ARCHIVIO - PROGRESSISTI

2006 VITTORIO MESSORI

Questi sedicenti “progressisti” sono davvero singolari. Nessuna contraddizione li può fermare.


Per un esempio recente, tra i mille possibili: c’è un signore meridionale ormai entrato negli “anta”, all’anagrafe tal Wladimiro Guadagno, che si traveste e si comporta da donna, esibendosi nel mondo dello spettacolo con il nome d’arte di Luxuria. Alle ultime elezioni, quel signore o signora che sia è stato (a) eletto al Parlamento dal Partito della Rifondazione Comunista, come simbolo della libertà sessuale contro l’oscurantismo cattolico e, in generale, ben pensante.


Dovendosi recare in Russia, Luxuria ha avuto difficoltà alla frontiera perchè sul passaporto risultava maschio ma aspetto e modi erano da femmina. Ai rudi poliziotti ex-sovietici, la faccenda non era chiara. Superato comunque il confine, grazie soprattutto al suo status di parlamentare e giunto (o giunta) sulla Piazza Rossa, altri poliziotti l’hanno malmenato (a), perchè esibiva provocatoriamente in pubblico la sua sessualità invertita. Con Luxuria c’erano altri figuranti, giunti dall’Italia e da vari Paesi europei, anch’essi strattonati non solo dagli agenti ma dai passanti accorsi indignati.


Ma che ci faceva quel gruppo urlante e sessualmente equivoco sulla celebre piazza moscovita? Erano giunti sin lì per ricordare l’anniversario dell’abolizione delle discriminazioni legali e delle persecuzioni poliziesche della defunta Unione Sovietica contro gli omosessuali. Il comunismo, si sa, è sempre stato assai duro nei riguardi dei “non conformisti” sessuali.


Ebbene, l’onorevole Guadagno, in arte Luxuria, festeggiava a Mosca la liberazione dei suoi pari dagli artigli comunisti, ma come rappresentante del partito che non si rassegna alla scomparsa del comunismo e, sin dal nome che si è dato, vorrebbe”rifondarlo”.


Dite che quel che sognano è un comunismo “diverso”? Che non sia così, lo dimostra il fatto che il motivo principale della scissione dagli ex-compagni del Pci fu proprio il rifiuto di rinnegare il passato, a cominciare dalla “gloriosa storia” dell’Urss fondata da Lenin. E lo dimostra anche la difesa ad oltranza dei pochi Paesi scampati alla nemesi storica: provate, con un “rifondarolo rosso”, a parlar male di Castro, nella cui Cuba los maricones – quelli che gli americani chiamano gays – sono tuttora nel mirino del codice penale e una folla di loro sconta nelle orride prigioni dell’isola la colpa dei suoi gusti sessuali. Provate, con uno di quei nostalgici, a dubitare delle glorie di un Vietnam, esso pure duramente repressivo nei riguardi dell’omosessualità.


Insomma, aveva ragione san Tommaso d’Aquino quando ammoniva che la peggiore delle aberrazioni intellettuali è la scomparsa di ciò che chiamava “l’orrore per la contraddizione”. Quella che contrassegna, del resto, non solo la sub-cultura dei nostalgici del marxleninismo ma, in genere, tutta quanta la cultura, a cominciare da quella egemone.


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