Lavrov e Putin, un'altra vittoria. Diplomatica.

Maurizio Blondet 4 novembre 2015

D’improvviso, a Vienna, è stato possibile parlare di pace in Siria.


Staffan De Mistura: “L’intervento militare russo ha radicalmente e bruscamente modificato le prospettive di chi sperava ancora di usare le armi per cambiare il governo di Damasco. Allo stesso tempo c’è la consapevolezza russa che per evitare di entrare in uno scenario afgano con tonalità somale e libiche è indispensabile contribuire adesso, concretamente, a un processo di soluzione politica sotto l’egida Onu».

Ma questo è proprio ciò che Mosca ha sempre voluto dall’inizio. A Vienna Lavrov e Putin hanno riscosso una vittoria diplomatica molto più impressionante che quella militare. Il Saker (blogger ben informato) elenca i risultati raggiunti.

L’Iran è al tavolo dei negoziati, contrariamente a quel che avrebbero voluto Washington e Ryad. Ma anche i sauditi si sono seduti a quel tavolo con l’Iran (cosa mai vista) e “l’opposizione siriana”.

Tutti questi attori, con Mosca, hanno co-firmato una dichiarazione congiunta, in cui tutti si sono impegnati a questo:

  • L’Iran parteciperà ai negoziati sul futuro della Siria (nel preambolo)

  • Non si consentirà lo smembramento della Siria (punto 1)

  • La Siria non sarà governata da un regime confessionale (1)

  • Le forze armate siriane non saranno smobilitate (2)

  • Daesh e altri terroristi devono essere debellati (6)

  • Spetta al popolo siriano scegliere il suo leader (8)

 Si tratta di una vittoria diplomatica senza precedenti per la Russia. La sua enormità è sottolineata dal Saker. Punto per punto:

  • Usa e Ryad non sono riusciti ad escludere Teheran, il cui ruolo è riconosciuto da tutte le parti.

  • Usa rinuncia a smembrare la Siria secondo linee di frattura etnico-religiose (come era il  programma israeliano dagli anni ’80). Non ci sarà partizione fra “un Wahabistan e un Alawistan”…

  • Nessuna delle fazioni islamiste takfire e tagliagole (Daesh, al Nusra eccetera) saranno ammesse al governo, essendo tutte per instaurare un regime “religioso”. Sono le forze che Usa e Sauditi e Turchia hanno creao e finanziato.

  • L’esercito siriano non sarà disarmato: è solidamente per Assad.

  • Usa si impegna a sconfiggere militarmente tutti gli estremisti wahabiti (che ha creato, armato e addestrato).

  • Assad resterà al potere (i siriano lo voteranno)

Ciò non significa credere che gli Usa rispetteranno questi impegni. Ma che quando lo faranno, saranno in contraddizione con quegli impegni presi – non potranno difenderli in nessun pubblico forum. La loro ambiguità è saltata alla luce del sole. Ancora una volta, do la parola a Saker che appunta la totale contraddizione fra le azioni americane e le dichiarazioni americane

Azioni e scopi reali Usa


Politica oggi sottoscritta


Sostegno militare a Daesh, Al Nusrah Opposizione armata a Daesh
Insediamento regime wahabita in Siria Promozione governo laico
Frammentazione della Siria Mantenimento della sua unità
Distruzione forze armate siriane Mantenimento forze armate
Assad must go! , come condizione prima Scelgono i siriani
Sabotaggio sforzi Mosca Collaborazione con Mosca

Regime change” in Iran Iran partner nel negoziato


Finora gli Usa hanno fatto il contrario di quel che dichiaravano ad alta voce; questa ambiguità (di cui sono complici e media e gli europei) non è più possibile ora che la Russia è sul terreno militarmente.

Già si è visto nel momento surreale in cui Washington ha accusato Mosca di bombardare ”i ribelli buoni”, e poi non ha saputo né voluto dare una lista dei “buoni” da distinguere dai cattivi. “Adesso la Russia obbliga Washington a negoziare con Assad e l’Iran”.

Per contrasto, “le politiche dichiarate e le azioni della Russia sono semplici, lineari ed in piena coerenza fra loro: debellare i terroristi, sostenere il governo legale in Siria, rispettare il diritto internazionale”.

L’elemento di debolezza, che può dare il pretesto per annullare questa vittoria diplomatica e il processo di pace, sta nelle forze armate siriane. Nonostante l’appoggio aereo russo, i loro successi sono stentati e limitati. Nulla di strano, dato che questo povero esercito ha perso 85 mila uomini dall’inizio del conflitto – è dunque depauperato – e i fronti sono molti e complicati. Le azioni doppie Usa-wahabite e turche di mettere armi in mano a Daesh può riuscire.

Attenzione però: secondo Andrei Kartapolow, che dirige l’azione militare russa in Siria, rappresentanti dell’opposizione siriana hanno fornito all’aviazione russa le coordinate di 24 bersagli dei terroristi islamisti. Collaborano. “Queste forze patriottiche sono per una Siria unita e uno stato sovrano”. Perlomeno, hanno perso speranze nell’aiuto Usa.

E Stratfor (il ben noto pensatoio neocon-RAND) si allarma: Berlino è pronta a ripensare le sue posizioni verso la Russia, anche togliere le misure punitive” (sanzioni) . Tuttavia ciò irriterebbe i paesi dell’Est, quindi le Germania per il momento si limita a tastare il terreno (1). Ma la settimana scorsa Sigmar Gabriel, vice-cancelliere e ministro degli Esteri, è andato a Mosca a parlare con Putin. Cosa farà Washington di fronte al rinnovato spettro di una “integrazione” economica Russo-tedesca, per scongiurare la quale entrò nella seconda guerra mondiale?

Dobbiamo fare sforzi per un rapporto pratico con la Russia”, ha detto Jean Claude Juncker.

La Russia ha ora il ruolo centrale di pacificatore in Siria. Dall’isolamento in cui l’Occidente l’aveva cacciata dopo la annessione della Crimea, ha assunto la parte del “costruttore di pace” in aperto contrasto con l’Occidente seminatore di caos. Persino Ban Ki Moon, il segretario dell’Onu, l’ectoplasma, ha trovato il coraggio di criticare la politica americana in Siria: il 31 ottobre in un’intervista al Paesi. Data memorabile.

L’influenza russa nel Medio oriente giganteggia. Fra i vantaggi collaterali, il Moscow Times calcola la “pubblicità” per i sistemi d’arma russi che l’intervento in Siria configura. Il costo dell’operazione viaggia sui 3-4 milioni di dollari al giorno, ma “l’aumento di un solo 1% delle vendite di armi pagherà un mese di bombardamenti contro l’ISIS”.

Attenti ai false-flag….

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Note

  1. «Per gli Stati Uniti la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli»: così diceva George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio. Il video è diventato virale sul web


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