Sulla Siria, incrinatura fra Usa ed Europa

Maurizio Blondet 9 settembre 2015

Sulla Siria, incrinatura fra Usa ed Europa




Il governo bulgaro ha dovuto obbedire: ha confermato  la chiusura del suo spazio aereo ai voli russi diretti verso la Siria. Washington aveva tentato prima coi greci,ricevendone un rifiuto.


La Superpotenza vuol essere la sola ad armare e addestrare i terroristi buoni (ne ha 200 sotto addestramento, per ammissione del Pentagono) ed ha minacciato apertamente Mosca: il segretario di Stato Kerry ha detto a muso duro a Lavrov che “se le informazioni sul crescendo di armamento russo sono accurate,  ciò intensifica la guerra e rischia il confronto con  la alleanza a guida Usa che sta bombardando lo Stato Islamico in Siria” (sic). 


In compenso, due governi euro-occidentali e membri della NATO – Austria e Spagna – hanno espresso favore per una situazione  negoziata (non bellica) della crisi siriana, “con l’inclusione della Russia e del presidente Bashar Al-Assad”. 


Lunedì s’è pronunciato in questo senso il ministro degli esteri spagnolo José Manuel  Garcia Margallo.  Martedì  è stato il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurtz, da Teheran (dov’è in visita ufficiale-commerciale) ha detto che l’ondata di immigrati dalla Siria, e le vittorie dell’ISIS, implicano di accettare Assad come partner nella  guerra contro le milizie dello Stato Islamico.  La cosa “non avrà successo senza il coinvolgimento di potenze come Iran e Russia, e una solidarietà pragmatica nella lotta contro il terrorismo islamista di Assad”. 


Come sappiamo, il governo italiano s’è tenuto molto, ma molto più sul vago; Matteo Renzi  s’è limitato a dire che non parteciperemo a “interventi spot”, ossia agli attacchi aerei che Hollande  ha annunciato contro l’IS,  ma in realtà per farla finita con Assad; guardandosi bene dall’indicare una politica alternativa alla guerra, come invece hanno  fatto Vienna e Madrid.


Tuttavia si può  forse annoverare Roma nella incrinatura che s’intravvede in Europa rispetto al fronte americano  bellicosamente anti-russo e anti-Assad. Parlare di spaccatura è troppo, ovviamente. Angela Merkel ha superato ancora una  volta tutti in obbedienza: “Ha messo in guardia Mosca dall’intervenire in Siria” (cosa che Putin ha negato,  e così Damasco: “Le truppe in Siria sono una falsificazione dei media occidentali”), assumendo quasi – commenta il Deutsche Nachrichten “il ruolo di avanguardia della NATO e liquidando ogni possibilità che la Germania si possa proporre come mediatore in un negoziato” sul futuro della Siria .


http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2015/09/07/uebles-spiel-merkel-warnt-vor-russen-in-syrien/


Il giornale  ricorda che la Russia ha sempre avuto un ruolo  in Siria; un ruolo militare, che ha sempre apertamente dichiarato. Ricorda alla Cancelliera che “il caso e l’anarchia in Siria sono causati dal bellicismo degli Stati Uniti, che hanno sostenuto la crescita dell’IS per rovesciare Assad”. 


E  critica la Merkel “in versione neocon”;  se tutto si  riduce a “mettere in atto la politica estera uscita direttamente dal quartier generale NATO”, tanto varrebbe “risparmiare ai contribuenti tedeschi un sacco di soldi” chiudendo il ministero degli esteri.. Così supina obbedienza della Cancelliera invita a speculare sul dossier che Washington ha su di lei.


Ma non si esclude che nella Cancelliera ci sia anche il calcolo che il regime di Assad  sta per essere sconfitto sul campo:  i jihadisti hanno conquistato ore fa l’ultimo aeroporto militare  di Assad ad Idlib. L’aviazione Usa, UK e Francia bombarda le infrastrutture siriane.


Commandos britannici travestiti da islamisti sono sul terreno ad indicare con precisione i bersagli.  Da metà agosto volano informazioni sulla preparazione di Israele a penetrare  con un attacco di terra sulle alture del Golan in territorio siriano. Il che significa che il potere sarà preso dai jihadisti decapitatori pagati dai Sauditi e armati dagli americani. Che li vogliono fortemente al potere. E infliggendo alla Russia una umiliazione definitiva.


