Segnali di vita in fondo a destra -

Conversazione con Marcello Veneziani 5 novembre 2015


 Conversazione con Marcello Veneziani

All'assemblea della fondazione An ha vinto la mozione di La Russa (che si è alleato con Gasparri) contro quella di Alemanno, lei su che posizione era? Cosa pensa della guerra andata in scena tra gli ex colonnelli?

Non ero presente all'assemblea della Fondazione avendo un ruolo extra moenia, fuori dall'ex An. Ho però auspicato fino alla fine che si trovasse un accordo perchè qualunque tesi avesse vinto spaccando l'assemblea non avrebbe avuto poi la possibilità di realizzare la sua idea.


E avevo a tale scopo inviato una lettera a tutti i componenti dell'Assemblea per cercare punti comuni operativi al di là delle opzioni di ciascuno: dicevo che a questo punto bisogna far crescere o risvegliare l'area di destra popolare e nazionale, attraverso iniziative sociali, editoriali, culturali, formazione di giovani, presenza in campo. E poi, vinca il migliore, qualcuno alla fine capitalizzerà quel risultato dal punto di vista politica. Erano tutti d'accordo, o quasi, poi hanno preferito dividersi nonostante il tentativo di mediazione di La Russa


Fini e Alemanno pensano che ci voglia un nuovo partito a destra, da organizzare anche con l'aiuto economico della fondazione An. La Meloni dice che basta e avanza Fratelli d'Italia. Lei cosa ne pensa?

L'idea di un movimento che raccolga tutte le destre e soprattutto catalizzi l'area d'opinione attraendo nuove energie e investendo il patrimonio della Fondazione è in teoria un'ottima idea. Ma per farlo, ci vuole la volontà delle componenti ex An oggi sparse e riluttanti, e un leader riconosciuto da tutte. Se non c'è, serve solo a dividere, non a unire.


Fini avrebbe fatto bene a scendere in campo apertamente invece di mandare avanti dei quarantenni sconosciuti ai più?

No, Fini non è più spendibile politicamente, neanche a destra. Solo a nominarlo, le platee di destra reagiscono come spose tradite, amanti deluse... Tutti attribuiscono a lui la principale responsabilità di aver dissipato un patrimonio di consensi che era intorno al 15 per cento e l'aver perso l'occasione di sostituire Berlusconi al momento del suo declino. La sua rottura avvenne troppo tardi o troppo presto con lui, comunque fuori tempo. E il suo errore imperdonabile fu che non ruppe solo con Berlusconi ma anche con la sua stessa destra, i suoi temi, i suoi valori, nella pretesa velleitaria di trasformare in consenso, il gradimento interessato che proveniva da sinistra... Sbagliare tempo e rompere allo stesso tempo con l'alleato principale e con il proprio mondo sono due errori grossolani in politica.


Secondo lei quale deve essere il compito della fondazione An? E come devono essere utilizzate le risorse?

La Fondazione non deve essere solo un museo della memoria di An, anzi deve trovare a mio parere un accordo per ribattezzarsi Fondazione Italia, piuttosto che richiamarsi a un partito morto e anche male... Deve diventare il laboratorio, la serra, in cui far nascere e crescere la nuova destra che verrà, e non so nemmeno se destra sia la parola giusta. Deve formare, selezionare, partecipare ad attività civili e culturale, far capire che esiste un mondo, un'area, un ambiente di idee, uomini, energie vitali.


Lei si appresta a dare il via a una scuola di formazione politica. Perché? Che cosa cercherà di trasmettere a chi partecipa?

Da pochi mesi sono stato chiamato a dirigere il comitato scientifico della fondazione e tra i primi compiti che mi sono prefissi ce ne sono stati due, avviati. Uno è un tour di cento serate in tutta Italia che sto facendo, e che ho chiamato Serata Italiana, in cui porto nei teatri italiani un monologo in forma di comizio d'amore che trae lo spunto dalla Lettera agli italiani che ho scritto ad hoc e che ho pubblicato un mese fa da Marsilio (è in terza edizione). Per misurare il tasso e la voglia d'italianità che c'è in giro e per suscitare un nuovo amor patrio. L'altro è la scuola di formazione politica, divisa in quattro indirizzi, che mira a formare attraverso lezioni, seminari e qualche lectio magistralis i giovani alla cultura politica, alla storia, alla comunicazione e alla pubblica amministrazione. È un primo passo ma le iscrizioni ai corsi hanno superato le aspettative e abbiamo dovuto cercare in fretta nuove sedi per avviare questi corsi. Rientrano nel progetto di formare e selezionare classi politiche per il domani.


Secondo lei in che stato di salute è la destra italiana?

Se dice sul piano politico-partitico, è in stato gassoso, non esiste come realtà politica incisiva e presente, c'è solo la Meloni che ha conquistato uno straordinario gradimento in tv ma deve trasformarlo in consenso politico elettorale. E per farlo, ha bisogno di far capire agli italiani che non è solo una efficace opinionista di destra ma ha dietro di sé un mondo, un'area, un insieme di istanze vive. Infatti se passiamo dal piano politico al piano civile e culturale esiste una destra implicita e diffusa nel paese e si manifesta sui temi bioetici e bioolitici, nell'avversione al politically correct, nei temi della sovranità e dell'identità nazionale.


C'è modo per un soggetto di destra di uscire dalla tenaglia Berlusconi-Salvini? E come?

Il modo è quello di fuoruscire dallo stereotipo trionfante, non solo con Berlsuconi e Salvini ma anche con Renzi e Grillo, del partito del leader e fondare un movimento di idee, opinioni e temi sociali, incardinato nella storia del nostro paese e nella sua vita presente. Un partito di destra avrebbe tutti i requisiti per presentarsi come il partito dello Stato e della Sovranità, della comunità nazionale e della proposta sociale, La destra come partito della tradizione, cioè della continuità storica e di valore con il passato e con il futuro...


Secondo lei chi potrebbe essere il candidato del centrodestra a Roma?

Allo stato attuale mi sembra che in ambito politico l'unica candidatura forte e di grande consenso sarebbe Giorgia Meloni, e servirebbe a farla crescere politicamente e nei consensi, contendendo i voti ai grillini. Poi, certo, viste le esperienze precedenti, meglio augurarsi una gloriosa sconfitta, come accadde nel '93 a Fini, piuttosto che un'amministrazione di destra... Magari in sede di ballottaggio si può pensare a convergere su altre candidature. Ma il dramma romano, e italiano, è che nell'arco di pochi anni abbiamo bruciato insieme politica e antipolitica, con il fallimento dei tecnici e dei marziani al governo del paese o delle città...


Versione integrale dell'intervista apparsa su formiche.net


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