Guarda chi si rivede: i catto-pacifisti tornati dal freddo

di Rino Cammilleri lanuovabq.it

Guarda chi si rivede: i catto-pacifisti tornati dal freddo


É come il gender e i gay: se solo alzi il dito per obiettare qualcosina, sei “omofobo”. Lo stesso con i catto-dialogatori organizzati e professionisti: a dirgli qualcosa passi per guerrafondaio, conservatore, teocon, pacelliano, precostantiniano, fariseo, integrista eccetera. Com’è noto, per certuni la “misericordia” è a senso unico. Ma vediamo un esempio di argomentazione catto-pacifista. Agli inizi di ottobre, al solo ventilare (ripeto: solo ventilare) una partecipazione bellica italiana in Siria, ecco partire l’appello di una delle tante associazioni ecclesiali: «Invitiamo governo e Parlamento italiani a non cedere alla logica della guerra ma ad assumere anche in Siria, come in Libia, un ruolo forte e coraggioso nel costruire una pace vera, che tolga terreno all'espandersi del terrorismo e del Daesh». 


Pace vera? Viene in mente il tormentone di Enrico Montesano in una sua vecchia gag: «Ecchevordi’?».Spiegazione: «I bombardamenti distruggono non solo case e ponti, ma anche l'organizzazione sociale, creano spazi vuoti dove prosperano estremismi e terrorismo». Se non ho capito male, la gallina è nata prima dell’uovo.


Cioè, se non bombardavi, ai jihadisti non veniva mica in mente di mettersi a fare gli estremisti e i terroristi, poverini. L’integralismo islamico a mano armata, però, è un po’ più vecchio (vedi Algeria). Ma quelli insistono: «Il Daesh si sta espandendo proprio grazie a guerre che sono guidate solamente da interessi economici e di potere». Meglio le guerre sante, allora? O quelle ideologiche? E davvero a quei tapini del Califfato il potere e l’economia non interessano? Vanno in guerra armati di soli stuzzicadenti, e il petrolio e le banche che requisiscono li danno ai poveri? 


Ma il carico da undici deve ancora venire, ed eccolo qua: «È ora che il governo smetta di pensare alle armi come unico strumento di difesa (…).? Di fronte alle nuove sfide servono nuove strategie». Allora, vediamo di raccapezzarci. Primo punto: le armi non sono l’unico strumento di difesa. Non l’ha capito nemmeno il Daesh, figurarsi se lo capiscono i poliziotti di ogni contrada del mondo. Così, se ti sfondano la porta e stuprano tua figlia minorenne sotto ai tuoi occhi, devi sorridere e invitare gli aggressori a sedere con te intorno a un tavolo di pace, dove tu, esperto di dialogo (e loro no) ne farai sicuramente un boccone. 


Secondo punto: le nuove strategie.  Significa sborsare undici milioni di euro di riscatto alla volta? Sì, perché i dialoganti non sono mica i gesuiti di Mission, e quando li sequestrano inondano di appelli l’etere affinché il Paese (cioè, il contribuente) intervenga a salvarli. Poi, eccoli a lucrare i quarti d’ora di wharoliana celebrità televisiva: «Cosa ha provato durante la cattività?»; «Vuol fare ciao alla mamma, che è stata tanto in pensiero?». Sarebbe interessante sapere quanti sono i conflitti internazionali risolti pacificamente da Ong del genere. Se accendo la tivù a me pare che i conflitti internazionali da molti anni non facciano altro che moltiplicarsi, ma forse mi sono sintonizzato per sbaglio su un canale di fantascienza. 


Lo slogan «di fronte alle nuove sfide servono nuove strategie» è carino e pure suggestivo. Solo che il jihadismo tanto nuovo non è: risale al VII secolo e le uniche pause che si è concesso dal tormentare il resto del pianeta sono state dovute alle robuste randellate ricevute in campo militare. Non c’è mai stata una volta –una!- nella storia che quelli abbiano ceduto al “dialogo”.


Per quanto riguarda le famose nuove strategie, anche queste sono in verità vecchiotte, perché il “dialogo” e il pacifismo risalgono al «meglio rossi che morti» dei bei tempi dell’Urss, quando nemmeno i presunti beneficiari del “dialogo” casaroliano volevano saperne, e preferivano la morte al rossore. Naturalmente, so benissimo che gli Usa avrebbero fatto meglio a non togliere di mezzo Saddam, perché è stato quello il peccato originale. Ma allora parliamo di geopolitica e di strategie energetiche. 


Con gli slogan pneumatici forse si crea qualche posto di lavoro per “cooperanti” (si chiamano così,mi pare), ma si finisce con l’insultare l’intelligenza di quelli del Califfato. Un consiglio fraterno alla benintenzionata associazione e che ho solo preso ad esempio di un certo giro mentale: ogni ideologia ha la sua langue de bois e pure il pacifismo ne ha una. Adoperare la “lingua di legno” dell’-ismo di turno equivale a diventarne mosca cocchiera. I cattolici non hanno bisogno di prestiti, perché la comunicazione l’hanno inventata loro. E ora datemi pure del guerrafondaio, conservatore, teocon, pacelliano, precostantiniano, fariseo, integrista eccetera. Ci sono abituato. 


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