FEDE E VALIDITA' DEL MATRIMONIO

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FEDE E VALIDITA' DEL MATRIMONIO


Nel mio articolo di sabato scorso sul Motu proprio che introduce il "divorzio cattolico", riportavo una frase di Benedetto XVI che ricordava cosa dice il diritto canonico sulla validità del sacramento del matrimonio.


Ecco le parole di Benedetto XVI :


"IL PATTO INDISSOLUBILE TRA UOMO E DONNA, NON RICHIEDE, AI FINI DELLA SACRAMENTALITA' LA FEDE PERSONALE DEI NUBENDI; CIO' CHE SI RICHIEDE, COME CONDIZIONE MINIMA NECESSARIA, E' L'INTENZIONE DI FARE CIO' CHE FA LA CHIESA".


L'autorevolezza di chi ha pronunciato queste parole è ovvia e la loro chiarezza non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Tanto è vero che la Chiesa riconosce la validità del sacramento anche nel caso in cui uno dei coniugi sia non credente.


Comunque proprio ieri lo ha ribadito, in una intervista a Paolo Rodari, anche il Professore di Teologia pastorale dei sacramenti al Pontificio Istituto Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense, Nicola Reali che ha recentemente dato alle stampe per Edb "Quale fede per sposarsi in chiesa? Riflessioni teologico-pastorali sul sacramento del matrimonio".


Riporto la domanda del giornalista e la sua risposta:


D. Professore, al centro del suo lavoro vi è una tesi non così ovvia, almeno per i non addetti ai lavori: non c'è bisogno della fede perché il sacramento del matrimoni sia valido. È così?


R. "Sì, in effetti, è così. Oggi come oggi, nell'attuale normativa ecclesiastica, la fede personale di chi si sposa non rientra nelle proprietà essenziali che rendono valido (è, dunque, sacramento) un matrimonio tra due battezzati. Più precisamente: secondo il diritto canonico perché un matrimonio sia valido occorrono che siano rispettate alcune caratteristiche: anzitutto che sia eterosessuale (tra un uomo e una donna), che sia "uno" (cioè che respinga ogni forma di poligamia o di poliandria), che sia "indissolubile" (quindi, che escluda ogni forma di divorzio) e che sia fecondo (ovvero, aperto alla trasmissione della vita).


Ora, quando queste caratteristiche sono rispettare un matrimonio è valido e - se celebrato, nelle forme previste dal diritto, tra due battezzati cattolici - è ipso facto anche un sacramento. Pertanto, non c'è bisogno di aver studiato chissà quale teologia per capire che, in questo modo, la fede personale di chi si sposa (se crede o non crede in Gesù Cristo, in Jhwh o in nessuno) non rientra in queste caratteristiche e, dunque, non rientra tra gli elementi che, stabilendo la validità del matrimonio, ne determinano nello stesso tempo anche la sacramentalità".

Ovviamente - lo avevo scritto nel mio articolo - il consenso va dato al matrimonio con i caratteri che ha il matrimonio naturale (fra uomo e donna, monogamico, indissolubile e aperto alla vita). E altrettanto ovviamente una seria educazione cattolica aiuta ad aderire a questo (la vita sacramentale dà la forza e continuamente rigenera tutto).


Ma dunque la fede arricchisce i FRUTTI del matrimonio, non attiene alla sua VALIDITA'. Non bisogna confondere le due cose.


LA MANCANZA DI FEDE DI PER SE' NON E' CAUSA DI NULLITA' DEL MATRIMONIO SACRAMENTALE. E PUO' VIZIARE IL PIENO CONSENSO COME PURE MOLTI ALTRI FATTORI, QUINDI NON DEVE ESSERE EQUIVOCAMENTE TIRATA IN BALLO, OGGI, PER FAR PASSARE SURRETTIZIAMENTE, ALTRE INCREDIBILI CAUSE DI NULLITA' INVENTATE DI SANA PIANTA.


Antonio Socci


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