi ha sentito la risposta tipo di chi crede di saperla lunga se gli parli di realtà religiose , per esempio angeli e demoni.


Un sorrisetto di compatimento e, scuotendo il capo, ecco, con voce scettica un: << Ma io credo solo in quel che vedo>>. Proprio sicuro?


Lasciamo da parte gli angeli, buoni e cattivi che siano , che non vediamo, tranne forse qualche mistico, se non con gli occhi della fede.  Restiamo su cose quotidiane, concrete . Mi viene, come esempio tra i tanti, quello dei ratti, questi mammiferi ripugnanti e pericolosi (non viene dai loro parassiti la peste?) grossi spesso quasi quanto i gatti che, in effetti, scappano davanti a loro, accontentandosi prudentemente  dei  ben più piccoli topolini. Leggo che a Milano ci sono più di due ratti per ogni abitante .


Stando alle stime delle imprese specializzate nel dar loro la caccia , sono almeno un due milioni. Ebbene, per una decina d’anni ho abitato a Milano, per giunta nel centro storico, quello da sempre più infestato. Eppure, di ratti non ne ho mai visto alcuno.


Mai, neppure quando scendevo nella cantina . Dunque  , se dovessi <> dovrei negare l’esistenza di questi animali, metterli tra le leggende metropolitane.  Sono cose elementari ma che ogni tanto vanno ricordate .


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