Nato-Mosca: 66 incidenti militari in 18  mesi

Secondo un non identificato “rapporto uscito da un gruppo di militari ed ex ministri degli esteri”,  in 66 occasioni nell’ultimo anno e mezzo la guerra avrebbe potuto scoppiare. In Europa.  Evidentemente a causa del riarmo e delle provocazioni che la Superpotenza non cessa di intensificare, armando i baltici e i polacchi, e il regime di Kiev che sta violando impunemente  la tregua di Minsk. 


Questa  è quasi l’unica notizia valida  in un articolo-intervista su Atlantico (il nome della testata dice tutto) che per il resto è un pezzo di pura propaganda  sulla aggressività russa. Ma certe verità spuntano fuori come per caso.


Per la Casa Bianca  è sempre più evidente che con conflitto  può nascere col Kremlino in Est-Europa. (…) Gli Stati Uniti hanno appena inviato in Germania e Polonia i Lockheed Martin  F-22 Raptor  – che sono caccia di quinta generazione – come dei Predator (droni) non armati MQ-1 in Lettonia.  Lo scopo è di addestrare i piloti europei alla guida di aerei di quinta generazione, dato che Eurofighter e Rafale sono di generazione 4++.  ..Per ciò che riguarda l’Unione Europea, la Lituania ha instaurato il servizio militare obbligatorio, Polonia, Paesi baltici e Finlandia vogliono modernizzare i loro caccia per sostituire i F-16 e i Mig 29. Helsinki mira ad entrare nella NATO” –


E poi sarebbe Putin ad essere aggressivo, all’offensiva in Europa.


http://www.atlantico.fr/decryptage/66-incidents-militaires-en-18-mois-frictions-russie-otan-degenerent-michael-lambert-2314964.html?utm_campaign=Echobox&utm_medium=Social&utm_source=Twitter#link_time=1441624015


Fatto sta che per 66 volte negli ultimi mesi abbiamo rischiato di trovarci in una guerra scatenata per caso e per errore, o per provocazione o false flag – una trappola  in cui l’Europa cammina come un sonnambulo collettivo.


Profughi arrestati come jihadisti: per false flag?


Lunedì scorso le guardie di frontiera bulgare hanno bloccato una cellula di cinque jihadisti che, fingendosi profughi, tentavano di entrare nel Paese. Avevano negli smartphone video di decapitazioni e propaganda del Califfato; per non essere perquisito, uno di loro ha cercato di corrompere una guardia con “Una  grossa  mazzetta di dollari” (ne  ha in abbondanza, il Califfo).

 

L’Ungheria ha arrestato i due primi terroristi mascherati da   poveri fuggiaschi:   avevano postato sui loro siti Facebook   proprie  foto scattate in Siria, o forse in Irak, in cui brandivano armi. Secondo il Ron Paul Institute, questi infiltrati possono essere disponibili per qualche mega attentato false-flag che destabilizzi le minoranze islamiche, poniamo, presenti in Macedonia o Kossovo; senza escludere un progetto di costituire uno “stato islamico>”, o un avamposto verde,  nel cuore dei Balcani. 


Alcune ansie sono condivise (chi lo direbbe mai?) dalla procuratrice UE Michele Coninsx: ha dichiarato che lo IS contrabbanda “continuamente” terroristi fra i migranti, e che lo sa da informazioni d’intelligence che ha ricevuto da EuroJust.  Aggiungendo: “Situazione allarmante, perché

ovviamente constatiamo che questo contrabbando a volte è inteso a finanziare il terrorismo”. Ovviamente….


il famoso gesto del profugo.


E non si contano i video, ripresi dalla tv magiara,  che mostrano un “profugo” tra la folla che, quando si vede inquadrato dalla telecamera, fa’ quel famoso gesto con il pollice sul collo che è una promessa: vi taglieremo la gola. 


Naturalmente i nostri media si sono scagliati contro la giornalista ungherese che ha fatto lo sgambetto ad uno di questi individui che stava fuggendo dagli agenti. 

Quos vult perdere, Deus amentat


http://fr.sputniknews.com/international/20150908/1018049360.html#ixzz3l9gKAZ5n


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