Requiem per Grom, un sogno alla crema

di Camillo Langone | 3 OTTOBRE 2015 IL FOGLIO

Requiem per un sogno alla crema.

Erano gli ultimi italiani ad avercela fatta, in un tempo in cui non ce la faceva più nessuno: partiti con pochi soldi (32.500 euri a testa) e senza esperienza, hanno edificato subito un piccolo impero di belle gelaterie e gelati buonissimi. Grazie a loro, in questi anni amari, ci siamo cullati nell’idea che se fossimo rimasti disoccupati ci saremmo potuti salvare aprendo anche noi una gelateria, o qualcosa di simile. Ora il sogno si è sciolto, Federico Grom e Guido Martinetti hanno venduto alla Unilever.



Non mi permetto di giudicarli, leggendo i bilanci ho scoperto che non avevano scelta, che erano oppressi dai debiti perché in Italia troppe tasse e troppe leggi impediscono a chi produce qualità di guadagnare. Anche troppa invidia.

Con la loro caduta non è caduta solo una speranza collettiva, è caduto un mio personalissimo criterio di giudizio: quando qualcuno mi parlava male della crema Grom (capitava spesso) sapevo di trovarmi davanti una persona negativa e inutile, interessata al pelo nell’uovo e non all’uovo, una persona che si meritava un cornetto Algida (prodotto appunto dalla Unilever).

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