Modeste proposte per aiutare i profughi siriani

Maurizio Blondet 11 settembre 2015

Modeste proposte per aiutare i profughi siriani



“Se l’Occidente non vuole che questi profughi periscano in mare, perché non leva le sanzioni che gravano sul popolo siriano, e sono già costate 143 miliardi di dollari alla Siria?”.


La modesta proposta viene da una giovane siriana che ha parlato a Belgrado, investita dall’ondata di profughi, , domenica scorsa, su invito del movimento nazionale serbo Obraz.


Nella sua modestia, è una informazione utile: nessun media europeo, figurarsi gli italiani, ha raccontato che contro la Siria abbiamo applicato sanzioni.


Di solito, le sanzioni di questo genere colpiscono i bambini, perché fra le cose che non si possono più importare a causa del blocco ci sono gli ausilii per l’infanzia, latte in polvere, medicinali eccetera; colpiscono i poveri, colpiscono i malati che non riescono ad avere farmaci necessari.


L’embargo in corso è un crimine contro l’umanità. Tanto più da quando sappiamo che contro l’ISIS e le sue 26 banche operative non è stata elevata alcuna sanzione, e queste possono fare tutte le operazioni internazionali che vogliono per conto del Califfo.


Perché l’Occidente non aiuta i siriani a restare a casa loro – ha continuato la giovane a Belgrado  –   aiutando l’armata siriana a sbarazzarsi dei terroristi e fare della Siria un paese nuovamente sicuro?”.


Belgrado, la giovane siriana
Strano, ma è un po’ la stessa questione che ha posto Lavrov: “Kerry spinge la stranissima idea che sostenere Bashar Assad nella sua guerra anti-terroristi rafforza le posizioni del’ISIS, perché gli sponsor dell’ISIS vi pomperebbero ancor più armi e denaro…è una logica completamente a rovescio..”.


Su questo esprimiamo il nostro modesto disaccordo: Kerry ha ragione. I suoi alleati sauditi, turchi, e il suo Pentagono, pomperebbero ancor più armi e denaro nei terroristi che hanno voluto. Lui lo sa perchè, come ha rivelato da pochi giorni l’ex direttore della DIA i servizi militari Usa) Michael Flynn, dal 2012 gli Usa hanno scientemente sostenuto l’ISIS per distruggere Assad.


il rapporto Dia
Quindi non si tratta di logica a rovescio; si tratta di menzogna e tradimento.  Una posizione rivoltante, diciamola, per la Superpotenza depositaria dei Nostri Valori (occidentali: nozze gay e tutto il resto).


Ma anche Lavrov ha dato un’utile informazione: ha rivelato che gli americani, per ripicca al fatto che Mosca ha mandato soldati in Siria, hanno  interrotto – o ha minacciato di interrompere – i contatti fra le due forze armate (Usa e Russia), come sempre essenziali per “scongiurare incidenti indesiderabili e involontari”: “Ma se come Kerry ha detto molte volte, gli Stati Uniti vogliono congelare questo canale, then be our guest”.


Sulla traduzione di questa frase qualcuno ha voluto stendere un dubbio. La frase significa: se volete incidenti, accomodatevi. Non si tratterebbe esattamente di ospitalità.


Che la logica americana (e di Hollande, Merkel, Cameron…) sia un po’, anzi tanto contorta sulla Siria, chi può negarlo? Sembra torta e distorta a anche a un numero crescente di militari ed ufficiali americani, i quali si rifiuteranno di combattere “a fianco di Al Qaeda in Siria” per debellare, insieme alla suddetta Al Qaeda, l’ISIS. E lo fanno facendosi dei selfie con sul petto un cartello: “Io non mi unisco ad A l Qaeda” e postandoli con l’ hashtag #Idid’tJoin .


Anche questo è un modesto consiglio da non buttar via.


Non ha certo intenzione di seguirlo Israele, che ultimamente ha cominciato coi suoi aerei ad attacca le posizione dell’Esercito siriano in appoggio ai gruppi terroristi, precisamente le artiglierie siriane nella zona di Al Zambani dove l’esercito siriano aveva appena riconquistato le posizioni ricacciando i terroristi dai margini della cittadina.


Come dargli torto? Tutto questo sterminio, i massacri di 250 mila siriani e la fuoriusciuta di milioni  dal paese, l’Occicdente lo fa’ per Sion.


Tutto come prescrisse Oded Yinon, giornalista vicino al Mossad, sul celebre numero della rivista Kivunim del 1982: “La dissoluzione della Siria e, più tardi, dell’Irak, in aree specifiche per etnia e religione è l’obiettivo primario a lungo termine di Israele…La Siria si sfascerà in base alla struttura etnica e religiosa in diversi stati: ci sarà uno stato alawita lungo la costa, uno stato sunnita nell’area di Aleppo, un altro stato sunnita a Damasco, e i drusi creeranno un altro stato”: Non c’è male come profezia.


Anche se lo smembramento della Siria s’è rivelato un compito un po’ più difficile, per un motivo preciso: è un paese di minoranze, molte delle quali si sentono garantite meglio dal regime alawita-laico degli Assad che da quello del Califfo tagliagole di sciiti sostenuto da Obama e dai sauditi. Chissà perché. Fatto sta che a combattere contro Assad in Siria non sono siriani, ma solo quasi mercenari stranieri raccolti da ogni dove e profumatamente stipendiati. Milioni di siriani, preferiscono scappare, vivere nei campi-profughi.


Hanno dovuto fare anche parecchi false flag, atrocità di cui accusare Assad: come la volta che l’hanno esposto come il gasatore “del suo stesso popolo”; l’ammazzatore “dei bambini del suo stesso popolo” eccetera, ed erano pure e semplici menzogne: a commettere i delitti erano stati appunto gli avversari. E’ una lunga e solida tradizione, quella di trasformare il governante da abbattere in un mostro diabolico dal cuore di pietra.


Gli Israeliani – siano o no con passaporto Usa  o di qualche paese europeo  – ci hanno provato con tenacia e fantasia – e chutzah. Subito dopo l’11 Settembre, l’allora assistente segretario di Stato  di Bush jr.  John Bolton (J), “era pronto a riferire al Congresso che il programma di sviluppo delle armi di distruzione di massa in Siria aveva raggiunto uno stadio tale da rappresentare una minaccia per il Medio Oriente ed era necessario occuparsene”. Erano i giorni in cui l’ex ambasciatore judaico a Washington Itamar Rabinovich diceva a Seymour Hersh che forse “i siriani avevano in anticipo notizie sugli attentati dell’11 Settembre e non avevano avvertito gli Stati Uniti”.


Di lì a poco,il parlamentare americano Eliot Engel (J) proclamava: “Non mi sorprenderei se le armi di distruzione di massa [di Saddam, ndr.] che non riusciamo a trovare in Irak si trovassero oggi in Siria”. Nel 2005, quando il presidente libanese Hariri morì in un mega-attentato, risucirono a mettere su un tribunale internazionale che all’Aja accusò il regime siriano, e poi Hezbollah, del delitto: i falsi testimoni furono sbugiardati e i giudici “internazionali”, europei,  discreditati.


Il che porta spontaneamente a un modesto suggerimento: sarebbe bene che Israele cessasse di inventare in così gran numero calunniose  menzogne, anche perché poi i media le riprendono e strombazzano, schierandosi subito con lo stato razzista e genocida che questa generazione, invece,  dovrebbe contrastare. Anche ridurre i false flag contribuirebbe a rasserenare la situazione in Medio Oriente.

 


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