ARCHIVIO - GLI OCCHI DI MARIA

2010 VITTORIO MESSORI

Visto che parliamo di libri. Nove anni fa, Rino Cammilleri ed io ne pubblicammo uno, da Rizzoli, col titolo Gli occhi di Maria.


«Mai, nella storia della Chiesa, era avvenuto qualcosa di simile». Affermazione che mettemmo in rilievo, sin dal risvolto della sovracopertina: in effetti tutti gli storici (troppo pochi, peraltro, anche tra i cattolici) che si occuparono di quei casi seriamente, e non per sentito dire, confermarono che si trattava di un misterioso unicum nelle vicende millenarie della Catholica.


Come promemoria per chi già sa e come informazione per chi ancora non sa, ecco come andò: mentre i saccheggiatori del giovane Bonaparte invadevano lo Stato Pontificio, a Roma, a partire dal 9 luglio 1796, più di cento immagini (in gran parte mariane) si “animarono”. Muovevano, cioè, gli occhi, mutavano colore, talvolta cambiavano addirittura espressione.


Il fenomeno era iniziato poco prima ad Ancona ed aveva avuto per testimone il capo-predone Bonaparte stesso (sceso nelle Marche soprattutto per rubare il tesoro del santuario di Loreto) che ne fu scosso. Ma a Roma si verificò subito dopo una autentica “esplosione” di animazioni di immagini che durò mesi, sotto gli occhi dei duecentomila abitanti della città, molti dei quali non cattolici, tra i quali una folta comunità ebraica e una vasta colonia di stranieri protestanti.


Non una sola voce di dissenso o di dubbio si levò, davanti all’evidenza dei fatti. Le autorità religiose – pur desiderose di non irritare i feroci invasori – furono costrette ad aprire un rigoroso processo, dove sfilarono decine e decine di testimoni giurati, alcuni dei quali stimati scienziati. Alla fine, la sentenza non poté esitare: davvero Maria aveva voluto testimoniare così la sua vicinanza solidale alla Capitale della cristianità minacciata. Nella liturgia fu inserita, ogni 9 luglio, la “Festa dei prodigi della Beata Vergine”.


Rievocando quegli eventi, Cammilleri ed io pensammo di far cosa doverosa, visto che nella Chiesa stessa sembra essersi persa la memoria di fatti tanto sconvolgenti quanto seriamente documentati che, o sono passati sotto silenzio, o sono sbrigati, con ridicola sicumera, come “psicosi collettiva”.


Il libro ha avuto una buona accoglienza da parte del pubblico: stampato da un editore laico come Rizzoli è circolato anche al di là del recinto cattolico ed è stato non solo più volte ristampato ma anche tradotto e presentato poi, come best seller, anche in edizione tascabile. Chi volesse, può ancora procurarselo.


Ma, lo confessiamo, la sorpresa più gradita ci è giunta qualche tempo fa da Gubbio, con l’arrivo di un manoscritto dal titolo Gli occhi di Maria su Gubbio e il sottotitolo Eventi, discussioni, riflessioni e immagini della sconvolgente ondata di prodigi del 1796. Autori tre studiosi ancor giovani: un professore di filosofia, Luigi Girlanda, un avvocato, Lamberto Padeletti e un sacerdote già noto per altre pubblicazioni dal taglio apologetico, don Claudio Crescimanno. Quel manoscritto, ora, si è fatto libro, tra l’altro elegante, ben stampato, con molte illustrazioni a colori.


Si racconta nella Introduzione che, leggendo il nostro Gli occhi di Maria «all’improvviso, con un vero e proprio tuffo al cuore ci imbattemmo in queste parole: “A Gubbio, il vescovo Ottavio Angelelli fu costretto ad aprire una inchiesta ufficiale, perché la mattina di sabato 9 luglio 1796, quasi alla stessa ora del primo miracolo romano, cominciarono i fenomeni (di uno dei quali egli stesso fu testimone oculare). Alla fine, di immagini miracolose se ne conteranno in città ben tredici”». Commentano gli autori: «Dunque, anche la nostra Gubbio era stata protagonista di quella serie sconvolgente di prodigi!».


Ma, si aggiunge, «accanto alla sorpresa, un senso di amarezza: possibile che nessuno ce ne avesse mai fatto parola e che, in tanti anni di frequentazione dell’ambiente cattolico eugubino, non ci fossimo mai imbattuti in nulla che ricordasse quegli eventi prodigiosi? ». Da qui, subito, una decisione: «Ci precipitammo all’archivio vescovile. Consapevoli che Messori e Cammilleri sono autori seri e scrupolosi, eravamo certi che avremmo trovato conferma delle loro affermazioni. E fu proprio così. La diocesi conservava tutti i documenti dell’inchiesta di monsignor Angelelli. Li abbiamo esaminati uno ad uno…».


Un vicenda consolante, come si vede. Proprio per questo, in un “invito alla lettura” che mi è stato chiesto come prefazione, ho lanciato una provocazione agli amici di Gubbio. E non solo a loro. Perché, cioè, non considerare questa pubblicazione come la prima tappa di una ricerca dedicata alla gran quantità di prodigi registrati nel 1796 nelle terre pontificie? Perché il gruppo che ha ideato e realizzato ottimamente queste pagine non si farebbe capofila, ispiratore, collaboratore di altri gruppi di ricerca nei luoghi di quegli eventi? Molti archivi sono ancora inesplorati, come lo era quello di Gubbio, più di due secoli dopo i fatti.


Constatando la ricchezza e l’interesse di quanto riportato ora alla luce cresce davvero il desiderio di un lavoro collettivo di scavo. Ho concluso quella prefazione chiedendomi: «In tempi come questi, in cui energie, tempo, denaro vengono gettati in imprese “culturali” spesso irrilevanti se non inutili, perché i cattolici di quella Italia centrale che fu privilegiata dallo sguardo di Maria non mettono mano a una impresa che onorerebbe i loro luoghi e confermerebbe, tra l’altro, quell’accordo tra fede e ragione così caro a Benedetto XVI?». Opera, davvero, nella linea di quella “apologetica” documentata di cui c’è così gran bisogno.


In attesa di una auspicata risposta, invito coloro che fossero interessati a ricevere questo Gli occhi di Maria su Gubbio a scrivere liberamente (questi credenti sono giustamente desiderosi di far conoscere il loro lavoro a servizio della fede …) al seguente indirizzo: ass.benedettoxvi@gmail.com suI sito Internet della loro Associazione è: www.benedettoxvigubbio.it


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